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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Claudio Antonelli

Un popolo di razzisti...

03.02.09 - Ancora prima di conoscere chi fossero gli autori dell’efferato crimine commesso contro l'immigrato indiano cui è stato dato fuoco mentre dormiva nella stazione di Nettuno, è echeggiato nella penisola il grido di orrore: "Siamo razzisti! Siamo i peggiori! Abbasso gli italiani!" accompagnato dall'immancabile: "Ve l'avevo detto io!"

È tipica degli italiani la precipitazione nell'autoflaggellarsi, la voluttà di autoignominia, il compiacimento autodenigratorio nell’accusarsi di ogni male, questa volta di razzismo, male hollywoodiano per eccellenza. O piuttosto accusando gli altri di razzismo; "gli altri": quelli che non appartengono alla propria fazione politica. Difatti non sono mancati quelli che hanno attribuito la responsabilità di quel che ha accaduto... a Berlusconi e ai suoi alleati. Cosa volete, tutto è politica in Italia.

Che paradosso: quanto più si è faziosi e carenti di un elementare senso di solidarietà nazionale e di amore per la propria gente, tanto più nella penisola ci si proclama amanti dell’intero pianeta. Si ama il prossimo - a parole - ma si odia chi non appartiene alla propria fazione, partito, mangiatoia. Napolitano, invece, da buon presidente al di sopra delle parti ha elevato un monito contro il razzismo... di tutto un popolo.

Ma andiamoci piano: smettiamola di ululare, demonizzando gli italiani e facendo di tutt'erba un fascio. Non si deve ravvisare "a priori" in un crimine l'intenzione razzistica, solo perché sono stati degli italiani a commetterlo. Non molto tempo fa ci fu un episodio simile, ma il barbone al quale dei balordi diedero fuoco era italiano. Dovremmo forse adesso premiare con una medaglia di "non razzismo" quei criminali che ebbero l'accortezza di dare fuoco a un italiano e non a uno straniero? Inoltre, perché un intero popolo dovrebbe essere considerato responsabile di ciò che commette, nel caos cronico della penisola, un’infima porzione di degenerati?

Un'ultima considerazione, formulata a bassa voce perché è un’inezia rispetto alla gravità del crimine commesso, ma significativa del disordine italiano: come mai era permesso, da tempo, a questo malcapitato di dormire nell’atrio della stazione senza che nessuno fosse mai intervenuto per contestargli questo abuso?

Claudio Antonelli (Montréal)



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