Italia:
grand-guignol e guardonismo
10.02.09
- Seguendo i giornali e i
notiziari radio-televisivi
in provenienza dallItalia
si è colpiti dal rilievo
smisurato che lì si
dà ai fatti di cronaca
nera. Nella penisola, la grancassa
mediatica esaspera lallarmismo,
direi genetico, dellitaliano
medio, il quale è convinto
erroneamente
di vivere in uno dei paesi
più violenti al mondo.
La cronaca nera, con il voyeurismo,
le polemiche e le chiacchiere,
funge addirittura da collante
unitario. Fenomeno paradossale:
un popolo sprovvisto di normale
coscienza nazionale è
unitissimo nelle emozioni
e nei commenti intorno ai
fatti di cronaca anche minori.
Tutto
il contrario di quanto accade
in Canada, dove anche il fatto
di cronaca più efferato
non assurge mai ad avvenimento
nazionale. Qui da noi, il
focus dellinteresse
giornalistico è rivolto
ad altri soggetti che non
alla rapina, allomicidio,
allincidente mortale.
In Canada, il disinteresse
per i morti ammazzati
supera forse la norma. Che
si pensi a quellepisodio
dalle tinte apocalittiche
del passeggero della corriera
che recise con un coltello
la testa di un altro viaggiatore.
In questo Paese, passato un
breve momento dorrore,
la cosa non ha interessato
più nessuno, e del
folle assassino non si è
saputo più niente.
Forse che il Canada è
abitato da un popolo speciale?
Non credo. I canadesi sono
certamente meno allarmisti
e catastrofisti degli italiani,
ma si preoccupano anche loro
dei fatti di cronaca nera:
quelli della loro ristretta
comunità o del loro
paese dorigine. Il multiculturalismo,
infatti, ha come effetto di
spezzettare il paese in tante
realtà psicologiche.
Inoltre, vi è il ruolo
positivo degli organi dinformazione
molto più sobri di
quelli italiani che sono invece
gran maestri di allarmismo,
di polemiche e di grand-guignol.
Che si pensi allisteria
che in Italia circonda i delitti
(delitto di Cogne, strage
di Erba, delitto di Perugia,
delitto Poggi). Il trascorrere
del tempo, anche per lincredibile
durata di indagini e di processi
con sentenze che ribaltano
le precedenti e con nuovi
processi quasi allinfinito,
ha scarso effetto sugli italiani,
interessati vita natural durante
a queste interminabili vicende.
Al centro vi è anche
il protagonismo degli inquirenti,
avidi di luci della ribalta
e sempre pronti a interviste
e ad esternazioni. E così
nella Penisola si torna a
rivangare fatti della preistoria
giudiziaria, senza che nessuno
trovi da ridire sul fenomeno
aberrante degli abitanti di
un Paese sovrappopolato, moderno,
avanzato, che si comportano
come se vivessero in un minuscolo
villaggio.
La
televisione trionfa nella
Penisola come in nessun altro
paese al mondo. Sullo schermo
questi personaggi urlanti
e gesticolanti: i conduttori
del programma e i loro invitati
(i politici in primo luogo).
Gli spettatori sono diventati
quasi attori, installati come
sono non più in platea
come un tempo, ma sul palcoscenico.
Da casa o dal bar, la massa
dei guardoni, divisi in guelfi
e ghibellini (oggi
tutti pro- o anti-Berlusconi),
segue con avidità ed
invidia le eterne, assordanti
polemiche su tutto e su niente.
E al grand-guignol della cronaca
nera è dato ampio rilievo
in questa TV sui generis,
dagli spettacoli sgangherati
e avvilenti.