Lapprodo
dei clandestini
11.03.09
- Gli arrivi sulle coste italiane
di caterve dimmigranti
clandestini, in provenienza
soprattutto dal Nord Africa,
sembra rivestire per gli italiani
lineluttabilità
di un fenomeno atmosferico.
Sono come la pioggia, il vento,
le mareggiate... e, per la
Caritas, sono come la manna
biblica. Ineluttabili, appunto.
E dire che per lalto
numero di appartenenti ai
vari corpi militari e di polizia,
lItalia dovrebbe essere
il paese, coste incluse, meglio
protetto del pianeta. Ma,
come tutti noi sappiamo, una
buona porzione di questi effettivi
è impegnata in mansioni
dufficio. E nel ridotto
numero di coloro che sono
invece impegnati allesterno,
sul campo, abbondano
quelli che trascorrono una
buona parte del tempo a chiacchierare
e a fumare.
Faccio
questa critica controvoglia,
penosamente, avvertendo un
forte disagio, perché
è fin troppo facile
criticare gli altri, e soprattutto
perché nei vari corpi
di polizia ed affini vi sono
anche tante persone meravigliose
con un profondo senso del
dovere.
È
però sotto gli occhi
di tutti, in Italia, lo spettacolo
quotidiano di vigili e agenti
vari che ciondolano e chiacchierano
fitto fitto con i colleghi,
noncuranti di quanto sta succedendo
intorno. La cosa che colpisce,
anche negli aeroporti, è
che i preposti alla sorveglianza,
invece di sorvegliare, non
rivolgono sguardi indagatori,
non sorvegliano insomma, ma
quasi sempre chiacchierano
beati tra loro.
Destate
sul litorale è frequente
imbattersi negli agenti della
Guardia Costiera dallimpeccabile
uniforme, allesterno
delle loro caserme: le famose
capitanerie di porto.
Appaiono, anchessi,
impegnati quasi sempre in
piacevoli conciliaboli...
Un
marziano, arrivando nella
Penisola, avrebbe limpressione
che lintera costa italiana
sia presidiata, giorno e notte,
da agenti della guardia costiera.
Ma in realtà lItalia,
almeno per quanto riguarda
lapprodo di clandestini,
è simile ad unimmensa
spiaggia alla Robinson Crusoe.
Sorge
allora inevitabile il pensiero
che, in caso di unipotetica
guerra, il nemico potrebbe
inviare tranquillamente nella
Penisola, giorno e notte,
per settimane, mesi ed anni,
e sempre sullo stesso tratto
di costa (a Lampedusa, per
esempio), natanti pieni di
armati. Senza provocare reazioni.
Anzi no, in Italia reagirebbero.
Reagirebbero come fanno adesso:
con chiacchiere e polemiche.
Darwinismo
e rispetto della fila
Secondo
una ricerca svizzero-australiana,
tra i passeggeri del Titanic
che colò a picco nel
1912 in seguito allo scontro
con un iceberg, gli americani
che sopravvissero furono,
in proporzione, più
numerosi degli inglesi. La
ragione? Gli inglesi si sarebbero
attenuti scrupolosamente,
anche in quei drammatici momenti,
alle norme sociali. Insomma
non fecero a gomitate, non
spinsero; rispettarono la
fila. Gli americani invece
furono meno ligi ai convenevoli,
pensando soprattutto a mettersi
in salvo.
Senza
voler offendere la memoria
di coloro che persero la vita
in quella tragedia, io direi
che se veramente il rispetto
della fila e il fatto di non
spingere furono la causa della
sopravvivenza dei passeggeri,
allora è da pensare
che se i passeggeri fossero
stati italiani si sarebbero
salvati tutti.
Claudio
Antonelli, Il Corriere
Italiano (Montréal)11-03-09