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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Claudio Antonelli

Terremoti e insegnamenti

07.04.09 - Il terremoto che ha colpito L’Aquila e le altre località dell’Abruzzo mi spinge ad una serie di riflessioni.

Le calamità naturali hanno una conseguenza psicologica perversa: mettono a dura prova il nostro bisogno di trovare i colpevoli. Non è facile, infatti, accusare la natura di malvagità, attribuendole una ‘mens rea’. Solo imputando agli uomini la responsabilità della catastrofe si riesce a razionalizzare gli avvenimenti e a sottrarli all’assurda legge del caso, attenuando così il sentimento d’impotenza che c’invade di fronte allo scatenarsi delle forze della Natura. Ma il terremoto, a differenza delle alluvioni, delle frane e di altri disastri naturali causati o se non altro aggravati dall’intervento improvvido dell’uomo, non è imputabile all’uomo, anche se ogni volta occorre accertare che le norme antisismiche delle costruzioni furono rispettate e che non si costruì in luoghi dove non si doveva.

Vi sono poi le responsabilità del dopo terremoto, con la critica delle misure di soccorso se giudicate non adeguate, e gli abusi, direi inevitabili, che accompagnano ogni opera di ricostruzione. Speriamo solo che il vero e proprio delirio di chiacchiere e di recriminazioni - male cronico italiano - ceda il posto, questa volta, ad un realismo fattivo ed operoso. Non credo che si potrà accusare Berlusconi del sisma...

Il terremoto è un tradimento operato dalla terra, dal suolo, dalla geografia di quei luoghi tanto amati che noi espatriati sempre portiamo nel cuore. Sono essi, infatti, la causa dei crolli delle case e della morte degli uomini. Quei luoghi venerati, il cui ricordo mai ci abbandona all’estero, sembrano ribellarsi per un’oscura ragione all’amore dei suoi figli vicini e lontani, seminando invece il terrore. Paradossale è anche il crollo, nel corso dei terremoti, di chiese e altri luoghi santi che la gente del luogo pensava albergassero un’anima protettrice.

I momenti di disastro nazionale mettono in luce il meglio e il peggio di un paese. È ancora fresca alla memoria, infatti, la tremenda dimostrazione d’inefficienza che l’America di Bush mostrò, nell’affrontare il disastro di New-Orleans, ad un mondo sorpreso ed attonito.

Paradossalmente, in simili circostanze, la solidarietà nazionale, in un’Italia pur dilaniata da partitismi, ideologismi, polemiche e rivalità, viene invece a galla, facendo dimenticare per un momento il carattere incompiuto e frammentario della nostra identità nazionale. Si ritorna, insomma, all’essenziale...

La raccolta di fondi tra gli abruzzesi e gli italiani tutti all’estero, a favore delle popolazioni sinistrate, mostrerà ancora una volta che l’estero è, per tanti versi, una scuola di amor patrio.

La radice locale nella Penisola è fortissima, e così anche le identità delle sue popolazioni. E i terremoti sono la cartina di tornasole del carattere della gente colpita dalla calamità. Infatti, alla maniera esemplare con cui i friulani fronteggiarono il dopo terremoto, si contrappone il ricordo del clientelismo, l’inefficienza, gli abusi che altri terremoti più al sud misero invece in evidenza... E mi fermo qui per carità di patria.

Gli abruzzesi non smentiranno di certo la loro fama di gente tenace, abituata ai colpi avversi, capace di soffrire in silenzio e sempre pronta a rialzarsi.


Claudio Antonelli (Montréal)




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