Terremoti
e insegnamenti
07.04.09
- Il terremoto che ha colpito
LAquila e le altre località
dellAbruzzo mi spinge
ad una serie di riflessioni.
Le
calamità naturali hanno
una conseguenza psicologica
perversa: mettono a dura prova
il nostro bisogno di trovare
i colpevoli. Non è
facile, infatti, accusare
la natura di malvagità,
attribuendole una mens
rea. Solo imputando
agli uomini la responsabilità
della catastrofe si riesce
a razionalizzare gli avvenimenti
e a sottrarli allassurda
legge del caso, attenuando
così il sentimento
dimpotenza che cinvade
di fronte allo scatenarsi
delle forze della Natura.
Ma il terremoto, a differenza
delle alluvioni, delle frane
e di altri disastri naturali
causati o se non altro aggravati
dallintervento improvvido
delluomo, non è
imputabile alluomo,
anche se ogni volta occorre
accertare che le norme antisismiche
delle costruzioni furono rispettate
e che non si costruì
in luoghi dove non si doveva.
Vi
sono poi le responsabilità
del dopo terremoto, con la
critica delle misure di soccorso
se giudicate non adeguate,
e gli abusi, direi inevitabili,
che accompagnano ogni opera
di ricostruzione. Speriamo
solo che il vero e proprio
delirio di chiacchiere e di
recriminazioni - male cronico
italiano - ceda il posto,
questa volta, ad un realismo
fattivo ed operoso. Non credo
che si potrà accusare
Berlusconi del sisma...
Il
terremoto è un tradimento
operato dalla terra, dal suolo,
dalla geografia di quei luoghi
tanto amati che noi espatriati
sempre portiamo nel cuore.
Sono essi, infatti, la causa
dei crolli delle case e della
morte degli uomini. Quei luoghi
venerati, il cui ricordo mai
ci abbandona allestero,
sembrano ribellarsi per unoscura
ragione allamore dei
suoi figli vicini e lontani,
seminando invece il terrore.
Paradossale è anche
il crollo, nel corso dei terremoti,
di chiese e altri luoghi santi
che la gente del luogo pensava
albergassero unanima
protettrice.
I
momenti di disastro nazionale
mettono in luce il meglio
e il peggio di un paese. È
ancora fresca alla memoria,
infatti, la tremenda dimostrazione
dinefficienza che lAmerica
di Bush mostrò, nellaffrontare
il disastro di New-Orleans,
ad un mondo sorpreso ed attonito.
Paradossalmente,
in simili circostanze, la
solidarietà nazionale,
in unItalia pur dilaniata
da partitismi, ideologismi,
polemiche e rivalità,
viene invece a galla, facendo
dimenticare per un momento
il carattere incompiuto e
frammentario della nostra
identità nazionale.
Si ritorna, insomma, allessenziale...
La
raccolta di fondi tra gli
abruzzesi e gli italiani tutti
allestero, a favore
delle popolazioni sinistrate,
mostrerà ancora una
volta che lestero è,
per tanti versi, una scuola
di amor patrio.
La
radice locale nella Penisola
è fortissima, e così
anche le identità delle
sue popolazioni. E i terremoti
sono la cartina di tornasole
del carattere della gente
colpita dalla calamità.
Infatti, alla maniera esemplare
con cui i friulani fronteggiarono
il dopo terremoto, si contrappone
il ricordo del clientelismo,
linefficienza, gli abusi
che altri terremoti più
al sud misero invece in evidenza...
E mi fermo qui per carità
di patria.
Gli
abruzzesi non smentiranno
di certo la loro fama di gente
tenace, abituata ai colpi
avversi, capace di soffrire
in silenzio e sempre pronta
a rialzarsi.
Claudio Antonelli (Montréal)