Mancanza
di controlli nel paese dei furbi
27.04.09 - Per rendersi conto
del problema dellassenza
cronica, nella Penisola, di
verifiche e di controlli, basta
trascorrervi anche solo una
breve vacanza. Qualche esempio
banale: il viaggiare senza biglietto
su un mezzo pubblico, lì,
è cosa corrente (almeno
al Sud); lallacciare la
cintura di sicurezza, in auto,
è un gesto per molti
impensabile.
Se gli atteggiamenti anarcoidi
dellitaliano medio si
spiegano con la noncuranza per
le regole, che è molto
diffusa nella terra dei furbi,
tali atteggiamenti sono anche
grandemente favoriti dallassenza
di controlli e sanzioni.
Il terremoto dellAquila
ha messo in evidenza il non
rispetto delle norme antisismiche
di molti edifici. Le norme esistevano,
ma erano rimaste lettera morta,
poiché le autorità
preposte non erano mai intervenute.
In Italia si pensa che basti
aumentare una sanzione perché
il problema si risolva, per
incanto. Vi è così
il rito ricorrente dell
inasprimento delle pene.
Un inasprimento che non cambia
i comportamenti, dal momento
che non è seguito dai
dovuti controlli.
In Italia, dove i programmi
di discussione in Tv hanno sostituito
la messa e il rosario di un
tempo, ogni avvenimento rischia
di essere mediatizzato ad oltranza.
Era inevitabile quindi che anche
il terremoto e il dopo terremoto
subissero certi effetti di lievitazione
ed enfiagione ad opera della
Tv. E difatti, le sbavature
da ipertrofia mediatica non
sono mancate. Le chiacchiere
e le polemiche si sono poi sprecate.
Ma è da capire: in Tv,
i partecipanti alle interminabili
discussioni urlate, tutto quello
che vogliono è mostrare
di aver ragione. Che le cose
poi non cambino, non interessa.
La soddisfazione più
grande è di poter dire,
anche in Tv come avviene per
le discussioni dal barbiere
o al bar: Ve lo avevo
detto io!
Veramente patetica è
limmagine da terzo mondo,
del telecronista che, foglietto
in mano, trasmette la cronaca
degli avvenimenti, con un gruppetto
compatto di persone che gli
si sono accalcate dietro, come
per una foto ricordo. Neppure
il terremoto dellAquila
è riuscito a scuotere
lattrazione fatale che
litaliano medio prova
per la magia delle telecamere.
E così, nella foto
ricordo, dietro il giornalista
televisivo che trasmetteva il
suo servizio tra le rovine del
terremoto, abbiamo visto assiepati
vigili del fuoco, poliziotti,
addetti vari e sinistrati. Essi
guardavano lobiettivo
con occhi smorti, perché
compresi della tristezza dellora,
contenti però nellintimo
della straordinaria fortuna
di poter assurgere, per un attimo,
a divi dello schermo.
È edificante vedere
che in Italia tutti si preoccupano
e parlano del terremoto,
è stato il commento di
un esperto nel corso di un programma
televisivo di commenti e discussioni.
Non proprio, ha
interloquito uno dei presenti
sociologo spiegando
che gli italiani sono infantili
nei loro comportamenti, poiché
eccedono nelle emozioni verso
il problema del momento, per
poi subito dimenticarlo e passare
ad altro. E ha concluso dicendo
che succederà purtroppo
anche per i problemi che il
terremoto ha messo in evidenza
e di cui oggi tutti parlano.
Prevedo anchio, infatti,
che gli italiani passeranno
ben presto dalle attuali fervide
discussioni del dopo terremoto
alle loro sacrosante discussioni
del dopo partita.
Claudio Antonelli (Montréal)
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Claudio ANTONELLI
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