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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Claudio Antonelli

Mancanza di controlli nel paese dei furbi

27.04.09 - Per rendersi conto del problema dell’assenza cronica, nella Penisola, di verifiche e di controlli, basta trascorrervi anche solo una breve vacanza. Qualche esempio banale: il viaggiare senza biglietto su un mezzo pubblico, lì, è cosa corrente (almeno al Sud); l’allacciare la cintura di sicurezza, in auto, è un gesto per molti impensabile.

Se gli atteggiamenti anarcoidi dell’italiano medio si spiegano con la noncuranza per le regole, che è molto diffusa nella terra dei furbi, tali atteggiamenti sono anche grandemente favoriti dall’assenza di controlli e sanzioni.

Il terremoto dell’Aquila ha messo in evidenza il non rispetto delle norme antisismiche di molti edifici. Le norme esistevano, ma erano rimaste lettera morta, poiché le autorità preposte non erano mai intervenute.

In Italia si pensa che basti aumentare una sanzione perché il problema si risolva, per incanto. Vi è così il rito ricorrente dell’ “inasprimento delle pene”. Un inasprimento che non cambia i comportamenti, dal momento che non è seguito dai dovuti controlli.

In Italia, dove i programmi di discussione in Tv hanno sostituito la messa e il rosario di un tempo, ogni avvenimento rischia di essere mediatizzato ad oltranza. Era inevitabile quindi che anche il terremoto e il dopo terremoto subissero certi effetti di lievitazione ed enfiagione ad opera della Tv. E difatti, le sbavature da ipertrofia mediatica non sono mancate. Le chiacchiere e le polemiche si sono poi sprecate. Ma è da capire: in Tv, i partecipanti alle interminabili discussioni urlate, tutto quello che vogliono è mostrare di aver ragione. Che le cose poi non cambino, non interessa. La soddisfazione più grande è di poter dire, anche in Tv come avviene per le discussioni dal barbiere o al bar: “Ve lo avevo detto io!”

Veramente patetica è l’immagine da terzo mondo, del telecronista che, foglietto in mano, trasmette la cronaca degli avvenimenti, con un gruppetto compatto di persone che gli si sono accalcate dietro, come per una foto ricordo. Neppure il terremoto dell’Aquila è riuscito a scuotere l’attrazione fatale che l’italiano medio prova per la magia delle telecamere. E così, nella “foto ricordo”, dietro il giornalista televisivo che trasmetteva il suo servizio tra le rovine del terremoto, abbiamo visto assiepati vigili del fuoco, poliziotti, addetti vari e sinistrati. Essi guardavano l’obiettivo con occhi smorti, perché compresi della tristezza dell’ora, contenti però nell’intimo della straordinaria fortuna di poter assurgere, per un attimo, a divi dello schermo.

“È edificante vedere che in Italia tutti si preoccupano e parlano del terremoto”, è stato il commento di un esperto nel corso di un programma televisivo di commenti e discussioni. “Non proprio”, ha interloquito uno dei presenti – sociologo – spiegando che gli italiani sono infantili nei loro comportamenti, poiché eccedono nelle emozioni verso il problema del momento, per poi subito dimenticarlo e passare ad altro. E ha concluso dicendo che succederà purtroppo anche per i problemi che il terremoto ha messo in evidenza e di cui oggi tutti parlano. Prevedo anch’io, infatti, che gli italiani passeranno ben presto dalle attuali fervide discussioni del dopo terremoto alle loro sacrosante discussioni del dopo partita.



Claudio Antonelli (Montréal)




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