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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

L’ immagine online, bene supremo

16.09.09 - “Mi pento di averlo fatto. È stata una decisione sbagliata”, ha dichiarato quel tale, in Québec, che ha messo alla guida dell’auto di famiglia il figlio di sette anni, e che ha poi posto il filmato dell’avvenimento su YouTube.

Dopo le accuse che gli sono piovute da tutte le parti, questo padre si è dichiarato pentito. Ma di cosa esattamente? Di aver diffuso il filmato su YouTube? Di aver messo al volante il figlioletto?

A mio parere, sarebbe sbagliato scindere le due azioni, perché senza YouTube nulla sarebbe avvenuto. Infatti, il Nostro non avrebbe mai fatto guidare il figlioletto in quella maniera – la velocità, la lunga distanza percorsa, i commenti strategici incitanti il figlio a continuare – se non fosse stato per l’ambito traguardo finale: YouTube.

In questo e in tantissimi altri casi, la “celebrità” su Internet è il traguardo supremo. Tutto quanto viene prima sono semplici tappe, che esistono solo in funzione del magico traguardo finale; senza il quale, la corsa – la corsa all’immagine – non ci sarebbe.

Di questo fenomeno rivoluzionario si parla poco, eppure i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti: la distruzione del senso critico, morale, logico, consumata su interi strati della popolazione dall’avvento di Internet. L’immagine “urbi et orbi” – questo è il fenomeno – giustifica tutto anche i progetti più balordi. Stuoli di vandali, di aggressori, di stupratori, e di protagonisti dei più indecenti crimini, misfatti e carognate o delle più incredibili stupidate autolesionistiche – basta vedere la maniera in cui ragazzine, protagoniste di atti che definire indecenti è puro eufemismo, offrono, tra un groviglio di membra e di membri maschili, il volto gioioso all’obiettivo – sono quotidianamente identificati e costretti a pagare lo scotto per aver voluto diffondere online, “urbi et orbi”, le proprie discutibilissime gesta. Si direbbe che l’“autosputtanarsi” – che mi si permetta il crudo neologismo – tramite videocamera e Internet sia divenuto per molti il “summum bonum”. Forse perché il Web trasforma la sostanza stessa dei contenuti, innalzandoli ad un livello superiore di realtà: una “iperrealtà” sempre contemporanea. Il tutto a beneficio delle menti un po’ tarate di milioni d’internauti, genuflessi di fronte a questo Moloc che si alimenta di foto e film, e reca attraverso il pianeta, alla velocità della luce, il nuovo Verbo. Non altrimenti si spiega il fatto che gli autori di atti turpi, criminosi, o di disgustose gesta pornografiche, o di imprese di una stupidità assoluta, godono nel ritrarsi o nel farsi ritrarre mentre li compiono con il preciso intento di diffonderli sulla Rete; dove questi narcisi, creatori di una nuova realtà da pianeta delle scimmie, possono contemplarsi con voluttà, assurti finalmente alla celebrità virtuale: nuova virtù cardinale di una umanità di internauti guardoni, felicissimi di avere “online” le prove della loro mente tarata.
Una lingua capricciosa
In un forum online della lingua italiana un partecipante pone il quesito: “Si dice ‘davanti la chiesa’ o ‘davanti’ alla chiesa?”.

La risposta è che in italiano si dice “davanti alla casa” piuttosto che “davanti la casa”. Viceversa si dice, o si dovrebbe dire, “dietro la casa” e non “dietro alla casa”.

Accanto a “davanti” vi sono poi “avanti”, “dinnanzi”, “dinanzi”, “innanzi”, “inanzi”... A ciò si aggiungano le varianti di un’infinità di parole: denaro, danaro, perfino, persino, insieme, assieme…

La nostra lingua è capricciosa, con regole poco osservate e piena di varianti inutili che ci complicano inutilmente il parlare e lo scrivere.


Claudio Antonelli (Canada)




 
 

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