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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Tartaglia, killer di nessuno

21.12.09 - «L' ho fatto io da solo, non sono il killer di nessuno», ha dichiarato Massimo Tartaglia agli agenti del carcere di San Vittore. Tartaglia è colui che ha scagliato una statuetta contro Berlusconi colpendolo al viso.

Tutti sappiamo che l'attentatore, uno psicolabile, ha solo ferito il primo ministro. Non lo ha di certo ucciso. Allora perché Tartaglia usa il termine “killer”? Forse che da psicolabile Tartaglia confonde i termini? Questo mi sono detto sorpreso, quando ho letto la frase in questione. Ma subito dopo ho capito. L'attentatore ha voluto semplicemente dire agli agenti di San Vittore e a tutti gli italiani: «L' ho fatto io da solo, non sono il sicario di nessuno». E ha parlato in italiano ossia in anglo-italiano.

Questi prestiti dall'inglese, come “killer”, sono definiti “prestiti di lusso”, ma in realtà di lussuoso hanno ben poco. Sono invece miseri e miserandi, perché quasi sempre approssimativi e perché impoveriscono l'italiano: assassino, omicida, sicario sono parole ormai sparite dal vocabolario dei parlanti della penisola assassinate tutte da un unico "killer". Spesso poi complicano la comunicazione, sia per quegli italiani che non conoscono la parola inglese, sia per quelli che la conoscono molto bene ma nel suo significato originario e non in quello semplificato o denaturato dell'anglo-italiano. Questi anglicismi - vedi tra gli altri “tilt”, “box”, “boss”, “trolley” - hanno infatti un legame quasi sempre ambiguo con la parola originaria. Per non parlare del fatto che rendono ridicoli gli italiani, di cui mettono in risalto, soprattutto all'estero e ai danni di noi espatriati, il vociante provincialismo ammantato di “internazionalismo”. Li pongono poi in una posizione di ridicolo anche per la maniera, sovente incomprensibile, in cui costoro pronunciano parole decisamente ostiche per le loro roteanti bocche avvezze alle diete mediterranee.

Da un capo all'altro della penisola, “killer” ormai spadroneggia da “boss” incontestato. Ha fatto fuori i suoi rivali diretti - “assassino”, “omicida”, “sicario” - e adesso che il parlamento gli ha fatto il regalo dello “stalking” intende eliminare altri rivali di vocabolario. È un vero “serial killer”.

La mafia non gli fa un baffo, infiltrata com'è da un alto numero di “killer”. Il miserabile, purtroppo vitalissimo, ha anche generato un virgulto, un vero mostriciattolo: “killeraggio”, che gli italiani coccolano amorosamente in nome del loro “plurilinguismo all'amatriciana”. Al killer rimane un solo ostacolo: il codice penale Rocco che, in nome di un nazionalismo biasimevole e retrivo, conserva ancora in boccali sotto spirito “assassino”, “omicida”, “sicario”. Ma per quanto tempo ancora?

Il pensiero debole di Vattimo

Il filosofo nostrano Gianni Vattimo, creatore della scuola di pensiero detta del “pensiero debole”, si è dispiaciuto che a Berlusconi abbiano lanciato della roba sulla testa “invece di sparargli”. Ha sollevato inoltre il dubbio che il complotto sia stato ordito dagli stessi berlusconiani: «Era il momento in cui il premier aveva bisogno di solidarietà, è accaduto tutto in modo così provvidenziale, ora tutti si commuovono...». Cosa dire? Vattimo ha confermato di essere un maestro di “pensiero debole”.



 
 

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Claudio ANTONELLI

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