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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Il delitto di Perugia

06.01.2010 - Sul delitto di Perugia, e sulla colpevolezza di Amanda Knox, ognuno ha la sua idea. Gli americani pensano che Amanda sia innocente, condannata ingiustamente da un tribunale di italiani mafiosi, isterici, faciloni, approssimativi, incostanti, imprevedibili, machiavellici, pronti al tradimento, ammalati di protagonismo, d'opera lirica, di salsa di pomodoro, e cultori appassionati di processi che durano all'infinito.

C'è da ridere amaro di questi stereotipi antitaliani...

Un fatto strano è però da sottolineare in questa vicenda teatrale -giudiziaria - l'ennesima - che vede uno spreco incredibile d'inchiostro e di fiato su un semplice fatto di cronaca, che però dalla maggioranza degli italiani è vista come una pagina di storia nazionale (ogni popolo, in fondo, ha la storia che merita...). Il fatto strano è che leggendo le posizioni pro o contro, le critiche e i commenti sulla sentenza e sulla vicenda, nessuno descrive fatti precisi, elementi concreti, prima di concludere in un senso o nell'altro.
Chi leggesse insomma solo i commenti del dopo sentenza, non capirebbe granché di ciò che può aver fatto propendere per la colpevolezza della Knox e di Sollecito. È un insieme di indizi, su cui un po' tutti sono costretti a sorvolare, non avendoli ben ritenuti, da momento che questi indizi non sono ben definiti e riassumibili in semplici frasi, del tipo, ad esempio: “Che sia colpevole, secondo me, è provato dal fatto che...”. Oppure “Secondo me è innocente perché...”.
E se è un bene non fare il giudice dalla poltrona di casa o al bar, trinciando giudizi di condanna o di assoluzione - Beppe Severgnini sul C. della S. ridicolizza, a ragione, questa passione dei “processi fai-da-te” - l'incapacità di riassumere in poche frasi la sostanza dei fatti è secondo me rivelatore della nebulosità dell'insieme della vicenda di Perugia.

Prendete il “subway”

In Italia i divieti sono da molti considerati un invito a fare la cosa vietata. È vietato attraversare i binari? Molti, invece di prendere il sottopassaggio, li attraversano allegramente. Eppure il cartello dice chiaramente “Vietato attraversare i binari – servirsi del sottopassaggio”.
Divieto presente in tutte le stazioni ferroviarie dalle Alpi alla Sicilia. Ma molti turisti non capiscono l'italiano. Inoltre per gli italiani, ormai tutti in fase avanzata di americanizzazione, il divieto di attraversare i binari con l'invito a servirsi del sottopassaggio non appare abbastanza “cool” se scritto solo in italiano.
L'avviso è stato così redatto anche in inglese: “Do not cross the railways lines - Use the subway.” “Use the subway?” Prendete la metropolitana? Forse non mi crederete, ma sovrappensiero anche perché stanco del viaggiare mi sono detto, leggendo questo invito: “Ma cosa? Per andare a prendere il treno, che sta per passare sul binario numero tre che vedo chiaramente, a pochi metri da me, sarò costretto a prendere la metropolitana? Per un attimo mi è venuto questo pensiero assurdo. Cosa volete, per me “subway”, vuol dire metropolitana. Ma non per chi ha deciso di tradurre “sottopassaggio” con il britannico “subway”, termine che nella stragrande maggioranza dei paesi anglofoni - Stati Uniti e Canada in testa - è usato quotidianamente solo nel senso di “metropolitana”. Mentre il nostro “sottopassaggio” è reso con “underpass”.

Invece, torno a ripetere, nelle stazioni italiane, oltre al consueto disordine, vi è questo cartello che disorienta i nordamericani. Immagino che questi, ligi alle regole, debbano chiedersi ogni volta: “Ma dov'è questo subway che ci dicono di prendere? Io voglio semplicemente arrivare a quel binario lì, a due passi da me...



 
 

Scrivono per Voi

Claudio ANTONELLI

c.antonelli@videotron.ca

Corriere Italiano







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