Amianto: 7 studiosi, un rapporto e la richiesta di tacere
La docente italiana parte del gruppo spiega i risultati raggiunti e le perplessità sul silenzio canadese
Di LAYLA CRISANTI
Articolo pubblicato il: 2009-07-10
TORONTO - Un killer silenzioso, spietato e preciso. È l'amianto. Una sostanza capace di causare tumori tanto gravi, quanto incurabili.
L'amianto uccide. È una certezza riconosciuta dagli studiosi e dalla comunità internazionale.
L'amianto uccide ed è per questo che è stato bandito in quaranta Paesi; in tutti i ventisette Stati membri dell'Unione Europea e in Giappone. L'amianto uccide e questa è la ragione per cui il suo uso è sottoposto a una serie di severissime limitazioni negli Stati Uniti.
L'amianto uccide e questa verità inizia a rimbombare anche nelle aule dei tribunali. L'amianto uccide, ma questa realtà resta avvolta da una fitta coltre di silenzio. In Europa e negli Stati Uniti tutti sanno, e ormai da venti anni è in corso un'opera di bonifica e di attenta eliminazione.
Eppure ci sono Paesi dove la povertà, la fame e l'ignoranza non guardano in faccia alla morte. Paesi dove queste lastre di veleno vengono lavorate nelle capanne con le mani nude di donne e uomini ignari del prezzo che, molto probabilmente, dovranno pagare. Luoghi in cui le capanne, che fanno da case, vengono ricoperte da questa sostanza killer; strade dove i bambini giocano a piedi nudi sopra a pavimenti letali. È uno scandalo che riguarda i Paesi poveri, gli ultimi tra gli ultimi, e proprio per questo, forse, non fa rumore.
Ma tra le trame di questo scandalo taciuto c'è anche il civilissimo Canada. Lo stesso Canada, che siede al tavolo dei grandi e che con loro tira le fila del mondo, ancora oggi continua ad estrarre ed esportare questo pericolosissimo minerale.
Una questione che non passa inosservata, tanto che il governo di Ottawa ha deciso di commissionare un rapporto a sette studiosi internazionali chiamati a giudicare quanto l'amianto crisotilo estratto in Canada sia dannoso per la salute. Rapporto però che è stato tenuto sotto chiave per oltre un anno.
Nel gruppo di studiosi, presieduto dal britannico Trevor Ogden, c'era anche un'italiana, la professoressa Bice Fubini, docente di chimica all'università di Torino e direttore del centro interdipartimentale “Giovanni Scansetti” per lo studio degli amianti e degli altri particolati nocivi. È Bice Fubini che, in un'intervista concessa al Corriere Canadese, spiega che cosa è contenuto in questo rapporto.
Lei ha fatto parte del gruppo di ricercatori a cui il governo canadese aveva commissionato il rapporto sull'amianto. Che cosa vi era stato chiesto?
«Health Canada aveva chiesto di formare un team di esperti che desse un'opinione sulla sicurezza dell'amianto canadese. Cioè sulla proporzione di tremolite presente nel crisotilo estratto e messo in commercio dal Canada. In sintesi il livello di patogenicità».
Quindi dovevate dichiarare quanto la sostanza estratta in Canada sia pericolosa?
«Ci era stato chiesto di dare un'opinione sulle caratteristiche di questo crisotilo canadese e su quanto possa aver influito nelle patologie che si sono sviluppate in Canada, così come in altri Paesi in cui questo crisotilo è stato lavorato. Cioè valutare la potenza di cancerogenicità».
Come è stato formato il gruppo di esperti?
«Sono state scelte sette persone, con opinioni diverse. Io avevo un ruolo particolare, perché sono una chimica “di nascita”, e mi occupo degli aspetti chimici mineralogici nella tossicità delle polveri».
Conosceva i suoi colleghi e la loro esperienza professionale?
«Alcuni li conoscevo già, e di qualcuno sapevo essere persona molto legata all'industria. Non è stata una sorpresa. È stata, invece, una scoperta notare l'accanimento intelligente nel distorcere una serie di fatti veri per convogliarli verso un'ipotesi di non patogenicità del materiale. Peraltro non faceva parte dei nostri compiti dire la nostra sul fatto che debba essere, o meno, bandito in tutto il mondo».
Lei però, nel corso dei suoi studi, si sarà fatta un'opinione?
«Personalmente, come singolo cittadino e anche come esperta nel campo, ritengo che l'amianto debba essere bandito in tutto il mondo. Però non mi sono sognata di esprimere questo concetto in quella sede, perché era una situazione strettamente scientifica e si trattava di fare un'analisi, sulla base di tutti i dati che avevamo a disposizione».
Quale è stato il prodotto di questo lavoro?
«È stato realizzato un resoconto che riportava prima di tutto una sintesi di quello che ciascuno aveva detto. Trevor Ogden, che conduceva questo progetto, è stato una persona di grande imparzialità e professionalità».
tratto da (http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=89197)
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