L’amianto del Canada virtuoso
16.01.2010 - Le cose che si hanno sotto gli occhi, spesso non si notano. Può quindi avvenire che certe storture tipiche di una cultura, di un sistema, di un Paese, passino inosservate presso i loro cittadini.
In un articolo precedente diedi alcuni esempi di questa miopia nazionale. Citai l’avversione europea per la caccia alla foca canadese, cui fa riscontro la difesa da parte dei canadesi di quest’attività, da loro considerata parte integrante del patrimonio culturale nazionale e quindi degna di tutela; scrissi anche della spiccata simpatia che hanno molti canadesi per gli aborigeni altrui, e della scarsa simpatia che hanno, in genere, per i propri. Ho un altro esempio da aggiungere: l’amianto - l’asbestos - prodotto dal Canada: materiale nocivo all’estremo grado, bandito in tutto l’Occidente ma esportato allegramente dal nostro Paese verso il terzo mondo.
La parola “asbestos” in Canada, e specie in Québec, conserva ancora qualche traccia della connotazione altamente positiva che ebbe nel passato. Non dimentichiamoci che, in Québec, l’asbestos è stato fino a non molto tempo fa sinonimo di “know-how” e di ricchezza mineraria nazionale, da valorizzare tramite l’intervento dei poteri pubblici. René Lévesque fu un sostenitore incondizionato dell’asbestos, da lui visto come un simbolo d’indipendenza, non solo mineraria, del Québec. Con l’asbestos, allora fiore all’occhiello dei nazionalisti-separatisti, avvenne dunque l’esatto contrario di quanto si verificò con lo sviluppo idroelettrico, ostracizzato all’inizio “toto corde” dalla classe politica nazionalista del Québec. Ricordiamo agli smemorati che Jacques Parizeau considerava l’idea delle centrali elettriche della Baie James un’assurdità: egli era convinto che il futuro energetico appartenesse alle centrali nucleari.
Entrato nelle stanze del potere, il PQ nazionalizzò “Asbestos Corporation” e creò la “Societé Nationale de l’Amiante”. Ma in seguito, a causa dell’alta pericolosità del prodotto, fu costretto a fare marcia indietro rimettendoci bei soldoni.
Oggi, i pericoli delle fibre d’amianto sono noti. L’amianto non può essere più usato come isolante in Canada, dove si è cercato del resto di asportarlo dalle costruzioni in cui era stato utilizzato. I prodotti d’amianto, però, continuano ad essere inviati allegramente dal Canada in paesi come l’India. E pochi in Canada s’interessano alla cosa. Anzi, il nostro governo difende l’utilizzo dell’amianto nel mondo; amianto che il Canada non riesce più a esportare nei paesi dell’occidente progredito, dove esso è proscritto, ma che allegramente esporta in paesi dove non esistono proibizioni e tutele di sorta.
Un recente studio, commissionato dal governo d’Ottawa a sette studiosi internazionali, tra cui la ricercatrice italiana Bice Fubini dell’Università di Torino, sulla sicurezza dell’amianto crisotilo estratto in Canada, ha stabilito oltre ogni dubbio la pericolosità di questo minerale. Il rapporto dei sette studiosi, consegnato nel marzo 2008, è stato però messo a tacere dal Canada, timoroso di danneggiare le industrie canadesi esportatrici della micidiale sostanza.
Il cinico atteggiamento del governo canadese ha stupito la ricercatrice italiana (http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=89197) (*)e deve aver stupito anche tutti quelli, e sono legioni in Italia, che hanno del paese dei grandi spazi una visione da sogno. Secondo loro, infatti, bontà e ingenuità trionfano in Canada, paese moralmente antitetico alla cinica e bara Italia. Peccato per i canadesi che le cose non stiano sempre esattamente così.
---------
NdR
(*)
|
|
|