I fatti di Rosarno. Dagli al razzista
20.01.2010 -
I fatti di Rosarno hanno assunto i contorni mitici degli avvenimenti tragico-epici celebranti i dannati della terra: immigrati africani in rivolta contro il popolo dominante dedito allo sfruttamento e al razzismo più bieco, ossia calabresi e italiani tutti. L'interpretazione alla Spartacus di quanto è avvenuto nella cittadina calabrese già trionfa presso gli stessi “schiavisti affamatori”. Nella penisola - lo sappiamo - godono nell'autoflagellarsi e autodenigrarsi come nazione. Il coro di giudizi infamanti, anzi autoinfamanti giacché espressi dai mass media della Penisola, ripresi poi avidamente nel “resto del terzo mondo” (vedi l'Egitto), appare degno non di un Martin Luther King, uomo moderato e saggio, ma di un Edgar Allan Poe giunto all'ultimo stadio etilico. Giudicate voi: sul quotidiano “La Repubblica” Eugenio Scalfari ha parlato di “caccia al negro con ronde armate che sparano a pallettoni per ferire e ammazzare”, e ha denunciato inorridito “lo stato d'animo dei ‘cacciatori' che ricorda quello degli aderenti al ‘Ku Klux Klan' nell'America degli anni Sessanta”.
“Ku Klux Klan”, “caccia al negro”, “apartheid”, “deportazioni di massa”, “razzismo”, “linciaggio”, “pogrom”, “pulizia etnica”: i coristi dei mass media nazionali, sinistra e destra per una volta unite, hanno dovuto far sforzi di fantasia linguistica per non ripetere all'infinito le stesse convulse frasi.
Sull'Osservatore Romano, Giulia Galeotti ha inteso approfondire per i lettori l'aspetto storico del razzismo nella Penisola, attraverso un excursus sulle radici del fenomeno nei primi decenni dell'unità d'Italia. La sua sentenza antropologica finale: un popolo, quello italiano, dall'“odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle”.
Ma non si esagera, non si enfatizza un po' troppo il lato “razzistico” - unilaterale - dei fatti di cronaca di Rosarno? Dopo tutto l'avvenimento principale, non si dimentichi, è il devastante attacco condotto, di punto in bianco, da centinaia di braccianti neri contro auto, case, negozi, e gente bianca inerme; il che ha provocato, nei giorni successivi - c'era da aspettarselo - la reazione violenta di qualche testa calda di Rosarno contro gli ospiti. No, quelli dell'Osservatore Romano trovano che i mass media non hanno esagerato denunciando il razzismo italiano, fenomeno - secondo loro - evidente a tutti, anche a chi esce sotto casa o prende il treno: “Per una volta - si sentenzia nell'articolo - la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi.”
A me invece sorgono moltissimi dubbi su questa accusa di un diffuso razzismo italiano. Mi sono infatti recato innumerevoli volte in Italia, e ho fatto, tra l'altro, dei lunghi percorsi in treno, assistendo così in diverse occasioni ad episodi che provano l'esatto contrario di questa tesi di un popolo italiano che terrorizza i suoi poveri immigrati. Gli aspetti del problema sono tanti. Meriterebbe un'analisi a parte il problema innegabile, in Italia, del trionfo dell'illegalità e dell'abusivismo sia nel campo dell'immigrazione sia in quello del lavoro degli immigrati. Io qui ho voluto attirare l'attenzione su questa patologica voluttà autodenigratoria degli italiani, popolo portato alla generalizzazioni, alle approssimazioni, e al linciaggio morale ai propri danni. Ho scritto “ai propri danni”, ma in realtà questi italiani che accusano gli “italiani” di razzismo non si sentono coinvolti nel bersaglio, mancando in loro un senso fondamentale di appartenenza all'insieme del Paese. Duole dirlo, ma coscienza e dignità nazionali sono lettera morta per molti italiani. I commenti sui fatti di Rosarno ne sono l'ulteriore conferma.
http://www.corriereitaliano.com/article-422347-I-fatti-di-Rosarno-Dagli-al-razzista.html
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