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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

L'assenza dello Stato

03.03.2010 - Per spiegare le disfunzioni, gli abusi, il caos che caratterizzano molti aspetti della vita nella Penisola, gli italiani denunciano “l'assenza dello Stato”. Anche le violenze avvenute nella cittadina calabrese di Rosarno sono state imputate all'assenza dello Stato. Una frase denunciante l'assenza dello Stato dovrebbe, secondo me, essere inserita anche nell'Inno di Mameli, se si vuole finalmente che tutti, compresi quelli della Lega, intonino l'inno a pieni polmoni.

In Italia di Stato, invece, ve n'è a bizzeffe. Ve n'è ovunque e in dosi massicce. L'apparato statale e parastatale, soprattutto nel Meridione, è ridondante, adiposo, flaccido, e tutt'altro che assente. Anche in Calabria lo Stato è presente con una pletora di dipendenti, e come erogatore di pensioni, indennità, sovvenzioni, rimborsi, assegni, previdenze... Le statistiche parlano chiaro. Il quotidiano “Il Giornale” le ha snocciolate senza riguardo: alto numero di dipendenti pubblici, di invalidi civili, di operai forestali, generosi incentivi alle imprese... Lo Stato “aiuta generosamente con posti e quattrini”, attesta “Il Giornale”. Le conseguenze di questa presenza dello Stato destano però perplessità: il 36,61% di contribuenti calabresi dichiarano reddito zero, e nello stesso tempo la Calabria importa massicciamente manodopera stagionale.

La verità è che in Italia sono i “servitori” - si fa per dire - dello Stato, del parastato, delle amministrazioni locali, ossia gli stipendiati, i foraggiati, i mantenuti ad essere assenti, e non questo fantomatico Stato-papà di cui gli italiani si dichiarano eternamente orfani. Sono gli uomini, in carne ed ossa, ad essere carenti, latitanti, indifferenti, assenti o distratti, perché impegnati fare altre cose o a chiacchierare. Abbiamo così i guardiani che non guardano, i controllori che non controllano, gli esecutori che non eseguono, i vigili con l'elmo di Scipio che non vigilano, i burocrati che burocratizzano all'infinito, i “servitori” dello Stato che non servono nessuno se non se stessi e che spesso non servono a niente... Sono loro gli “assenti” e non questo mitico “Stato”, con cui gli italiani tutti, reduci dal fascismo - durante il quale, dopotutto, allo Stato ci credevano in molti - si sciacquano oggi la bocca usando un'espressione che non vuol dire più niente. L'immagine di uno Stato assente, che simile ad un padre snaturato diserta il focolare, abbandonando ad un destino crudele prole e consorte, ossia questi suoi cittadini meravigliosi, campioni di virtù, è un'idea comoda ma fasulla che permette a tanti di “portare avanti il discorso”.

Invece di denunciare lo Stato, si dovrebbe sanzionare chi avrebbe dovuto agire, muoversi, intervenire e non lo ha fatto. Invece di “Stato”, in molti casi si dovrebbe parlare di “Governo”, ed in altri casi si dovrebbe individuare la categoria, il settore, l'amministrazione, l'istituzione, la carica, la funzione, l'organo, e gli individui colpevoli di omissioni, ritardi, latitanze, errori. Anche in Italia, insomma, dovrebbero fare come fanno in altri paesi, dove il termine Stato è usato assai di rado - vedi il Canada - e dove s'identificano invece in maniera precisa coloro che sono incorsi in ritardi, errori, omissioni. L'idea di uno Stato metafisico, che non impone obblighi di solidarietà nazionale e di responsabilità individuale, e che è responsabile unico, perché assente, di ciò che i suoi dipendenti non fanno o fanno male, è un'idea vuota e dannosa, costruita su una frase scema.


 
 

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Claudio ANTONELLI

c.antonelli@videotron.ca

Corriere Italiano







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