L'Occidente: modello debole
24.03.2010 -
La crescita di aspiranti terroristi islamici in Occidente suscita inquietudini per la “normalità” di questi terroristi: sono espatriati o figli di espatriati; hanno avuto un contatto approfondito con la cultura occidentale; per un certo tempo hanno indulto ai piaceri della nostra società, ma poi, nel conflitto di culture da loro vissuto come trapiantati, la fedeltà all'Islam dei padri ha preso il sopravvento provocando un desiderio di morte contro noi occidentali.
Io credo che il rigetto dell'Occidente da parte di un ceto crescente d'immigrati musulmani, conquistati alla causa terroristica, sia causato anche dal disprezzo per il permissivismo, la licenziosità dei costumi, la mancanza di tabù, l'assenza di orientamenti, la confusione dei ruoli (vedi il matrimonio omosessuale), la facilità stessa della vita nelle nostre società.
Essi non si ribellano contro un Occidente troppo esigente, esclusivo, intollerante, ma un Occidente fluttuante nel vuoto degli individualismi e dell'acceso tribalismo dei suoi gruppi minoritari.
Il relativismo morale dell'Occidente, con il suo smodato culto del multiculturalismo (che tollera che si equipari il viso femminile ai genitali) ha come risultato di far scattare la molla del disprezzo in questi individui portati al radicalismo. Essi vedono nella nostra eccessiva tolleranza, e nel nostro debole etnocentrismo sia una manifestazione di debolezza sia una mancanza di dignità. Non si dimentichi poi che nelle società occidentali i moderati, gli agnostici, gli atei di cultura islamica sono intimiditi dallo strapotere delle gerarchie oltranziste musulmane trapiantate in Occidente che, favorite dalla nostra religione dei diritti umani, si comportano come se vivessero a casa loro, con prediche d'odio contro noi occidentali.
La nostra società con i suoi tentennamenti, i suoi complessi di colpa, il suo culto dei vari corporativismi e tribalismi (vedi un certo femminismo-amazzone) con la sua religione dei diritti umani, con la sua mancanza di senso d'orgoglio nei confronti della storia nazionale - fonte invece di rimorsi e pentimenti - non presenta un grado sufficiente di attrazione per chi è imbevuto dei discorsi guerrieri del Corano. Volendo a tutti i costi compiacere i nuovi arrivati si accetta che questi non si sottomettano ai valori fondamentali dei paesi occidentali d'accoglimento, sicché in seno alle comunità d'immigrati i padri hanno facile gioco nell'imporre ai figli, e ancor di più alle figlie, un credo basato su valori di base incompatibili con i nostri.
Non imponendo il rispetto delle regole della maggioranza, noi seminiamo la ribellione e il rifiuto anche violento in chi, in fondo, sarebbe pronto ad accettare le certezze emananti dall'autorità e dalla forza del paese d'accoglienza.
Quindi l'idea espressa da Gheddafi che la Svizzera avrebbe fatto un favore ad al-Qaida votando contro i minareti non dice il vero. Si rispetta la forza e non la debolezza. È una regola valida per tutti. Ed è valida ancora di più per chi è educato dalla religione alla legge della spada e della conquista, e non al porgere l'altra guancia e al cospargersi il capo di cenere. La Svizzera, il cui governo ha nel passato mostrato debolezza nei confronti di Gheddafi, non ha meritato finora il rispetto del tiranno libico. Oggi, forse, con il rifiuto dei minareti e con le altre misure opposte alla tracotanza della “Grande Jamahiriyya Araba di Libia Popolare e Socialista” gli Svizzeri hanno guadagnato un po' più di rispetto presso Gheddafi e i suoi equivalenti, rispettosi da sempre della forza e non della debolezza.
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http://www.corriereitaliano.com/rubrique-2658-Losservatorio.html
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