Meno pagliacciate per favore
02.08.2010 - Sorvolando per il momento sul tema molto più grave dei faccendieri, dei corrotti, dei cocainomani frequentatori di transessuali, ben rappresentati presso i politici del Belpaese, io trovo che la maniera pagliaccesca di comportarsi di molti della classe politica italiana (vedi gli sbeffeggiamenti fatti al tricolore e vedi il tifo di una parte del governo contro la squadra nazionale di calcio negli ultimi mondiali) arreca un grave torto agli “italiani all’estero”, come noi espatriati siamo chiamati. Perché noi italiani che viviamo in altre nazioni diventiamo facile bersaglio di lazzi da parte di coloro che si pascono di stereotipi gratuiti nei nostri confronti e che finalmente hanno qualcosa di concreto su cui imbastire i propri sentimenti antitaliani.
Duole dire che lo stesso Berlusconi non è certo un monumento di stile compiacendosi spesso e volentieri di assumere, persino negli incontri internazionali, atteggiamenti da barzelletta. E lo dico non gongolando, come fanno quegli italiani che sono culo e camicia con le fazioni, parrocchie, botteghe, congreghe, avversarie mortali di Berlusconi. Ma con imbarazzo e con disagio, perché dopotutto Silvio Berlusconi rappresenta, nel bene e nel male, l’Italia.
In quell’avanspettacolo da comici sgangherati, pronti alla battuta pesante, all’insulto, alle diatribe e alle lotte - anche intestine - che è diventata la scena politica italiana, nessuno degli attori sembra capire che gli unici che se la ridono veramente di questo teatrino autolesionista sono i popoli dei paesi nei quali noi espatriati viviamo, e presso i quali attraverso il nostro comportamento e le nostre indubbie capacità noi cerchiamo di ottenere quel rispetto che meriteremmo. Rispetto che però ci viene concesso solo col bilancino a causa di certi pesanti pregiudizi oscillanti tra il lugubre – l’italiano mafioso – e la barzelletta – l’italiano gesticolante che parla sempre a voce troppo alta e che ha - Hollywood docet - un irrimediabile fondo clownesco.
Questi nostri italiani della Penisola, così impegnati nell’autosputtanarsi, non si rendono conto che i frutti tossici del loro agire ricadono nel piatto di noi “italiani all’estero”; piatto nel quale adesso, grazie alla legge Tremaglia, confluisce il liquame di una certa politica “all’italiana” (un solo esempio: Nicola Di Girolamo, eletto senatore nella circoscrizione estera, a quanto pare, grazie al sostegno della ‘Ndrangheta).
Un consiglio, cari personaggi di spicco d’Italia: comportatevi con serietà. Fatelo per il nostro bene. Voi non vi rendete conto che il vostro avanspettacolo condotto con stile alla Ridolini, alla Bertoldo, alla Grillo, i vostri scandali, le vostre lotte al coltello (vedi adesso il corpo a corpo Berlusconi-Fini), il vostro parlare a vanvera offendono e pregiudicano in primo luogo noi che viviamo all’estero.
Le pernacchie e le rumorose flatulenze, che fuoriescono da voi a ruota libera, non rimangono, come forse voi credete, nella vostra camera da letto, o in TV, la stanza dei giochi degli italiani tutti, ma rimbombano ben oltre i confini nazionali suscitando ilarità e disprezzo presso gli altri popoli. E quel che è peggio impuzzolentendo noi, italiani all’estero.
Noi che, al di là di ogni esagerazione retorica alla De Amicis, siamo dei veri italiani. E che quindi, di fronte al teatrino e allo sfacelo di cui siete responsabili, proviamo vergogna a causa di un sentimento che molti di voi non hanno mai avuto e che mai avranno: la dignità nazionale.
Claudio Antonelli (Canada)
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