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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

La Chiesa e la pedofilia

12.08.2010 - Il voler ridurre la pedofilia dei sacerdoti a semplice “peccato” attribuibile alle tentazioni di un fantomatico demonio, come tante dichiarazioni emananti dalla Chiesa sembrano indicare, è un travisare la realtà. E nel passato, messi al corrente di abusi ai danni di bambini ad opera di questi “predatori” in abito ecclesiastico, i loro superiori gerarchici si sono resi responsabili di un’incredibile tolleranza che configura la connivenza: in moltissimi casi, si sono limitati a trasferire i “peccatori” – in realtà “predatori” – presso un nuovo gregge che ha fornito altre vittime a questi lupi travestiti da pastori d’anime.

I sacerdoti hanno una missione spirituale. Fanno voto di castità. Predicano la morale cristiana. Celebrano l’innocenza. Credono nel giudizio di un Dio che tutto vede e che punirà nell’aldilà i peccatori. Essi vivono professionalmente – insomma si guadagnano il pane – propagandando i valori cristiani. Colui che fa della religione un impegno totale di vita, una “missione”, nel caso poi commetta atti da predatore sessuale ai danni di bambini - gli agnelli del suo gregge - non può essere considerato come un qualsiasi individuo. Egli ha tradito la Chiesa e gli altri sacerdoti che fanno del bene e cercano di vivere secondo gli insegnamenti del vangelo. I suoi atti di pedofilia sono un crimine nei confronti di tutti, credenti e non credenti, non solo perché questi ignobili atti sono una violazione del codice penale ma perché rivelano che il sacerdozio di certuni è un atroce inganno. Inganno che la Chiesa dovrebbe immediatamente reprimere, espellendo il “falso” sacerdote dai suoi ranghi, e non inviandolo invece, come ha fatto tante volte, presso un nuovo gregge nella speranza che il “peccatore” si ravveda e si riscatti. Ecco il mio punto: questi sacerdoti pedofili sono dei falsi sacerdoti, dei mistificatori che vivono delle loro prediche contro gli abusi e il peccato, in nome di un Dio ch’essi stessi ci dicono tutto sa e tutto vede, ma nel quale dimostrano di non credere. Commettendo questi atti criminosi, che marcano per sempre degli esseri innocenti, i preti pedofili ci danno la prova di non credere ad una sola delle parole che riempiono i loro sermoni. Questo non è un peccato per il quale essi possono sperare, nell’aldilà, nell’indulgenza di un Dio misericordioso, ma un grave crimine degno dell’inferno, commesso oltretutto a ripetizione, e che smaschera chi lo commette come un “falsario” del vangelo, un pataccaro della paura dell’aldilà, un venditore di sermoni fasulli. Sarebbe come se le autorità scoprissero che esistono falsi agenti di polizia che invece di proteggere il pubblico sono dediti a taglieggiamenti e a violenze. Falsi anche perché nessuno li ha mai assunti. Eppure vestono l’uniforme e percepiscono lo stipendio da poliziotti. L’indulgenza della Chiesa verso questi suoi falsi sacerdoti, trattati come semplici peccatori, può essere assimilata all’assurdo comportamento che le autorità civili avrebbero nei confronti di questi ipotetici criminali travestiti da poliziotti se decidessero, invece di mandarli in galera, di punirli con un semplice trasferimento, continuando a riconoscerli come veri agenti di polizia e continuando a versare loro un regolare stipendio.

La cosa sarebbe semplicemente inammissibile. E lo dovrebbe essere ugualmente per quelle autorità ecclesiastiche che nel passato non espellendo immediatamente dai suoi ranghi questi “falsi sacerdoti” pedofili si sono rese responsabili di connivenza.


Claudio Antonelli
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