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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Verso un Palio multiculturale

19.08.2010 - Le pitture sulla grande bandiera di seta del Palio di Siena, il cosiddetto drappellone, sono state opera quest’anno dell’artista musulmano Ali Hassoun, scelto dagli organizzatori per la sua “diversità”. Ed egli vi ha inserito richiami alla cultura islamica: San Giorgio, tra l’altro, vi appare con la kefiah.

L’effetto? Incongruo e ridicolo, secondo me, perché questo voler inserire, in un avvenimento culturale legato alla tradizione, simboli e significati ad essa estranei, è causa inevitabile di dissonanze, stridii, stonature.

Il significato del Palio è l’esatto contrario dell’apertura ecumenica al “diverso” che si è voluta realizzare. Infatti, questa corsa forsennata è pura esaltazione delle rivalità campanilistiche, dell’appartenenza ai clan, dello spirito di parte: elementi chiave dell’universo mentale italiano. E non è esagerato dire che questa lotta di cavalli e di fantini è la ritualizzazione e la sublimazione di un cruento scontro armato.

L’apertura all’Islam e al multiculturalismo, fatta in questa sede sbagliata, rivela l’ambiguità e la confusione d’idee di molti italiani, settari e rissosi tra loro e cultori dell’autodenigrazione; ma nel contempo esterofili e gran proclamatori del “Siamo tutti uguali!”, “Volemose bene!”, “Accogliamo a braccia aperte il diverso!”. Evidentemente l’opportunismo, il trasformismo e un certo spirito ruffiano hanno suggerito agli italiani che è meglio strizzare l’occhio al diverso: più giovane e più forte. Perché dopo tutto, non si sa mai...

Il Palio è celebrazione della continuità, della tradizione, dei penati, del “prima”. E questa sua precisa, forte identità è espressa da simboli e immagini: la sua estetica; che quindi non va denaturata. L’ibridismo culturale, la commistione, il “mix” come dicono tutti in Italia, che il Drappellone in versione islamica di quest’anno ha voluto invece santificare, è quindi un controsenso.

Qualcuno, al pari di me, ha osato mugugnare. Ma mal glien’è incolto. Il sindaco di Siena ha ravvisato nelle critiche «un’insensata paura dell’altro, una polemica inutile che vuole fare solo strumentalizzazioni». Il sito ufficiale del Palio ha difeso a mani giunte e a spada tratta lo sfregio alla tradizione presentandolo come una “ricerca di un’umanità condivisa.” Con pari afflato ecumenico, il comune di Siena ha applaudito «l’abbraccio tra Dio e Allah». Altri hanno innalzato lodi alla ritrovata “convivenza multiculturale”. Da parte sua Ali Hassoun ci ha voluto dare questo prezioso insegnamento (islamico immagino): “La religione non vale nulla se non c’è dialogo”.

In omaggio ad un tal encomiabile spirito di fratellanza, si dovrebbe allora pensare d’abolire “sic et simpliciter” il Palio, perché simbolo di rivalità, di divisioni, di esclusioni, di guerre. Per sostituirlo con una processione cattolico-protestante-ebraico-buddista-musulmana... e atea tanto per non escludere proprio nessuno. Qualcosa di drastico si dovrebbe fare anche contro le feste tradizionali celebrate nella Penisola, con sfilate in costume, gare, sbandieramenti, tornei, commemorazioni di lotte e vittorie. Queste feste, infatti, esaltano la storia locale e nazionale senza riguardo alcuno per la storia e le date solenni dei popoli oltre confine. E sempre per aprirsi al “diverso”, finora ingiustamente trascurato, si dovrebbe pensare d’introdurre nelle varie sagre paesane inneggianti ai prodotti meschinamente locali, la celebrazione dei prodotti stranieri; non trascurando né la mozzarella tedesca né il parmigiano rumeno né la fontina svedese...


Claudio Antonelli
onisip@hotmail.

http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio-11687

http://palio.comune.siena.it/main.asp?id=3756



 
 

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