Sarkozy e gli zingari
29.09.2010 - Ho letto un interessante articolo sul fermo atteggiamento di Sarkozy nei confronti dei Rom. L’autore, Gianni Pardo, trova legittime le misure adottate dalla Francia e indebite le dure critiche che le hanno accolte, e fa valere una serie di ragionamenti che io condivido in toto. Tra l’altro, scrive che è facile essere tolleranti e generosi con i Rom, quando si vive in ambienti da ricchi, o nelle stanze del potere, lontani da loro. Accusare poi di discriminazione etnica chi vuole semplicemente applicare la legge nei confronti di una massa ldi Rom, è un ragionamento fallace: sono gli individui in situazione di illegalità ad essere sanzionati dalle misure del governo Sarkozy, anche se succede che molti di loro appartengono ad un’ identica etnia.
Il mio commento, che ho inviato al giornale online (Legnostorto) dove l’articolo è stato pubblicato, è il seguente:
Articolo giustissimo. Argomenti sacrosanti. Non sono d’accordo invece con l'illustrazione che è stata scelta per l'articolo - le belle danzatrici zingare - che tradisce un infantile pregiudizio, romantico e generoso, ben radicato tra le masse delle democrazie occidentali (ma non nei paesi dell’ Est europeo): lo zingaro artista, poeta, musicista, libero come il vento. Cliché non più adeguato - come spiega anche Pardo - alla realtà d'oggigiorno. Sarebbe stata più opportuna l'immagine di una Rom mendicante, con il solito bambino (di chi?) in braccio, o accosciato sul selciato, in violazione delle norme igieniche, morali e giuridiche delle società occidentali in cui gli zingari vivono e di cui abusano. Inoltre, questo voler fare eccezione per gli zingari, esentandoli appunto dalle nostre norme, tradisce secondo me una sorta di razzismo, inaccettabile anche se generato da ottime intenzioni. Secondo me, gli zingari andrebbero ormai giudicati col metro cui noi stessi siamo sottoposti, perché essi, dopotutto, sono, e vanno considerati uguali a noi; e non ritenuti esseri infantili, primitivi, quindi inferiori, da lasciar cuocere nel loro brodo. I diritti dell' uomo vogliono dire anche questo: uguaglianza.
Capisco che gli zingari vogliano continuare a vivere come i loro padri facevano. Una parentesi: è doveroso ammettere, a beneficio dei professionisti dell'autolesionismo cretino italiano alla Gian Antonio Stella, che quando Berta filava anche certi strati molto bassi della nostra società, per certi versi, erano come loro, nomadismo a parte: vedi i lazzaroni di Napoli; ma oggi non più. Purtroppo Stella confonde volentieri il passato e il presente; sempre a nostro svantaggio naturalmente.
I Rom vogliono vivere come hanno sempre vissuto, e quando a Roma vogliono fare come i Rom e non come i Romani. Aspirazione che molti trovano sacrosanta. Ma se in Europa qualche "autoctono" (vedi i seguaci di Jean-Marie Le Pen) manifesta il desiderio di chiudere solo un po' le porte di casa (ormai tenute spalancate dal “social engineering” del superamento della nazione voluto dal globalismo, nuovo bene supremo) viene subito tacciato di oscurantismo e razzismo. Eppure la sua è un'aspirazione che appare più logica, comprensibile, e legittima delle pretese fatte valere dai Rom e dai loro sostenitori.
Dopotutto, il seguace di Le Pen vuole continuare a vivere come si viveva, solo qualche anno prima, a casa sua. Non è il padrone di casa a comandare a casa sua? Aspirazione, torno a ripetere, molto più ragionevole, anche se meno romantica, del presunto diritto atavico degli zingari di andare a vivere nella casa altrui, senza rispettarne le regole.
Claudio Antonelli (Montréal)
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