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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Qual'è” con l'apostrofo: un obbrobrio

07.11.2010 - In un momento di umiltà linguistica, pronuba la settimana della lingua italiana appena trascorsa, vi devo confessare di aver commesso un grave peccato nei confronti della nostra cara lingua:  ho scritto “qual'è” con l'apostrofo.

Imperdonabile errore quel mio “qual'è”,  “perché si tratta di troncamento (o apocope vocalica) e non di elisione, e le parole troncate non richiedono apostrofo”: è il responso dei grammatici che citano, a loro sostegno, Dante e Manzoni, padri linguistici e dopo Gucci, Pucci, Versace... anche  estetici e morali. “ Qual pronome è parola tronca, dunque non ha bisogno di elisione” ha ricordato sobriamente il prof. De Rienzo del forum Scioglilingua del C. della S., in risposta ad un ennesimo intervento moralizzatore sull'uso inaccettabile di “qual'è” con l'apostrofo. Bruno Migliorini arriva ad equiparare l'errore di scrivere “qual'è”  a quello di scrivere “un'uomo”  con l'apostrofo. Questo però prima dell'avvento dell'orgoglio gay...

Vi invito ora ad un minuto di raccoglimento per uno sfortunato linguista, persona del tutto degna, che non sapendo che  condannava la propria memoria all'obbrobrio delle masse di puristi e pseudo-puristi, si pronunciò a suo tempo a favore di qual'è con l'apostrofo: fu  Franco Fochi, il cui nome, infatti, è stato escluso dalla lista dei grammatici italiani in Wikipedia.
Il fronte “anti-qual'è” è compatto, tanto da comprendere sia berlusconiani che antiberlusconiani (il Di Pietro del “che c'azzecca” invece non partecipa alla crociata), e non sta con le mani in mano. Lo provano le periodiche lettere, grondanti disgusto, ai giornali, sul Web, e persino sui muri,  contro l'immondo uso dell'apostrofo  del degenerato “qual'è”.
Qual'è - pardon - qual è il destino che ci attende, dopo simili abusi? Insomma, dove andremo a finire? L'intervento di due partecipanti al forum “Scioglilingua” può dare un'idea dell'emotività che circonda l'uso di “qual'è” con l'apostrofo:  “Possibile che sul sito del più prestigioso quotidiano nazionale si leggano abomini lessicali tipo "qual'è"?  Spesso si parla del livello (infimo) dell'informazione italiana. Secondo me, il livello si misura anche da queste cose.”
Un altro “forumista”: “Quando leggo in articoli di giornali, o nelle scritte in sovraimpressione delle trasmissioni televisive o anche in semplice corrispondenza privata, ‘qual'è', mi sento un brivido lungo la schiena..”
Parole di fuoco le loro, anche se gli autori di queste sdegnate missive, al pari di tutti gli altri “puristi” all'italiana, poi usano con disinvoltura parole come “killer”,  “tilt”, “boss”, “flop”, “jackpot”... 
Il gusto italiano per il bizantinismo e lo snobismo di tipo “Gucci, Prada, Versace, Dolce e Gabbana...”  ha demonizzato l'uso di “qual'è” scritto con l'apostrofo, visto come una manifestazione assoluta di ignoranza, di cattivo gusto, di cafoneria. E foriero di ben peggiori calamità, in tutti i campi, sostengono i puristi e gli pseudo-puristi, legioni nell'anarchica Italia.
La lingua italiana “va a ramengo”, insidiata da faciloneria, esterofilia, pressappochismo, politichese, burocratismo, scarsa preoccupazione da parte di chi scrive per la chiarezza del testo?  La crociata snobistica  contro “qual'è con l'apostrofo” da parte dei patiti dell'“apocope vocalica” continua.
La classe, dopo tutto, è una questione di sfumature...  Isn't it?



Claudio Antonelli (Montréal)

http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio-11687



 
 

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