"La filippina di turno"
05.01.2011 - “Far educare i figli dalla filippina di turno non sempre paga, anche se poi facciamo frequentare loro costosissime scuole d'élite”, ha scritto un partecipante al forum “Italians” del “Corriere della Sera” online, allarmato dal disinteresse dei genitori che abdicano alla propria funzione di educatori e che li affidano alla bambinaia. Tale frase è stata ripresa e posta testualmente nel titolo dell’intervento, a dimostrazione - è la mia tesi - che si considera normale l’espressione “la filippina di turno” che a me appare sprezzante. È normale insomma vedere le donne filippine come una categoria prestabilita, e per essere più precisi: una sottoclasse. Questa attribuzione di ruoli, anche se è basata sul calcolo delle probabilità perché è innegabile che vi siano molte donne filippine tra le domestiche, badanti e bambinaie, costituisce un comodo ma ingiusto stereotipo di razza. E oggi tutti, a parole, condannano questo tipo di stereotipi anche perché temono l’accusa di “razzismo”. Il pregiudizio offensivo della frase è però sfuggito sia al partecipante al forum, autore della lettera, sia a Beppe Severgnini, che immagino avrà letto la lettera a lui diretta.
Il fatto di non rendersi conto del carattere sprezzante di una tale generalizzazione rivela la nostra incapacità d’identificarci a chi noi consideriamo inferiore. Ma è difficile che il mio ragionamento sia capito da chi non ha dovuto mai difendersi da certi pesanti stereotipi etnici, come invece noi espatriati abbiamo dovuto e continuiamo a fare contro le razze autoproclamatesi superiori.
“Gli farò vedere che noi italiani non siamo tutti barbieri, o giardinieri, categorie comunque degnissime”, mi disse l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, raccontandomi che, da poco insediatosi ad Ottawa, durante un ricevimento in ambasciata un invitato, che non lo aveva riconosciuto, gli aveva detto : “Ah, lei è italiano... Anche il mio barbiere è italiano.”
“Camerieri, barbieri, giardinieri, e immancabilmente tutti mafiosi...” Gli stupidi, assurdi stereotipi sull’italiano, visto come tipo da barzelletta o invece come un boia mafioso (Hollywood ci insegna) di cui tutti noi all’estero abbiamo fatto le spese, diminuiscono la nostra umanità. Anche in Italia dovrebbero quindi evitare di ricorrervi contro coloro che la miseria e le ingiustizie del paese d’origine costringono a lavorare all’estero al servizio di gente che ha la fortuna, e non sempre il merito, di avere più soldi di loro.
Immaginiamo per un momento un giovane, nato in Italia da genitori filippini. La frase in questione gli farà molto male. Io non l’ho voluta leggere a mio figlio, anche se lui in Italia va solo in vacanza. L’ho letta invece a mia moglie, filippina, che ben conosce lo spirito di malintesa superiorità morale di molti “padroni”, qui in Canada, verso le donne di servizio.
Essa mi ha ingenuamente replicato che le filippine danno in genere una buona educazione ai bambini di cui si prendono cura. Ma ho visto che la frase del forum “Italians” l’ha delusa, perché detta da un italiano. E lei ammira gli italiani.
A me la frase ha soprattutto urtato perché in Italia - lo vedo ogni volta con i miei occhi - contro certi immigrati abusivi, petulanti ed aggressivi, ben diversi dalle bambinaie e donne di servizio filippine, nessuno mai osa farsi avanti.
http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio-11687
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