I ricordi
12.01.2011 - Nel periodo di Natale certe persone acquistano nel ricordo uno strano potere. In me è riemerso Nino Cossiani. Incontrai, nel corso di un mio viaggio in Argentina, questo esule originario di Castellier di Visinada. Dialogammo intensamente, con brevi pause; forse per tre giorni. A dire il vero, parlò soprattutto lui. Ed io lo ascoltavo con attenzione, perché trovavo interessantissimo quello che mi raccontava del passato, dell'Istria, e di quello che sarebbe potuto essere se... Una sera mi raccontò del padre che sparì nel turbine delle violenze slave contro gli italiani. “Ci fu chi vide mio padre che usciva dalla stanza dove era stato interrogato dai suoi aguzzini... Gli avevano strappato le unghie... Da allora di mio padre non si seppe più nulla.”
Così mi disse, Nino Cossiani nel suo hôtel di Villa Gesell, piccola località della costa atlantica, dove alloggiavo. Poi, soffocando gli improvvisi singhiozzi aggiunse con una smorfia di orgoglio: “Seppi che non riuscirono a farlo parlare... Mio padre non tradì nessuno.”
Ebbi modo di constatare in quei tre giorni che Nino Cossiani aveva una vera mania per le lingue. Ne conosceva diverse. Ma non si fermava... continuava a studiarle con accanimento, lui che praticamente era mezzo cieco, con occhiali dalle lenti spesse come non ne avevo mai viste. Benché in avanti con gli anni, ne stava imparando una nuova prendendo lezioni private.
Prima di lasciarlo per ritornare a Buenos Aires, finalmente capii: egli avrebbe voluto cambiare la storia, magicamente, attraverso la propria disponibilità, la propria apertura all'"altro" di cui era disposto ad imparare persino la lingua. "Vede - mi disse quell’ultimo giorno - forse saremmo potuti rimanere a vivere tutti insieme, in Istria, se solo ognuno avesse voluto fare lo sforzo di imparare la lingua dell'altro".
http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio/2011-01-04/article-2088886/I-ricordi-/1
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