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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

I liberatori-occupanti

27.01.2011 - “Afghanistan - Spari nella notte, morto un italiano.” “Canadian soldier dead in Afghanistan.” La tentazione è forte di prendere posizione sui conflitti armati in corso e di distribuire condanne e assoluzioni per questa o quella parte in causa. E persino, atteggiandosi a strateghi, esprimere giudizi sulla maniera di condurre le operazioni belliche. Tentazione alla quale ho resistito sempre, conscio che non vi sia nulla di più ridicolo, e nel contempo offensivo nei confronti di chi rischia la propria vita sul campo di battaglia, di questi interventi a tavolino fatti tenendo il didietro ben piantato sulla sedia.

Fatta questa premessa, dirò nondimeno che capisco benissimo chi esprime dubbi sulle cosiddette “missioni di pace” dell'Occidente che si protraggono “ad vitam aeternam”  in paesi come l'Iraq e l'Afghanistan. Il test cui io stesso mi sottopongo è il seguente: accetterei io, essendo iracheno o afgano, una presenza straniera armata, che si protrae per anni? Considererei io come liberatori e pacificatori questi combattenti occidentali, ben nutriti e ben pagati, che in nome dei diritti umani e di altri valori presentati come “universali” (ma che molti in Iraq e Afghanistan vedono come europei e americani) cercano, attraverso operazioni militari che causano spesso un alto numero di vittime tra la popolazione civile, d'imporre al mio paese una nuova realtà, in totale opposizione al passato storico da cui io e gli altri connazionali siamo fortemente condizionati? Confesso, che dopo un po', anche se avessi accettato all'inizio la presenza di questi stranieri, considerandoli “liberatori” nei confronti dei miei antichi oppressori, la mia posizione cambierebbe. E forse mi rivolterei o comunque solidarizzerei con chi tra i miei connazionali, in nome di valori, sì, retrogradi ma dopotutto nazionali, decidesse di opporsi a questa presenza straniera.

Questa mia maniera di ragionare - lo ammetto - non sarà certamente condivisa da chi crede nei meriti di un'inarrestabile globalizzazione del pianeta in nome di valori universali, quali, ad esempio, il rispetto dei diritti umani e la parità assoluta dei sessi; compreso il carattere sacrosanto del matrimonio omosessuale, la contestazione del ruolo del pater familias, e la celebrazione della libertà assoluta di pornografia e di esaltazione sullo schermo della violenza in tutte le salse, etc. etc... E prima che voi mi condanniate giudicandomi uno spirito retrivo, ci tengo a precisare che penserei così se fossi iracheno o afgano. Essendo italiano confesserò comunque, sperando nella vostra indulgenza, di avere idee assai particolari sul ruolo dei tanto celebrati “liberatori”… È inutile negarlo: il tema è complesso. Ma una cosa è certa: occorre essere in guardia, anche nella nostra epoca, contro i pericoli che comporta l'aderire “toto corde” al travolgente spirito dei tempi. Dopotutto, in un periodo non troppo lontano i colonialisti credevano di avere dalla loro l'ineluttabile civiltà occidentale, la storia, la verità, il futuro. E occupavano con le armi e colonizzavano i paesi più lontani. Oggi ritroviamo uno spirito non poi tanto dissimile presso i “liberatori-occupanti”. Inoltre, attenzione: l'abolizione dei passati nazionali per far trionfare una civiltà globale, coesa, parificata, omologata forse non è altro che una nuova forma di “social engineering”, ovvero un'impresa utopica – una delle tante – destinata al fallimento e che alimenta inoltre, pericolosamente, il terrorismo antioccidentale.

http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio/2011-01-25/article-2169193/I-liberatori-occupanti/1


 
 

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Claudio ANTONELLI
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