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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

L’esposizione al vento

03.03.2011 - La temperatura è diventata un’opinione. O quasi. A contare, infatti, non è più la colonnina di mercurio che ci indica i gradi in maniera obiettiva e spersonalizzata, ma la “sensazione” del freddo; sensazione che varia, tra l’altro, a seconda del vento. Alla radio e in TV ci annunciano: “A Montréal, 10 sotto zero ma percepiti come 20 sotto zero.”
Il “fattore vento” (“indice di raffreddamento”, “wind-chill factor”, “facteur de refroidissement éolien”), cui i meteorologi sia professionisti sia dilettanti fanno con grande enfasi riferimento, ha aggiunto, secondo me, un elemento di fantasia, oltretutto negativo, al carattere scientifico della misurazione fatta dai semplici termometri.
Sì, è vero: più c’è vento e più noi avvertiamo il freddo. Ma questo vento si avverte ovunque in eguale misura? Sia in una strada ben protetta da edifici, sia su un balcone situato al trentesimo piano, sia in riva a un lago?
E dopo aver camminato per una mezz’ora a meno 10 non proverò inevitabilmente più freddo rispetto al momento in cui ho appena messo piede fuori della porta di casa? Inoltre, se invece di rimanere immobile mi metto a correre, avvertirò di più o di meno il freddo? Non influiscono tutte queste cose sulla mia percezione del freddo? Sicuramente. Ma allora, già che ci siamo, perché non menzionare anche tutti questi altri fattori? I meteorologi, invece, trascurano questi dati per me vitali. Scherzo, naturalmente. Ma proprio scherzando, è facile vedere che questo drammatizzare “vieppiù”, in un paese già tanto freddo come il Canada, la temperatura invernale ponendo l’accento sull’effetto nefasto del vento, è puro sadismo, anche se dopotutto il tentativo di porre al centro del freddo l’individuo è di per sé lodevole. Ma, come abbiamo visto, troppi sono i fattori di cui occorrerebbe tenere conto oltre al famigerato vento. Oltretutto, la persona può essere poco vestita o, in casi estremi, può essere addirittura nuda. L’enunciazione della percezione della temperatura, già che ci siamo, dovrebbe anche tener conto dell’età, perché a settant’anni il freddo si sente di più che a vent’anni. Come del resto anche i calori... Quel che è più grave: questa nuova strana maniera di misurare la temperatura invocando il vento introduce un elemento di fantasia autolesionista, che invece di addolcire il rigido clima canadese lo aggrava. I 10 gradi sottozero mi sembravano ancora tollerabili. Ma trasformarli, mettendo in ballo le sensazioni, in 20 o addirittura 30 sottozero è puro sadismo.

L’esposizione al sole

Restiamo in tema di clima. Un gran ribaltamento, grazie ai risultati delle solite ricerche scientifiche che ci dicono il giorno dopo il contrario di quello che ci dicevano il giorno prima, è avvenuto in relazione all’esposizione della pelle al sole. Negli ultimi anni ci era stato detto e ripetuto che l’effetto normale del sole sugli uomini era soprattutto quello di causargli il melanoma. All’improvviso, invece, è tutto un esaltare il sole: fa bene alla salute, rafforza il sistema immunitario e mette pure di buonumore. La tintarella - ci dicono gli scienziati - è un toccasana. Secondo James Watson, premio Nobel, vi è addirittura un rapporto diretto tra l’esposizione al sole e l’attività sessuale. “Ecco perché vi sono Latin lovers” ha dichiarato Watson, “mentre nessuno ha mai sentito parlare di English lover, ma solo di ‘English Patient’ [allusione all’omonimo film]”.


Claudio Antonelli (Montréal)
onisip@hotmail.com

 
 

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