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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Cronaca nera e isteria all'italiana

13.05.2011 - In Italia, giornali, radio e televisione riservano ai fatti di cronaca nera un rilievo che non è esagerato definire isterico. Dopo ogni fattaccio la scena mediatica pullula di addetti ai lavori in preda ad esibizionismo acuto: poliziotti, giornalisti, criminologi, commentatori… Ognuno dei quali dice la sua, suggerendo anche chi sia da ritenere colpevole e chi invece innocente. Che si pensi all'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, di cui dopo tanti anni è venuto fuori l'assassino, reo confesso. Ma intanto, sia sul marito della contessa, sia su un vicino di casa, sia sui servizi segreti si erano addensati i pesanti sospetti degli organi d'"informazione". E che dire della morte di Simonetta Cesaroni? Il portiere dello stabile, colpevole per acclamazione, finì suicida; poco prima che venisse condannato dopo vent'anni di sospetti un altro colpevole: il fidanzato di Simonetta.

Negli ultimi tempi l’interesse dei cronisti è stato calamitato dalle tristi storie di Yara e Sarah. Adesso è la volta di Melania, uccisa nel teramano. Storie che non finiranno mai. Ma anche i fatti minori, le fughe di casa di adolescenti, gli incidenti stradali, e i suicidi se solo un po’ particolari sono considerati degni di denuncia moralizzatrice e spiattellati con toni apocalittici. Da un po' di tempo entra nel circo mediatico anche chi muore all'ospedale in seguito ad un'operazione chirurgica. Ogni tanto i giornalisti si buttano sul ricco filone degli incidenti sul lavoro, ma poi, chissà perché, improvvisamente smettono.

In questo tipo di giornalismo-isterico-moralizzatore vi è un pesante fondo dimentalità contadina. Infatti, quando Berta filava, il minimo fatto suscitava nel villaggio l’interesse di tutti. E così avviene oggi: nel grande e scombinato “villaggio Italia” la gente continua a voler sapere tutto. Tutto su tutti, e non solo su ciò che Berlusconi fa in camera da letto o sulla tazza del cesso. È facile però capire che sorge un problema, poiché la cronaca nera, i cantieri, la strada, gli ospedali forniscono un numero di vittime che è straripante rispetto alla capienza e alla disponibilità degli organi d’“informazione”. Quali sono allora i criteri che fanno sì che i professionisti dell’“informazione” decidano di dar rilievo a questo piuttosto che a quell’altro avvenimento con morti e feriti? Mistero fitto per me.

Queste sceneggiate mediatiche, di cui l’Italia ha l’esclusiva planetaria, sono una sorta di versione “giudiziario-giornalaia” delle discussioni al bar e dal barbiere o del dopo partita, asse portante dell’identità italiana. E così intorno al fatto di cronaca del momento, eletto dai mass media a sacrosanto avvenimento nazionale, si assiste ogni volta ad una miracolosa “unità d’Italia”, grazie proprio a questo coro dissonante di chiacchiere e polemiche, che è dopo tutto “unitario”perché include destra e sinistra, leghisti e neoborbonici, berlusconiani e antiberlusconiani... Si tratta di un’unità molto sui generis, bisogna ammettere, perché basata sul solo "interesse nazionale” di cui l’Italia tutta, oggi, sia capace: l’interesse per i fatti altrui. E quotidianamente, su quel particolare fatto di cronaca nera assurto per ragioni misteriose ad avvenimento nazionale, la TV ci scodella la solita broda, propinandoci gli stessi fatti, gli stessi volti, le stesse chiacchiere. E le immagini, già viste e riviste da noi un numero infinito di volte, ci vengono date di nuovo al rallentatore: forse per meglio agevolare questa tenace opera di rincretinimento condotta su di un popolo che si crogiola nei programmi di una TV basata sul "guardonismo", sull’allarmismo, sul moralismo ad oltranza, sugli odi civili e sulle chiacchiere diarroiche.


 
 

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Claudio ANTONELLI
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