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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Claudio Antonelli

Lingua e servilismo

02.12.2011 - Più di una volta sono intervenuto in un forum linguistico del C. della S. on line per criticare la mania, che hanno nella Penisola, di sostituire termini italiani validissimi con termini inglesi. Fenomeno d'imitazione che in Italia, patria tradizionale di un'esterofilia da camerieri e da lustra scarpe schiavi delle mode, supera tutto ciò che può verificarsi in altri paesi. Perché il fenomeno esiste certamente anche altrove, ma in misura molto ridotta rispetto all'Italia, e soprattutto senza che i rispettivi governi vi partecipino gongolanti. I governanti italiani, nelle retrovie per inettitudine, sono invece in prima linea nell'appecorarsi alla lingua inglese.

Un momento... Mi par già di udire, contro di me, le due classiche obiezioni:

1. Se si eliminassero dalla lingua italiana tutti i termini di derivazione straniera, si perderebbe una buona fetta del vocabolario.
2. Anche le altre lingue devono molto all'italiano: l'influenza è quindi reciproca.

Ragionamenti sballati, perché ciò che io e tanti altri denunciamo non sono i trapianti, necessari ed encomiabili, ma le "automutilazioni". Oltre tutto il ricorso alla parola inglese "usa e getta" - e spesso mal usata, mal pronunciata e mal capita - non è solo un atto di mutilazione della lingua nazionale ma è un ostacolo alla comprensione ossia alla comunicazione. Inoltre se si spinge al limite questa logica di asservimento ci si dovrebbe chiedere: perché allora non adottare, nella Penisola, l'inglese al posto dell'italiano?

Ed ecco la mia risposta ad un intervento di un partecipante (al forum del C. della S. online) che difendeva gli apporti dell'angloamericano e ci forniva, tra le "utili" parole adottate dall'inglese anche l'esempio di "yacht" e "autocar". In mancanza delle quali - replicavo io - noi saremmo costretti a ricorrere, nientedimeno, a "panfilo" e a "torpedone". Fornivo poi qualche altro esempio per ironizzare su questa presunta necessità di certe importazioni linguistiche. Dicevo nel mio intervento: "Prendiamo 'flop', 'gossip', 'writer', 'killer', 'pressing', 'jackpot', 'under', 'big', 'mix' - e mi fermo qui - che gli organi d'informazione usano quotidianamente. Immaginate per un attimo cosa succederebbe se al loro posto ritrovassimo i termini italiani, usati da sempre, ma poi abbandonati: 'fiasco', 'pettegolezzo', 'graffitaro', 'assassino, omicida, sicario', 'pressione', 'monte premi', 'sotto', 'grande' ,'misto'...

Non solo queste parole, a causa della loro strana fonetica, scorticherebbero le orecchie degli italiani, ma sarebbero difficili da pronunciare, anche perché terminano tutte in vocale. Breve: gli italiani si bloccherebbero (chiedo scusa: andrebbero in tilt). Bisognerebbe poi considerare il danno (per il lettore meno attento: il mio è puro sarcasmo) che l'uso - torno a ripetere - di 'fiasco', 'pettegolezzo', 'graffitaro', 'assassino,omicida, sicario', 'pressione', 'monte premi', 'sotto', 'grande', 'misto' arrecherebbe alla chiarezza della comunicazione fra italiani, che non sarebbero sempre capaci di afferrarne il significato.

Per non parlare poi di un ulteriore effetto negativo che avrebbe una simile involuzione autarchica, foriera di estremismi revanscistici: essa intaccherebbe un connotato fondamentale del carattere nazionale. Quale? È meglio sorvolare..." Al che ora aggiungo: Ma forse no, non sorvoliamo, questo tratto fondamentale è il "servilismo".


 
 

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Claudio ANTONELLI
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