Arrivi e partenze nel caos
08.12.2011 - Nel corso di un mio recente viaggio in Italia, durante il quale mi sono spesso servito del treno, ho potuto notare che c'è un caos permanente all'interno e all'esterno delle grandi stazioni, Roma Termini in testa. In tutte o quasi vige il non rispetto delle regole, con l'assidua presenza, inoltre, di una fauna colorata di venditori abusivi, e di bighelloni e perdigiorno i cui scopi sono assai poco chiari. Il fatto di attraversare i binari nonostante il rigoroso divieto sembra essere la norma in molte di esse.
A Ladispoli-Cerveteri ho potuto osservare, ogni volta, che un buon ottanta per cento della piccola folla di viaggiatori discesa dal treno, personale ferroviario incluso, attraversava allegramente i binari invece di prendere il sottopassaggio (indicato come "subway" nel cartello di lingua inglese).
A Latina, la percentuale - devo ammettere - era più bassa.
Vano è sperare nell'intervento degli agenti della fantomatica "polizia ferroviaria", asserragliati nel loro appartato ufficietto dai vetri non trasparenti e tenuto rigorosamente chiuso. Oppure, quelle rare volte che si tengono, a due, a tre, sulla piattaforma, gli agenti appaiono immancabilmente impegnati in piacevoli conversazioni private, beatamente indifferenti al pubblico circostante.
A questa cronica latitanza di guardiani e sorveglianti, le autorità ferroviarie credono di porre rimedio attraverso messaggi preregistrati di tipo burocratico, diffusi insistentemente con l'altoparlante. Io ho udito innumerevoli volte alla stazione Termini questi lunghi avvisi - erogati da un dicitore dalla bella voce impostata - che dicono al viaggiatore esattamente cosa fare e cosa non fare.
La famigerata "linea gialla", oltre la quale non si può andare quando è in arrivo un treno, è quasi sempre sbiadita e di giallo quindi ha ormai ben poco, ma ossessivamente dall'altoparlante giunge il monito: "Allontanarsi dalla linea gialla!"
Le direttive e i divieti che piovono ininterrottamente dagli altoparlanti della stazione Termini o di Milano non si limitano alla "linea gialla", ma dicono anche come fare per salire sul treno, e come fare per discendervi, sempre accertandosi il viaggiatore - precisa l'altoparlante - ch'esso sia ben fermo. Avvertono poi di non comprare biglietti ferroviari da privati in stazione o qualunque altro articolo dai venditori abusivi, e pregano i "signori viaggiatori" d'informare prontamente il personale di sicurezza della stazione sull'eventuale presenza di questi abusivi.
Ma a che pro insistere su tale avvertenza, visto che le grandi stazioni italiane pullulano di venditori ambulanti di ogni sorta, e che anche i loro immediati dintorni sono un'area anarchica dove quasi tutto è permesso?
All'entrata della stazione ferroviaria di Milano vi sono in permanenza decine e decine di ambulanti, tutti non italiani a giudicare dal loro aspetto e dal loro accento, e tra i quali indubbiamente non mancano gli irregolari alias clandestini.
Ma senza che i "custodi dell'ordine" e le altre categorie di preposti alla sorveglianza - io, alla stazione di Milano, non ne ho visto un solo esemplare - si sognino di fare qualcosa.
È giocoforza constatare che le ammonizioni "burocratiche", che giungono al pubblico attraverso l'altoparlante, rimpiazzano, come di consueto, l'agire concreto fatto di veri controlli, veri interventi, vere sanzioni.
È il perenne "divorzio all'italiana": il divorzio tra il dire e il fare, il parlare e l'agire, la teoria e la pratica, il predicare e il praticare...
http://www.corriereitaliano.com/Rubriche/Losservatorio/2011-12-06/article-2826433/Arrivi-e-partenze-nel-caos/1