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Scuola aperta e uggiosa
"Il malessere nella scuola è pertanto profondo, riguarda tanto i giovani quanto i professori"

di Ermanno Filosa

18.08.07 - Ci risiamo, inizia il rito. Tra qualche giorno riapriranno le scuole; i docenti «prenderanno servizio», gli studenti riceveranno tra i banchi la ripresa del servizio-lezioni. Tutti già si avviano a vivere in un clima di tristezza, la visione malinconica di una scuola ormai fuori dal tempo e non più al passo con la realtà. Una scuola surreale.

La scuola di oggi è la presenza della insensibilità. Sì, perché sembra che il limite principale della scuola italiana sia «la mancanza di pulsione culturale». È come se la scuola avesse perduto i sensi , fosse svenuta. E pochi se ne sono accorti.

Per i giovani la scuola è nella sostanza un’esperienza di non-vita, negativa. Il distacco con la realtà è evidente, i ragazzi hanno l’impressione che la scuola li indirizzi a “ dimenticare la realtà”, anzi non ne parla, e non riesce a creare un “criterio di collegamento” tra azione educativa e l’interesse dei giovani verso la problematica moderna, la realtà che circonda la scuola.

Possiamo individuare le motivazioni dello sbadiglio scolastico? E' possibile che vi siano ragioni sociali e questioni di rendimento scolastico; chi riporta cattivi voti tende alla depressione, chi va bene si annoia meno. Ma non sempre le cose sono così semplici. La noia, piuttosto, è una modalità dell’anima che si manifesta in modo trasversale e colpisce tutti; a scuola, comunque, tutti si sentono come “fuori del contesto”, con la mente e gli interessi rivolti in altri ambiti. A scuola non ci si realizza, i docenti si sentono a volte inutili e depressi, incapaci di comprendere fino in fondo la matrice del proprio ruolo. Sono come asfissiati da un clima uggioso che non lascia scampo. La retribuzione economica, un vero e proprio avvilimento. Eppure i docenti sono intelligenti, a volte ben preparati, ma la senzazione di vivere “fuori dal tempo” non lascia scampo; si percepisce l’assenza di una radicale riforma della struttura professionale, di uno sforzo per eleborare un nuovo modello di azione educativa non avulso dall’uso diffuso e costante nelle aule dei mezzi di comunicazione di massa. Insomma, costruire una scuola creativa. Protagonista: la fantasia e la immaginazione dei giovani. I professori: registi dei talenti, delle contraddizioni , delle paure e delle speranze, delle curiosità dei giovani; i docenti come allestitori per un mondo dove giovani preparati siano protagonisti a fronte alta, e non smarriti cercatori di una collocazione adeguata ai propri desideri.

Il malessere nella scuola è pertanto profondo, riguarda tanto i giovani quanto i professori. La frustrazione genera angoscia quando si percepisce la scuola del «tempo pieno» come «tempo perso». Ecco la “questione tempo”: il disagio scolastico ha qui l’ origine, nella struggente sensazione di star “ coccolando il tempo perso”. Si percepisce che la scuola, i giovani e i docenti , si sentono assediati da una “scuola parallella”, dalle informazioni - culturali e non - che i mezzi di comunicazione di massa propinano ogni minuto: la scuola sembra inchiodata tra banchi e cattedra, mentre quella parallella travolge tutto con la armonia della sua devastante e fresca novità. Il rapporto di fiducia tra studenti e scuola appare incrinato, lesionato.

Poi infine esiste la incomunicabilità, una difficoltà nella relazione che coinvolge alcuni docenti con i giovani; come se docenti e giovani parlassero lingue diverse. A volte i docenti “non comprendono“ le esigenze dei giovani; e i giovani a loro volta, non sanno presentare chiaramente ai docenti la loro vita in sviluppo, non sanno aprire un rapporto se non in forma contraddittoria. Il disagio è un vero e proprio accasciamento emozionale; oggi , comunque, non ci pare di osservare movimenti di studenti dalla «testa calda». Eppure un nuovo ’68 farebbe bene alla scuola e alla intera società italiana; sarebbe uno scossone per far entrare nuova e fresca aria culturale, nuova fantasia, nuova proposta , nuova capacità di immaginare il futuro, negli ambiti più profondi del tanto decantato Sistema Italia.

Ermanno Filosa




Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica Dominicana"

ed attualmente riveste la carica di
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)