Caraibi:
Costruire la Comunità
italiana
Dopo più
di tre un anni di "presenza
Comites" gli Italiani
ancora appaiono come "un
mondo" chiuso in se stesso,
che a stento riesce a governarsi.
La egemonia dello individualismo
sul nostro tessuto socio-economico
ha generato uno scollamento;
bisogna superare sentimenti
di supremazia che sono nocivi
nei processi di aggregazione
socioemozionale.
15.02.08,
Santo Domingo - Parlare di
Italianità"
in Repubblica Dominicana e
nei Caraibi, significa aver
chiaro un punto di partenza
per avviare una analisi realistica
e senza infingimenti.
In Repubblica Dominicana,
nei Caraibi in genere, esistono
gli Italiani ma non la Comunità
Italiana. E il nostro impegno,
lazione di tutto il
Comites, unitamente a tutti
i dirigenti delle varie associazionie
e ai militanti, è di
dare un contributo propositivo
per Costruire la Comunità
Italiana". Vogliamo trovare
motivi armoniosi, non fattori
di divisione.
Dobbiamo tutti insieme uscire
dal nostro guscio, e fare
scattare elementi di solidarietà,
e sentirci tutti, come dice
il nostro inno nazionale,
Fratelli DItalia.
Che fare? Dinanzi a noi abbiamo
uno scenario bien chiaro:
esistono italiani, famiglie
italiane, del primo novecento,
che qui hanno messo radici
e che hanno sviluppato importante
iniziative economiche con
duro davoro e alto senso del
sacrificio.
E sono stati protagonosti
per decenni della vita economica
e politica del Paese, hanno
dato il loro contributo per
lo sviluppo della struttura
della Repubblica. Ma queste
famiglie d Italiani
della prima immigrazione,
hanno a poco a poco, per fattori
sociologici comprensibili,
smarrito in gran parte i profondi
valori della Italianità,
anche se loro ambizione costante
è quella di entrare
in possesso di un Passaporto
Italiano, che apre le porte
di accesso verso tutta l
Europa. Essere cittadini Italiani,
per costoro è in somma
ragione far valere un principio
burocratico che li porta a
superare barriere e frontiere.
In genere, vengono chiamati,
e ingiustamente, Italiani
di passaporto; ed non
è corretto perchè
in loro si è aperto
sempre di piu, in tempi
recenti, una tendeza che li
porta a conoscere la cultura
e la lingua italiana, a usare
prodotti italiani, a visitare
le regioni di origine dei
propri antenati; insomma a
ritrovare le proprie radici.
E questo è molto significativo.
Poi esistono gli Italiani
che hanno visitato i Caraibi
alla fine degli anni settanta,
e qui si sono stabiliti. E
adesso sotto i nostri occhi
abbiamo commercianti arricchiti
che hanno dato un contributo
essenziale alla qualità
della vita della Repubblica
Dominicana: mi riferisco,
ad esempio, ai commercianti
di arredamenti, di porcellane
e di strutture di interni
di alto valore architettonico;
a quegli italiani che hanno
fondato ristoranti con tutto
Made en Italy, e sono decine
ormai nella Repubblica Dominicana
i locali rinomati di ristoro
alimentare sia sul mare che
in città e nei monti.
Possiamo dire con certezza,
che senza la iniziativa italiana
la Repubblica Domicana sarebbe
piu povera culturalmente
e priva di alcuni caratteri
di modernità.
Estistono, infine, gli Italiani
non commercianti, uomini di
cultura e docenti, o giornalisti,
o politici e dirigenti di
azienda, che hanno scelto
di ritirarsi in Repubblica
Dominicana perchè attratti
dal clima e dal mare smeraldo.
Questa è una componente
importante della italianità
qui presente: economicamente
forte e autosufficiente, questi
italiani rappresentano il
senso della iniziativa della
aggregazione sociopolitico,
la vivacità della iniziativa
culturale, la voglia di proposta
innovativa per dare un ruolo
alla italianità. Sono
il sale e il pepe di un tessuto
sociale di italianità
che può costituire
un formidabile lievito
per completare la nascita
di un processo che sbocca
nel riconoscere la formazione
della Comunità italiana.
Non posso non costatare, comunque,
e lo faccio con tristezza,
che questa ricca presenza
di Italiani non è stato
in grado fino adesso di costruire
una armonica Comunità
Italiana: un mondo, cioè,
dove il senso di apparteneza
alle medesime origine
italiane faccia scattare
sentimenti di autentica partecipazione
e di vera solidarietà
umana e sociale.
La funzione del Comites, in
raccordo con le varie associazioni,
è quella adesso di
aprire la strada a occasioni
di incontro e di confronto,
e far sviluppare il senso
di appartenenza ad una collettività
armonica.
Il
limbo italiano. Non
trovo altre parole per definire
lo stato di salute dei vari
gruppi degli Italiani qui
residenti. Dopo più
di tre un anni di "presenza
Comites" gli Italiani
ancora appaiono come "un
mondo" chiuso in se stesso,
che a stento riesce a governarsi.
La egemonia dello individualismo
sul nostro tessuto socio-economico
ha generato uno scollamento;
bisogna superare sentimenti
di supremazia che sono nocivi
nei processi di aggregazione
socioemozionale; grazie
alla scrupolosa dirigenza
dello Ambasciatore Enrico
Guicciardi e al costante lavoro
del console Del Pero e dei
suoi collaboratori, adesso
il Consolato funziona con
servizio rapido ed efficiente,
sono diminute di un 90% le
lamentele, e ciò potrà
favorire un clima di consenso
che potrà diffonersi
a poco a poco tra gli italiani
e quindi far nascere sentimenti
di nuova e forte associazione;
dobbiamo tutti, a mio modesto
parere, imparare la lezione:
e non dobbiamo smettere di
continuare a rimboccarci le
maniche per avviare iniziative
dirette anche a favorire la
Costruzione della Comunità
italiana. Gli Italiani ci
sono.
Speriamo che i buoni propositi
non cadano nel vuoto.
Ermanno Filosa
- Italia Chiama Italia - Gente
d' Italia - Il Corriere d'Italia