Il
Cavaliere e la rivoluzione
fredda.
21.04.08
- L'utopia è una brutta
bestia e uccide il sogno,
specialmete quella del passato
quando si mescola con la visione
dell'utopia del futuro. LItalia
proviene dal disastro, dal
malgoveno asfissiante. Ed
è più che naturale
che il Cavaliere oggi parli
della necessità di
adottare misure impopolari
ma necessarie per lavvio
della riforma del Paese; il
governo di tutte le sinistre
unite ha massacrato ogni speranza
e buon proposito: i «cattolici
adulti» di Prodi , la
sinistra di base di De Mita,
i Ds di D'Alema, di Veltroni
e di Fassino, il giustiziere
Di Pietro, Bertinotti e a
Pecoraro Scanio, hanno fallito
la prova per dimostrae di
essere capaci di apparire
come forza di governo.Una
occasione perduta. Un errore
vivere il Novecento come se
fos se il 2008. Le sinistre
unite sono apparse come estranee
al Paese. Lutopia del
futuro è stata soffocata
dal complesso delle illusioni
fallimentari del passato.
Ecco il punto essenziale.
Il Politico moderno deve avere
al capacita`di superare le
utopie storicamente in conflitto,
e mettere al bando le ideologie.
Berlusconi ha vinto perchè
è stato capace di dare
la sensazione di essere luomo
che fa, che cambia la realtà
secondo un normale buon senso
senza ricorrere alle ideologie
che hanno provocato disastri
storici; paradossalmente è
apparso come un buon uomo
della strada che ogni giorno
cerca la forma giusta per
sistemare le cose.Insomma,
un viandante che non sa sognare
e non vende sogni, ma che
propone soluzioni immediate
e credibili. Un uomo pragmatico
liberato dalle chimere.
Berlusconi ha vinto. Adesso
ha la oppotunità di
avviare il Nuovo Rinascimento
italiano. Dovrà togliersi
i panni del politico, per
indossare quelli dello statista.
In Italia i politici del passato
hanno messo la nazione al
proprio servizio anche ideologico;
il Cavaliere dovrà
dimostrare di essere capace
di mettersi al servizio della
nazione e del futuro di intere
generazioni. Le forze che
hanno perso ogni rappresentanza
in parlamento, useranno con
decisione i sindacati come
strumento di lotta politica;
è una vecchia storia
tipicamente italiana. Berlusconi
darà prova di aver
indossato i panni dello statista,
se saprà pensare ai
sentimenti e allintelligenza
degli italiani, e se considererà
la rappresentanza sindacale
come momento di confronto
per migliorare le soluzioni,
anzichè come espressione
di avversari politici e come
se avessero torto a priori.
Ma sull ICI già
i sindacati non sono tranquilli:
la Cgil ha già lanciato
un altolà («le
priorità sono altre,
salari e pensioni» ha
detto Epifani) mentre Cisl
e Uil si mostrano scettiche.
Vedremo.
Come mai questo uomo può
tanto? An e la Lega, senza
voler disminuire, non hanno
avuto nelle competizione elettorale
valenza autonoma: hanno conseguito
il giusto successo in quanto
amalgamati con limmagine
della persona del leader.
Quasi una fusione antropologica.
Si sono mosse non visioni
politiche precostituite, ma
valenze culturali e differenze
sui valori; è emersa
la rottura con il mito della
storia d'Italia del Novecento
costruita dai comunisti e
quindi è affiorata
la fedeltà dellelettorato
al principio di libertà
e domocrazia al di fuori del
grande mito della famigerata
rivoluzione di ottobre.
Il mito che presenta il popolo
italiano come immaturo, capace
solo di reazione, di clericalismo
ha alimentato la concezione
di uno Stato dirigente: le
élites guidano la gente,
gli alti intellettuali dominano
con il raggiro culturale ed
informativo la classe bassa
che si nutre della sapiente
dirigenza statalista. Contro
il mito statalista e comunista
appare Berlusconi: autentico
tribuno che parla alla coscienza
popolare una lingua diversa
da quella dei comunisti; apre
gli occhi al popolo: non era
nulla, ingannato, adesso poteva
essere protagonista del proprio
destino, come Mirabeau al
Terzo Stato nella riunione
di Versailles del 1789. Ed
ecco tutto lo splendore di
una vittoria elettorale epocale;
al confronto Prodi e Veltroni
sembrano ombre vaganti. Quando
Eugenio Scalfari paragonò
Berlusconi a Masaniello aveva
capito il pericolo per la
sinistra radicale: il Cavaliere
delegittimava il potere del
partito intellettuale e il
mito del comunismo e incarnava
la seconda Repubblica e quindi
lavvio del cambiamento.
Non sempre i cattivi maestri
sbagliano.
Ermanno Filosa*
ItaliachiamaItalia-Gente d'Italia-Il
Corriere d'Italia