Fini,
l' uomo che venne dal futuro
05.05.08
- Gianfranco
Fini è stato eletto Presidente
della Camera dei deputati. Chi
lo avrebbe detto negli anni 70-80?
Il presente in quegli anni ci
presentava un Fini come un politico
emarginato, dirigente in uno schieramento
partitico escluso dall«arco
costituzionale», addirittura
«nella fogna». Nel
milanese la stessa apertura di
una sezione del MIS veniva considerata
una provocazione e un attentato
alla Costituzione, un oltraggio
ai valori della resistenza.
Salto temporale: lex-missino
Fini in veste di Presidente della
Camera viene ricevuto dal Capo
della Stato Napolitano ex-comunista
di ferro. Quando si dice che la
politica è argento vivo,
un flusso in divenire mutabile,
metamorfosi perenne, si ha locchio
rivolto alla Storia.
Formidabili quegli anni novanta
italiani. Il tentato Colpo di
Stato strischiante avviato con
la operazione Mani Pulite nel
`92, e nel 1993 «lo sdoganamento»
di Fini e del Movimento sociale
da parte di Silvio Berlusconi
quando disse: «Se votassi
a Roma la mia preferenza andrebbe
a Fini». Ed ancora il nostro
Cavaliere non aveva annunciato
il proprio ingresso personale
e diretto in politica.
Un uomo politico di razza? Certo.
Freddo e tenace, astuto e calcolatore.
Fini è stato sempre piu`
avanti del partito che rappresentava,
guidato da una trepidante volontà
di riscatto e riconoscimento democratico;
nota la sua posizione di rottura
sulle famiglie di fatto o sulla
tematica della fecondazione assistita,
e la clamorosa e quasi-storica
sua battuta sul male assoluto
riferita alle leggi razziali,
per poi ad arte essere estesa
a tutto il mondo del fascismo.
Insomma una umanità che
cerca il lavacro, una sottile
volontà di superamento,
una quasi purificazione per fatti
che non lo hanno coinvolto personalmente
ma che pesano sul suo iter di
sviluppo di uomo politico. Una
vera e proprio purgazione laica
ha fatto nascere un lider dal
profondo del futuro storico, e
ci ha consegnato un uomo sano
e non perso dietro le maciullate
illusioni del passato.
È
stato anche l uomo delle
sbavature comportamentali. Ci
ricordiamo l`asprezza dialettica
sulle «comiche finali»,
sul «demolitore della Casa
delle libertà» e
quella invocazione del generale
tempo quando afermò «io
ho ventanni di meno».
Non minacce, non ingiurie, ma
solo garbati allettamenti per
chi ha orecchie per intendere
la musica. Non sempre le impuntature
dialettico-politiche ci conducono
infatti sulla strada sbagliata;
a volte sono una forma per sollecitare
attenzione sul proprio ruolo e
stimolare gli altri a riflettere.
Lo ripeto. È difficile
essere Fini, ma lui so sa fare
bene. Buon lavoro Presidente!
Ermanno Filosa*
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Corriere d'Italia