Caraibi:
ballando sotto gli uragani
05.10.08
- La
voglia di vivere non è
proprio l`ultima frontiera. Si
sviluppa anche l`esistenza a tutti
i costi, il primordiale istinto
di sopravvivenza, quella strappata
con i denti, una sorta di smania
di dare un senso al desiderio
di gustare ancora l`alba o il
tramonto mozza fiato. Vivere,
gustare l`amore. Il sole caldo
e amico. Il mare azzurro-verde
smeraldo che ti inonda di iodio.
Dare spazio alla fantasia avida
di incontri e fatti, desideri
di realizzazione. Insomma andare
al di là degli effetti
devastanti degli uragani. Superare
la disperazione e il sottile senso
di depressione e dolore.
Qui nei Caraibi, noi italiani
nel mondo ormai abbiamo assimilato
i giusti anti-corpi per convivere
con la bellezza di un clima da
sogno e con il furore cieco e
mortale di un uragano mostruoso
e assassino. E rimaniamo sempre
più colpiti dal fatto che
la vita quotidiana continui nonostante
le violenze propinate dalla natura,
dagli uragani.
Com'è possibile che i giornalisti
continuino a scrivere, i musicisti
a suonare, e gli artisti a dipingere
mentre giorno dopo giorno, dopo
gli uragani, scorre un forte sentimento
di disperazione e distruzione,
dolore fisico e emozionale? È
la vita!, mi sono risposto.
Decenni di uragani mostruosi hanno
insegnato agli abitanti dei Caraibi,
a tirare avanti nei periodi di
massima emergenza. Si va al super,
al cinema, al casinò, al
ristorante con in testa l`ululato,
il rumore cupo e con un so che
di rimbombo, con un rumoreggiare
del vento che non ha definizioni,
come se la presenza dell`uragano
fosse un sogno proveniente da
altra dimensione. Si apre dentro
il nostro petto una grande voglia
di sfida, e comunque vincere.
Per la vita, per i nostri disegni
esistenziali, per il nostro destino
di uomini di frontiera che convivono
con chi ha sulla pelle il segno
di forte violenze naturali, e
dentro l`anima la tenace determinazione
di non mollare mai e che ha saputo
sopravvivere alle emergenze indescrivibili.
Tra dolore e morte, in un clima
di sconvolgimeto innaturale, si
va avanti: i bambini vanno a scuola
evitando le strade più
pericolose, le donne fanno la
spesa in negozi protetti da barriere
anti-uragano, gli uomini si precipitano
al lavoro alle 8.30 nonostante
le decine di funerali che vengono
celebrati in ogni luogo dove l`uragano
ha fatto sentire la propria prepotente
presenza.
Gustav, Hanna, Ike, sono i nomi
degli ultime uragani del 2008.
Diventano i soprannomi degli amici
o delle donne che ci sono vicini.
Esorciziamo la paura. Alcune settimane
fa ero al matrimonio di un mio
amico italiano, giovani uomini
e donne stavano ballando e ridendo
in giardino quando si è
sentita una forte esplosione.
L'orchestra ha smesso di suonare.
Il cognato della sposa si è
affacciato in strada per avere
notizie dello accaduto. Poi ci
ha liberati dalla angoscia: "Tutto
tranquillo, il trasformatore elettrico
è esploso in una strada
laterale, molto fumo e niente
morti solo due feriti non gravi."
La musica è ripresa come
se niente fosse.
Vuoi vedere che anche gli uragani
hanno una funzione educativa sublimale
negli intricati meandri dello
spirito umano?
ItaliachiamaItalia-Gente dItalia-Il
Corriere d'Italia