Pdl:
niente "cesarismo".
Eppure...
04.12.08- Il
clima da dopo-Berlusconi
già annuncia apprensione,
embolo politico nella
nascente vita del Pdl. Non si
può fare finta di niente:
qualcosa si è incrinato,
non rotto, ma gravemente lesionato.
La Russa, il reggente degli anennini,
convoca i quadri per spiegare
che "nel nuovo soggetto entreremo
con la nostra identità,
non c'è nessuna bandiera
da ammainare". Ma nei corridoi
della politica-partitica finisce
di nuovo sotto malcelata denuncia
quel rapporto 70 a 30 per quanto
riguarda i posti da dare a FI
e ad AN in primavera.
Insomma,
i rapporti di forza fanno a pugni
con le ambizioni politiche e con
il ruolo storico del partito di
Almirante. L'unificazione di due
o più partiti è
sempre un dramma: ricordiamo quella
socialista tra Psi-Psdi, le lotte,
le gelosie, la figura surreale
dei co-segretari e
la inevitabile scissione e la
rinascita del Psdi. Tempi creativi
e amari.
Quale
cesarismo? La Russa: "Conosco
bene Fini, e quando parla non
usa giri di parole, quello che
ha riferito era in senso politologico,
in assoluto". E poi precisa:
"Anche se non gli ho parlato,
senza riferimenti a fatti attuali,
quando Fini ha da muovere obiezioni,
non è certo il tipo che
le manda a dire". Contraddizione.
Ma allora Fini vuole muovere
obiezioni, e perchè?
Consiglio
nazionale di Forza Italia di venerdì
scorso: il breve intervento di
Berlusconi ha presentato l'intera
operazione di nascita del Pdl
come una semplice evoluzione di
Forza Italia e non della confluenza
dei due partiti. Una svista? Una
riaffermazione potente di leadership?
Fatto sta che non aver nominato
An ha acceso gli animi dalle parti
del partito di Fini. Da qui, ritengo,
il rilievo sul cesarismo.
Forza
Italia, in un primo momento, fa
finta di nulla. Bonaiuti sorvola
e dice "non dimentichiamo
che Giulio Cesare non era certo
un personaggio negativo: varcò
il Rubicone e portò sulla
scena nuove classi produttive".
E ieri sui rischi di cesarismo
paventati dal presidente della
Camera Gianfranco Fini, Denis
Verdini, coordinatore di FI, precisa:
Non penso Fini si riferisse
a noi anche perché egli
ha aderito con entusiasmo già
nei mesi precedenti al 13 aprile.
Ricordiamoci che nel 2006 con
la discontinuità, con le
tre punte non è che noi
del centrodestra abbiamo fatto
un bel risultato. Una stagione,
sottolinea, archiviata con
14 milioni di voti. Ma allora
Fini parla a vanvera. E a chi
si riferiva? Un mistero veramete
buffo, perchè intanto Fini
precisa: ''Leadership non vuol
dire seguire la pubblica opinione,
vuol dire capire che cosa la pubblica
opinione chiede per evitare che
domani ci sia una condizione peggiore''.
E
vi è addirittura chi in
questo clima chiama in causa Spartacus
e la sua clamorosa rivolta, come
se Fini fosse "uno schiavo
politico"; la posizione sempre
più forzitalista, poi,
dei due rappresentanti di An,
Larussa e Gasparri, ha forse irritato
o preoccupato Fini. E così,
si afferma, la reazione del presidente
della Camera al battesimo autogestito
del Pdl con l'accusa di cesarismo
suona un poco come la rivolta
dello schiavo/gladiatore Spartacus.
Paragone veramente irreale. Pura
fantasia speculativa.
L'intelligenza
politica di Fini prenderà
atto che Silvio Berlusconi è
un unicum, irripetibile.
Addirittura irriproducibile
la sua maniera di tenere i rapporti
politici e la capacità
umane e il facino naturale dell`uomo.
Una capacità creativa in
senso economico e sociale invidiabile.
La questione è un`altra:
il Pdl potrà anche essere
fluido, leggero, carismatico e
televisivo, ma all'interno deve
essere ben chiaro un metodo democratico
per evitare che nell'epoca del
dopo- Berlusconi prevalga il clima
di rissa. Se cesarismo vi è,
questo non è trasferibile
in eredità. E la battaglia
per uno statuto del Pdl con chiari
e fermi paletti di procedimento
democratico per la selezione della
classe dirigente, deve essere
un impegno assoluto per tutelare
in futuro la stessa vita duratura
del partito unico. E ricordiamoci:
unificazioni e scissioni nel quadro
storico politico italiano, furono
esperienze tormentate, a volte
rovinose. Statuto di ferro è
un imperativo categorico. A patto
che vi sia volontà politica
serena e costruttiva, non distruttiva.
Affermare
date a Cesare il Pdl che
è di Cesare. Congratulazioni
e figli maschi. E Fini si accontenti
di una fascia nera a lutto per
ricordare una nascita che per
lui è la morte politica,
è un giudizio carico di
provocazione, ispirato dal desiderio
di fomentare rotture insanabili,
come se Fini fosse il pollo dell'ultima
ora, offendendone così
la sua intelligenza politica.
di
Ermanno Filosa- ItaliachiamaItalia-Il
Corriere d`Italia-Gente d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do