Popolo
della Libertà: cesarismo
e identità politica
07.12.08
- Non dobbiamo mettere i panni
dei sempliciotti, i creduloni
abitano il palazzo delle fate.
La questione, così, appare
più intricata di quello
che sembra a prima vista. I corridoi
della politica-partitica parlano.
Squillano i cellulari, si commenta
il cesarismo e la
ricerca dell'identità politica;
chi scrive ha ricevuto da lettori
e amici italiani e da esponenti
autorevoli degli italiani del
mondo, domande , analisi e contro-analisi,
commenti relativi al pezzo Pdl:
niente "cesarismo".
Eppure...
Insomma,
vi è profonda attenzione,
forse preoccupazione, complesso
di assorbimento, sulla
nascita del Pdl.
Già
si guarda al futuro, come se il
Pdl fosse già nato oltre
la volontà degli elettori.
E non a caso quindi la Russa,
il reggente degli aennini, ha
convocato i quadri per spiegare
che "nel nuovo soggetto entreremo
con la nostra identità,
non c'è nessuna bandiera
da ammainare". Una affermazione
sacrosanta, forse per superare
preoccupazioni, giuste osservazioni
critiche, ma che lascia spazio
a molteplici riflessioni.
Il
Pdl è una affascinante
scommessa politica. È un
fatto, ritengo, forse unico: nasce
un partito, il Pdl, in una competizione
elettorale, prima che ci fosse
la sede, lo statuto e gli Organi
della formazione politica. Insomma,
il Pdl è nato tra la gente,
dal consenso elettorale. Si, è
nato in forma elettorale, con
esito positivo, grazie alla proposta
politica del voto utile,
per dare corpo al sistema bipartitico
e superare la frammentazione politica
che aveva tormentato il governo
Prodi e la scena politica per
molti decenni. Un successo pieno
di una lista elettorale, grazie
al fascino di Berlusconi. Adesso
la lista elettorale deve prendere
forma di Partito, in senso classico.
Un movimento politico carismatico
non ha prezzo, ma quando si tratta
di unificare due
movimenti politici nascono complicazioni.
Ogni unificazione di movimenti
politici, di partiti, cova in
sè il seme di una probabile
scissione.
Ci
mancava anche questa. Adesso si
affaccia sulla scena, quasi una
irruzione, Licio Gelli, lex
"Gran maestro" della
P2 intervistato da Klaus Condicio,
e tra l`altro egli dice: "Se
cadesse Berlusconi, sarebbe un
caos per il Paese perchè
il governo non avrebbe più
una struttura partitica. Berlusconi
ha iniziato con una struttura
partitica, seguendo la strategia
dei Carabinieri, dei farmacisti
e della Chiesa, ovvero creare
una ragnatela così capillare
che serva per poter comandare
e controllare lItalia. Se
cade Berlusconi, chi abbiamo?
In Italia non cè
un leader. Gianni Letta è
un bravo diplomatico. Cicchitto,
anche lui è stato in Loggia
con me ed è una brava persona.
DellUtri, invece, ad esempio,
non può essere leader perchè
è stato perseguitato da
una condanna e quindi è
tenuto in disparte....
Ecco.
Evidente il siluro a Dell`Utri,
non so se a torto o a ragione.
Ma siluro è. Diventa denso
pertanto il clima da dopo-Berlusconi,
già annuncia apprensione,
diventa più spesso l`embolo
politico nella nascente
vita del Pdl. Non si possono chiudere
gli occhi: molti quadri dirigenti
di An e della disciolta FI elaborano
strategie, si pongono domande,
cercano alleanze, perchè
il dopo-Berlusconi è in
termini politici una dimensione
attuale, auspicando lunga vita
al Cavaliere. Ma la vita politica
può cambiare, oltre alla
vita fisica. Se il nostro Cavaliere
punta a diventare Segretario Onu,
soprattutto per avviarne una grande
riforma...sarebbero già
aperte le molteplici varienti
del dopo-Silvio.
Vivremo e vedremo.
Intanto
gli italiani all'estero, assenti
dalla mente dei dirigenti di Forza
Italia, assenti dal processo di
formazione del Pdl, devono consolarsi
con Carlo Verdone. "Gli italiani
all'estero sono la parte migliore
del Paese". ha detto di recente
l'attore (CINEMA E ITALIANI NEL
MONDO "Gli italiani all'estero
sono la parte migliore del Paese":
parola di Carlo Verdone). "Vista
dal di fuori, l'Italia e' davvero
lo ''stivale' e i nostri connazionali
all'estero ne hanno una visione
romantica. Sono pero' meno cinici
degli italiani che stanno in Italia
e piu' belli da raccontare.
Sì, meno cinici, ma non
ingenui e minchioni.
di
Ermanno Filosa- ItaliachiamaItalia-Il
Corriere d`Italia-Gente d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do