Obama:
tra l'ombra della razza e i Clinton
17.01.09
- Il
presidente eletto Obama vive un
tremendo dilemma, ma lui non lo
sa. Dovrà muoversi tra
una cruciale alternativa: il pensiero
lucido e lassillo istintivo,
fra quel che ha professato in
pubblico e quel che a mala pena
confessa a se stesso. Tormentato
dal peso oscuro ed equivoco della
memoria. Risucchiato dalla sua
razza.
Per
capire meglio che cosa è
uscito dal sottosuolo del divenire
politico americano ci aiuta un
racconto dello scrittore Hermann
Melville: Benito Cereno. Il protagonista,
detto lo Spagnolo, è il
capitano di una nave, la San Dominick,
che durante un lungo viaggio in
mare è preso in ostaggio
dagli schiavi neri che trasporta.
A salvarlo, lungo le coste del
mare cileno, arriva il capitano
Amasa Delano, che impersona lAmerica
nordista, ottimista e fiera, intrapendente
e coraggiosa.
Alla
fine il capitano Delano invita
Cereno a dimenticare la trista
avventura e a ricominciare la
vita e dice: «Guardate,
il sole che là risplende
ha dimenticato ogni cosa, e così
il mare e il cielo azzurro; hanno
voltato pagina, loro».
Cereno appare depresso , come
piegato per sempre dall'esperienza
nella sua personalità.
«Voi siete salvo»,
insiste Delano con slancio amichevole,
«che cosa vi ha gettato
addosso questombra?».
«Il negro»,
risponde Cereno.
Il
voto Usa del 4 novembre è
stato un uragano, e il suo occhio
è questombra secolare
che non scompare. È una
massa aggrovigliata che l'esperto
marinaio bianco porge a Delano,
perché lo risolva. E quindi
superi l'enigma.
Esiste
un razzismo ignaro, cioè
un «razzismo senza razzisti»,
che accompagna Obama. Ecco pechè
tanti bianchi amici dei Clinton
nel suo governo. Bisogna non dimenticare
linconscio collettivo, il
«pregiudizio implicito»,
quello automatico: in tal caso
è solo il bianco ad apparire
americano, non lafro-americano
e ancor meno lasiatico-americano.
Il pregiudizio è potente
anche nei neri, che da secoli
interiorizzano lo stereotipo dei
bianchi.
Non
sono pochi i conservatori cristiani
che vedono in Obama lanticristo:
il 10 per cento degli americani
è comunque persuaso di
vivere l'Apocalisse. I meno scortesi
affermano che Obama non ha esperienza.
McCain attaccava Obama lalieno,
soprattutto quando si abbracciava
a Sarah Palin e affermava che
"qui vi sono i veri americani,
non altrove". E l`altrove
era Obama. Ma l`ombra della razza
ha schiacciato McCain.
Agli
amici, durante la campagna elettorale,
Obama confidava che la battaglia
non finirà con la vittoria;
sapeva che bisognerà vincere
le diffidenze razziali dei bianchi
e anche dei neri. Obama sa di
essere un diverso
in ambedue i mondi, impegnato
in una sorta di missione impossibile:
tutti i diversi
o sono geni o sono guru dell'impossibile,
formidabili creatori di illusioni
credibili. Dobbiamo prenderne
atto: il diverso Obama ha dimostrato
di aver la migliore retorica politica
che gli Stati Uniti hanno visto
dai tempi di John Kennedy e Ronald
Reagan. Conosce lo strumento che
gli serve per comunicare, motivare
e convincere, unire gli americani,
è capace di rendere credibile
la speranza del grande futuro.
Chiederà nellimmediato
di avere pazienza, fare sacrifici.
I miracoli si promettono durante
le campagne elettorali: Obama
ha espresso la sua intenzione.
Agire è unaltra cosa.
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di
Ermanno Filosa- ItaliachiamaItalia-Il
Corriere d`Italia-Gente d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do