L'errore
di Guzzanti
03.02.09 - Paolo
Guzzanti ha lasciato Forza Italia
e il gruppo del Pdl alla Camera,
si è iscritto al Misto
e al Partito liberale. Ad annunciarlo
è stato lo stesso giornalista
in una lettera a Silvio Berlusconi.
Due i motivi della scelta: il
sostegno ''entusiasta, personale
e amicale al signor Vladimir Putin''
da parte di Silvio Berlusconi
per la ''criminale invasione della
Georgia" e la condizione
''preagonica della democrazia
parlamentare italiana''.
Non
sono tanto questi i motivi, a
mio avviso, della decisione del
nostro Guzzanti. Il vero motivo
è la natura di FI e la
assenza di democrazia interna,
come dice lo stesso parlamentare.
L`errore di Guzzanti è
quello di non aver capito fino
in fondo in quale organismo politico
si è trovato a militare,
non ha capito la ineluttabile
progressione di successo di un
partito che è la proiezione
del fascino di un leader. Suscita
stupore che non abbia compreso
la irrimediabile fatalità",
la natura dell'incessante processo
sociologico che ha dato vita a
un partito come Forza Italia.
E così Guzzanti dopo averne
tratto molti benefici, fa il grande-piccolo
gesto della rivolta. Insomma,
il rifuto clamoroso non del seggio
alla Camera ma di quel contorno
che fino a quel momento lo ha
alimentato. Veramente sconfortante.
Suscita
stupore che Paolo Guzzanti non
abbia capito che viviamo un'epoca
in cui il partito ideologico
è finito. Viviamo l`epoca
in cui si affermano i partiti
post-moderni legati
a una persona e proiezione del
leader. La vicenda Obama è
la riprova di quanto diciamo:
non ha tanto vinto il partito
democratico americano, ma ha vinto
il fascino che Obama ha saputo
trasmettere, la chiarezza della
proposta politica, e l'immagine
negativa del vecchio che doveva
essere sostituito, cioè
Bush, che ha innescato il processo
magico-elettorale del cambiamento,
ha acceso la forza dell' innamoramento
verso Obama. Veramente elementare,
mister Guzzanti.
Eppure il nostro Paolo non ha
capito che viveva dentro una irrimediabile
fatalità, dinanzi
alla forza di un leader che parla
a milioni di persone e miete successi
elettorali clamorosi e sotto gli
occhi di tutti. Forza Italia rimane
storicamente un partito del leader
e del popolo, e Berlusconi rappresenta
un unicum irrepetibile, capace
di avviare una coalizione di centro
destra con l`allenza di Fini e
di An. Nascerà a fine marzo
il Pdl, una imponente scommessa
per dare risposte potenti agli
appuntamenti che il divenire politico
pone ogni giorno. La storia di
Forza Italia, pur con alterne
fortune e ondeggiamenti inconsueti
tra un risultato elettorale e
l'altro, avrebbe dovuto far capire
a Guzzanti che il rapporto personale
tra leader e popolo può
essere un fatto durevole e positivo
se il risultato elettorale è
travolgente. A che servono partiti
con discussioni politiche infinite
e colte, se poi il consenso elettorale
è irrisorio? Nel partito
post-moderno la ricchezza della
discussione politica può
essere un macigno per l'azione
del proselitismo elettorale. Perchè
genera confusione e incertezza;
la proposta incarnata da un leader,
trasmette invece consensi e punto
di riferimento credibili.
Ma
come no ha capito il nostro Guzzanti
che, proprio adesso che nasce
il Pdl, il nuovo partito avrebbe
migliorato le regole interne e
che la forza del leader sarebbe
stata, di fatto, risucchiata dal
nuovo che incalza e dal desiderio
degli emergenti di dare continuità
al disegno di Berlusconi, applicando
regole scritte per la formazione
della nuova dirigenza politica?
Oppure Guzzanti non si considerava
il nuovo che avanza, ma a tutti
i costi il canto del cigno lungo
il viale del tramonto? Peccato.
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di
Ermanno Filosa- ItaliachiamaItalia-Il
Corriere d`Italia-Gente d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do