Il
razzismo prodotto della crisi
15.02.09
- Gli italiani nel Mondo seguono
con attenzione, e a volte ansia,
gli episodi di razzismo che si
scatenano in molte parti del nostro
pianeta, ed anche in Italia. Sono
preoccupati, perchè ne
potrebbero essere ingiustamente
vittime, anche per motivi di rivalsa.
Non vi è dubbio che la
crisi economica-finanziaria genera
tensione sociale. Genera mostri
culturali e politici. E quindi
anche razzismo. Lo sviluppo della
tecnologia ha rivoluzionato i
mezzi di informazione di massa,
e il villaggio globale in cui
viviamo ci informa e rende partecipi,
vittime o protagonisti, di eventi
che comunque non possiamo non
analizzare. Siamo coinvolti, nel
bene e nel male.
L'immigrazione è un'emergenza
che va gestita con intelligenza
politica. È una questione
colossale. E lo scrive uno che
ha girato per motivi di lavoro
i cinque continenti, e che ha
provato a volte il peso sulla
propria pelle di apparire lo
straniero, il diverso in
un contesto di tessuto sociale
nuovo. Sono convinto che le politiche
della globalizzazione e dell'Europa
unita, non possono alzare le braccia
in segno di resa in nome del
buonismo e quindi accogliere
senza risposta le sfide di altre
culture; la cultura che si voglia
confrontare con le altre non deve
perdere i suoi caratteri tipici,
deve mantenere una struttura ben
definita, e poi, partendo da tutto
ciò, dialogare nella forma
del do ut des con lo straniero.
La mia esperienza di eterno emigrante,
mi ha insegnato che era mio dovere
accettare i principi fondamentali
e mantenere poi una mia identità
dove compatibile con il nuovo
ambiente in cui mi trovavo a lavorare
e vivere. Rispettando le altre
culture, venivo rispettato.
Sono due, a mio avviso modesto,
i filoni che storicamnete ci collegano
ai fenomeni del razzismo. Il primo
principale tipo di razzismo, sembra
paradossale perchè è
figlio della anarchia, di un mal
celato sentimento sovversivo.È
il prodotto della noia esistenziale.In
italia in uno degli scorsi weekend
è stato un indiano a pagarne
le conseguenze, bruciato vivo.
Follia nichilista. L'Occidente,
fin dagli anni `70 ostenta il
relativismo culturale: nulla è
sbagliato, ogni cosa è
giustificabile perché bisogna
mettersi nei panni altrui e se
qualcuno poi finisce in carcere
è magari anche il caso
di perdonarlo.Individuare tutte
le attenuanti possibili a favore
del nichilista che gioca
con la noia e la sovversione
bruciando il diverso negro, sembra
uno sport da spettacolo del Colosseo
della antica Roma.
Poi esiste il razzismo ideologico.
Ha radici nel secolo della politica-religione,
per cui ci si si oppone per partito
preso in modo assoluto all'immigrazione,
al multiculturalismo. Gli atti
più estremi sono venuti
dalla sinistra, pronta ad inneggiare
a movimenti terroristici pur di
gettare discredito su chi fosse
ancora paladino dei propri valori
e principi e volesse difendere
libertà e democrazia; è
a sinistra che è nato un
fenomeno peculiare all'Occidente
del «razzismo al contrario»,
volto a favorire le più
incompatibili pratiche provenienti
da culture in conflitto con la
nostra. Insomma , il razzismo
ideologico supera il «desiderio
di trasgressione», ed si
presenta como un orientamento
culturale, vero e proprio.
E quindi molto pericoloso.
Il
benessere, la crescita economica
sono in crisi a livello mondiale.
A livello popolare vi è
una tendenza verso una chiusura
nel nazionalismo e nel campanilismo:
il «si salvi chi può»
ci ricorda la tragedia del Titanic,
e la nascita di sentimenti-mostro
quali l` egoismo solidale,
cioè l`inganno mascherato
da apparente aiuto. A livello
governativo un tentativo di ritorno
a sciaugurate tentazioni protezionistiche
ed alla gestione dell'economia
su base pubblica: un libero mercato
debole, in crisi, mette in codizione
lo Stato di intervenire. Sono
questi indicatori gravi, che ci
devono indurre ad auspicare la
nascita di un nuovo ordine mondiale
e quindi la scrittura di nuove
regole.
Altrimenti lo sbocco potrebbe
essere tragico per le sorti della
Umanità, cosi come avvenne
nella crisi della recessione del
`29.
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di
Ermanno Filosa
ermannofilosa@codetel.net.do