Pd:
Tutti a casa
20.02.09 - Scissione,
isolamento, rilancio? Congresso
si, congresso no, primarie si,
primarie no. Elezioni del segretario
adesso si o no. Basta, non se
ne può più. Veltroni
ha sbagliato a dare le dimissioni
cosi, fuori dalla Direzione del
partito, senza una motivazione
politica chiara e mettendo in
evidenza le lacune del partito,
e avviando quindi una discussione
forte e profonda, una analisi
polica decisiva e costruttiva.
Siamo allo sfacelo. È sembrata
una fuga.
Va
bene, le varie sconfitte elettorali,
hanno traumatizzato Veltroni.
Si è sentito senza
seguito, non capito dalla masse
popolari. A tutti è apparso
adesso un partito lacerato da
gelosie e divisioni. Ma Parisi
e D`Alema,Rosy Bindi, Linda Lanzillotta,
Livia Turco, Bersani che cosa
vogliono? E poi Franceschini,
senza idee e carisma, nato uomo
ombra.E poi Letta,buon ideatore
di prospettive e stategie , ma
senza consensi interni al Pd.
Ancora loro,Bassolino il Governatore
della Campania e il sindaco di
Napoli. Pazzesco. Tutti a casa.
È urgente un congresso
per selezionare una nuova classe
dirigente. Rimpiangiamo Enrico
Berlinguer, un gigante al confronto
Lo spettro della scissione
c'è. Tra i democrats
la parola «scissione »
non è più un tabù,
ma un'eventuale prospettiva da
analizzare. Il Partito democratico
guidato fino a una settimana fa
da Walter Veltroni, nato dalle
ceneri di quelli che furono il
Partito comunista più forte
dell'Occidente e la sinistra della
Democrazia cristiana, vive momenti
difficili. Non siamo al caos,
ma si respira un`aria di sfiducia,
forse delusione, e smarrimento.
Che fare, con la natura di quale
partito, con quale programma?
L'appuntamento
di sabato 21 è cruciale.
Vigilia tesa. Rutelli: "Rischiamo
l'estinzione". Si dice, basta
sindrome dell`8 settembre. È
una parola. Clima pesante. Nei
padiglioni della Fiera di Roma
si deciderà il destino
del Pd, dopo le dimissioni di
Walter Veltroni. Tra veleni incrociati,confuzione,
disorientamento della base e richieste
di "primarie", i democratici
tentano di uscire dal caos. Il
voto della Sardegna con la vittoria
netta del Pdl , ha dimostrato
che ormai il Pd non sa comunicare
con le masse, è incapace
di rendersi credibile. Veltroni
ha presentato la figura del perdente
mandato dal destino; naturali
e scontate le sue dimissioni.
Sbagliata la decisione di non
presentarle dinanazi alla assemble
nazionale, dopo un` analisi che
le motivasse. È durissimo
il giudizio sul Pd del direttore
dell'Unità. Nell'editoriale
Concita De Gregorio parla di "
giorni più bui della breve
storia del Pd" e poi precisa:
"Delle sue oligarchie, per
l'esattezza: punite con severità
assoluta da un elettorato stanco
di lotte intestine e clandestine,
dei giochi di potere sotterranei,
eppure così visibili".
Il
Pd si dibatte adesso tra la possibile
scissione e l`isolamento da
una appassionata e intransigente
opposizione che comunque esiste
in un sistema democratico come
il nostro. Il Pd rincorre Di Pietro
che fa di tutto per apparire come
l` unica forza che scende in piazza
per una opposizione "vera
e dura", mentre Veltroni
è apparso alla sbando incapace
di rafforzare con la sua azione
il bipartitismo. Insomma, non
è sembrato nè carne
nè pesce. E non si osservano,
tra le file del Pd, i noti pazienti
costruttori tipo La Russa e Verdini
che alla fine hanno trasformato
in realtà, in partito,
una lista elettorale come quella
del Pdl.
Tempi amari. Siamo al dopo-Veltroni.
Dopo l'investitura di Bersani
fatta da D'Alema, l'ex ministro
degli Esteri ha reso pubblica
un'operazione di cui tutti erano
a conoscenza. Rutelli, ex leader
della Margherita, mostra segni
di sofferenza; osserva malinconico
il tempo nero che si avvicina,
orizzonti tempestosi: «Abbiamo
faticato tanto per dar vita a
una cosa nuova e ora dovremmo
andare alle primarie per la segreteria
con due candidati dei Ds? È
impensabile. Basta. Così
non si va da nessuna parte».
Non è certo questo il clima
per fare la "bella Politica,
per il bene del Paese", dicevano.
Lo ricordate?
Non
è un caso infatti se un
terzo degli elettori dei Dl se
n'è andato. È
sotto gli occhi di tutti, la difficoltà
di un partito che fa fatica su
tutto, fatica a parlare con il
Paese, e si rifugia magari nelle
piazze, negli slogan, oppure dietro
la Cgil, eleva il laicismo a punto
di forza. E se i cattolici del
Partito democratico tentano di
esprimere una tesi, c'è
chi dà una lettura goffa
e grottesca,un ritratto satirico
del rapporto tra i cattolici e
la Chiesa. Siamo al caricaturale,
come se i cattolici del Partito
Democratico avessero un permanente
filo diretto con il Vaticano.
È noto il disagio dei rutelliani.
Ed infatti che cos'è il
Pd se non possono avere spazio
i contributi di idee degli ex
militanti della Margherita? E
questa sofferenza politica potrebbe
aprire le porte della scissione.
E quindi mettere in grave difficoltà,
se non in crisi, il bipartitismo.
Oggi
il Pd appare che stia in Italia
con la Cgil, in Europa con il
Pse e in Medio Oriente con Hamas.
Non sta con la gente, è
lontano dai bisogni reali delle
famiglie. «Ma noi non potremmo
fare gli indipendenti di centro
in un partito troppo di sinistra»,
commenta Follini: «Se fossimo
costretti ad assistere dalla tribuna
al derby tra Veltroni e Bersani,
vorrebbe dire che il Pd ha preso
la deriva della "Cosa 4".
E noi lì non potremmo approdare».
Si allarga la sbandata, e prende
corpo lo smarrimento e la incapacità
di eleborare una proprosta politica
credibile.
D'Alema
ha lanciato un'Opa sul partito.
Ma è chiaro ormai che
se i post-comunisti pensassero
di rimettere una "S"
alla sigla del Pd, una parte se
andrà, la scissione diverrebbe
la ricerca finalmente di aria
nuova per un mondo cattolico che
convive in allenanze scomode.
Fuga dal Pd!Ma verso dove?
Il 13-14 aprile, oltre il 70%
degli elettori ha votato per i
due maggiori partiti, Pdl e Pd:
la stragrande maggioranza degli
italiani ha fatto una scelta bipartitica
e di semplificazione. È
necessario procedere in questa
direzione, evitando il ritorno
al caos dei 15-20 partiti rissosi,animati
dalla finta politica, lontani
dai problemi del Paese, e preoccupati
solo dell`autoconservazione. Ricostruire
un centrosinistra che non riproponga
gli errori del passato? In politica
non esistono i miracoli.
di
Ermanno Filosa - ItaliachiamaItalia
- Il Corriere d`Italia - Gente
d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do