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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Ermanno Filosa

OBAMA: è nato l’Usa-socialismo?

04.03.09 - Le banche e le assicurazioni statunitensi continuano a risucchiare denaro pubblico, sembrano idrivore scatenate suscitando l’ira dei contribuenti e diffondendo la sfiducia nel resto del mondo.La economia reale è in caduta libera.

La crisi finanziaria mette in discussione tutti “i modelli di sistema” conosciuti. Barack Obama è lieto che ci sia la Cina. Se non ci fosse potrebbe essere considerato d’un colpo il Presidente del più grande paese socialista del mondo. Nouriel Roubini è l’economista che prima di ogni altro ha previsto la gravità epocale della recessione in corso: raccomanda di nazionalizzare ancora senza risparmio, perché le mezze misure non servono a nulla. Il sistema finanziario è massacrato, la economia reale in caduta libera.

Dobbiamo tutti riconoscere onestamente che la Grande Crisi esplosa nell’autunno 2008 sconvolge le nostre categorie di pensiero. Difficile immaginare che se ne possa uscire con una semplice ripresa, cioè senza che mutino radicalmente non solo i protagonisti del gotha finanziario mondiale, ma anche i dogmi del cosiddetto libero mercato.

La verità, infatti, è che oggi i governi possono fare ben poco impiegando denaro pubblico.È una azione politica, per dimostrare comunque che non si sta fermi. Gli Usa possono ringraziare il cielo di essersi affidati a un presidente dotato di molto sangue freddo, ma ormai è chiaro che Obama deve andare contronatura rispetto all’indole americana nel tentativo di evitare il collasso. La settimana scorsa di fatto ha nazionalizzato Citibank, cioè la banca più grande del paese. Ancora non sappiamo se i fondi già stanziati basteranno a salvare l’Aig, altro colosso presente in ogni momento della vita quotidiana Usa, per intenderci come da noi le Generali; e pure la General Motors da un momento all’altro potrebbe fallire.

Una volta si diceva “troppo grande per fallire”, ora rischia di essere vero il contrario.
Forse si salvano i piccoli. Nonostante che gli Stati, a partire da Washington, abbiano ormai destinato al sostegno delle imprese in crisi somme astronomiche, di molto superiori a quelle incassate negli anni delle privatizzazioni. E cosi le banche e le assicurazioni statunitensi continuano a risucchiare denaro pubblico, sembrano idrivore scatenate suscitando l’ira dei contribuenti e diffondendo la sfiducia nel resto del mondo.

Obama è l`uomo nuovo, e appare credibile. Può senza imbarazzo limitare drasticamente i compensi dei manager le cui aziende usufruiscono di aiuti di Stato. Può immaginare un futuro in cui la forbice delle retribuzioni, e quindi delle disuguaglianze, la smetta di spalancarsi fino a mettere in crisi il sistema. Le tasse annunciate da Obama sui redditi più alti non basteranno probabilmente a finanziare l’assistenza sanitaria gratuita per gli anziani indigenti. Ma sono un segnale d’impegno pubblico per la redistribuzione delle risorse che è forse l’unico messaggio significativo cui una politica democratica possa dedicarsi nel mezzo della bufera.Almeno questo, dopo il più grande “furto del sistema” di tutti i tempi.

 

di Ermanno Filosa - ItaliachiamaItalia - Il Corriere d`Italia - Gente d`Italia

ermannofilosa@codetel.net.do



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Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana", inoltre e'

Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)







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