OBAMA:
è nato lUsa-socialismo?
04.03.09
- Le banche e le assicurazioni
statunitensi continuano a risucchiare
denaro pubblico, sembrano idrivore
scatenate suscitando lira
dei contribuenti e diffondendo
la sfiducia nel resto del mondo.La
economia reale è in caduta
libera.
La
crisi finanziaria mette in discussione
tutti i modelli di sistema
conosciuti. Barack Obama è
lieto che ci sia la Cina. Se non
ci fosse potrebbe essere considerato
dun colpo il Presidente
del più grande paese socialista
del mondo. Nouriel Roubini è
leconomista che prima di
ogni altro ha previsto la gravità
epocale della recessione in corso:
raccomanda di nazionalizzare ancora
senza risparmio, perché
le mezze misure non servono a
nulla. Il sistema finanziario
è massacrato, la economia
reale in caduta libera.
Dobbiamo
tutti riconoscere onestamente
che la Grande Crisi esplosa nellautunno
2008 sconvolge le nostre categorie
di pensiero. Difficile immaginare
che se ne possa uscire con una
semplice ripresa, cioè
senza che mutino radicalmente
non solo i protagonisti del gotha
finanziario mondiale, ma anche
i dogmi del cosiddetto libero
mercato.
La verità, infatti, è
che oggi i governi possono fare
ben poco impiegando denaro pubblico.È
una azione politica, per dimostrare
comunque che non si sta fermi.
Gli Usa possono ringraziare il
cielo di essersi affidati a un
presidente dotato di molto sangue
freddo, ma ormai è chiaro
che Obama deve andare contronatura
rispetto allindole americana
nel tentativo di evitare il collasso.
La settimana scorsa di fatto ha
nazionalizzato Citibank, cioè
la banca più grande del
paese. Ancora non sappiamo se
i fondi già stanziati basteranno
a salvare lAig, altro colosso
presente in ogni momento della
vita quotidiana Usa, per intenderci
come da noi le Generali; e pure
la General Motors da un momento
allaltro potrebbe fallire.
Una
volta si diceva troppo grande
per fallire, ora rischia
di essere vero il contrario.
Forse si salvano i piccoli. Nonostante
che gli Stati, a partire da Washington,
abbiano ormai destinato al sostegno
delle imprese in crisi somme astronomiche,
di molto superiori a quelle incassate
negli anni delle privatizzazioni.
E cosi le banche e le assicurazioni
statunitensi continuano a risucchiare
denaro pubblico, sembrano idrivore
scatenate suscitando lira
dei contribuenti e diffondendo
la sfiducia nel resto del mondo.
Obama
è l`uomo nuovo, e appare
credibile. Può senza imbarazzo
limitare drasticamente i compensi
dei manager le cui aziende usufruiscono
di aiuti di Stato. Può
immaginare un futuro in cui la
forbice delle retribuzioni, e
quindi delle disuguaglianze, la
smetta di spalancarsi fino a mettere
in crisi il sistema. Le tasse
annunciate da Obama sui redditi
più alti non basteranno
probabilmente a finanziare lassistenza
sanitaria gratuita per gli anziani
indigenti. Ma sono un segnale
dimpegno pubblico per la
redistribuzione delle risorse
che è forse lunico
messaggio significativo cui una
politica democratica possa dedicarsi
nel mezzo della bufera.Almeno
questo, dopo il più grande
furto del sistema
di tutti i tempi.
di
Ermanno Filosa - ItaliachiamaItalia
- Il Corriere d`Italia - Gente
d`Italia
ermannofilosa@codetel.net.do