Chi
è sotto torchio: Obama, la
Cia o gli uomini di Bush?
24.04.2009 -Torre gemelle e terrorismo,
11 settembre e attacco all`America
e ai valori democratici dell `Occidente.
Sembra che la vita politica Usa,
non abbia pace quando si mettono
in discussione valori scritti in
una epoca in cui il Grande Terrorismo
era una speculazione della fantasia,
un argomento da films gialli. Adesso
osserviamo che dossier sulle torture
ai terroristi o ai presunti tali,
travolge gli uomini di Bush: cosa
farà Obama? La Cia si ribella,
e il Presidente Usa deve correre
nel quartiere generale insieme al
direttore l`Italo-calabrese-Usa
Penetta per pacificare gli animi.
Speriamo bene.
Ma la situazione adesso si complica.
Lultimo documento emerso e
diffuso alle stampe, cita il nome
di Condoleeza Rice. Nel luglio del
2002, lallora Consigliere
per la Sicurezza Nazionale, durante
una riunione con lallora numero
uno della Cia George Tenet, diede
il suo assenso verbale allutilizzo
della tecnica del waterboarding
(lannegamento simulato) sul
terrorista di Al Qaeda, Abu Zubaydah.
La Cia si difende, in forma decisa
e implacabile. La Central Intelligence
Agency, fa in modo che venga diffusa
la notizia che un anno dopo
si ebbe il segnale verde ufficiale
da parte dei vertici del governo
statunitense per utilizzare queste
pratiche laddove fosse stato ritenuto
necessario. E il via libera arrivò
non solo da parte della Rice, ma
anche di Dick Cheney e del ministro
della Giustizia John Ashcroft. La
rivelazione è confermata
nei memo segreti, resi pubblici
la settimana scorsa dallamministrazione
Obama, su cui sta lavorando la Commissione
per Intelligence del Senato.
Su tutta la scottante vicenda, Barack
Obama è parso indeciso. In
un primo tempo, ha spiegato ai suoi
più stretti collaboratori
di non vedere di buon occhio la
soluzione del castigo:
Ho detto basta alle torture.
I nostri non le useranno più.
Per me la pagina è chiusa.
Andiamo avanti. Abbiamo altre priorità
avrebbe detto il Presidente durante
un summit. Ma Obama adesso è
preoccupato perchè deve rintuzzare
le critiche dei congressisti democratici.
Ecco: luso di pratiche dure
e crudeli di interrogatorio, considerate
vere e proprie torture da chi è
succeduto a George W. Bush. Per
difendere quella politica, Dick
Cheney è tornato a farsi
sentire, dopo alcuni mesi di silenzio.
Lex vicepresidente
dopo la pubblicazione dei demo -
ha concesso unintervista nella
quale ha spiegato che quella, per
loro, fu una via obbligata da seguire:
per prevenire nuovi attacchi e ottenere
risultati per smantellare la rete
del terrorismo islamico fondamentalista.
Ieri il New York Times ha pubblicato
un articolo in prima pagina in cui
si afferma che nessuno
potrebbe mai essere in grado di
appurare se i brutali
interrogatori siano serviti a tenere
al sicuro questo paese da nuovi
attentati terroristici.
E per dimostrarlo cita diverse fonti.
E ricorda che lFbi si rifiutò
di far partecipare i propri agenti
agli interrogatori effettuati dalla
Cia. Chi ha ragione? Da qui lidea,
avanzata da più parti, che
sia necessaria una commissione dinchiesta
del Congresso. Ma si fa osservare
che gli Usa adesso non possono vivere
il pisco-dramma di punire
i torturatori dei presunti terroristi,
in una clima che ha come scenario
una crisi economica-finanziaria
mai vista , e ancora non superata.
E si insiste: altre sono le preorità.
Chi è sotto torchio: Obama,
la Cia o gli uomini di Bush? Apprendiamo
da fonti bene informate, comunque,
che, il neo presidente Obama, sembra
essere intenzionato a rassicurare
tutti, a più livelli, e che
la questione è chiusa e non
verrà riaperta. Per il bene
degli Usa, non ci saranno nuove
cacce alle streghe.
Si osserva in ambienti europei,
che Obama dopo aver tirato la pietra
ritira la mano. Intanto l
America resta con il suo vaso di
Pandora scoperchiato: e questo dà
l`impressione di renderla molto
più vulnerabile che in passato.
C è solo da sperare
che i suoi nemici non la considerino
una tigre di carta, perchè
commetterebbero un errore fatale.
di Ermanno Filosa - ItaliachiamaItalia
- Il Corriere d`Italia - Gente
d' Italia
ermannofilosa@codetel.net.do
|
|
|
Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana",
inoltre e'
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente
Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare
di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)
|
|