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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Ermanno Filosa

Chi è sotto torchio: Obama, la Cia o gli uomini di Bush?

24.04.2009 -Torre gemelle e terrorismo, 11 settembre e attacco all`America e ai valori democratici dell `Occidente. Sembra che la vita politica Usa, non abbia pace quando si mettono in discussione valori scritti in una epoca in cui il Grande Terrorismo era una speculazione della fantasia, un argomento da films gialli. Adesso osserviamo che dossier sulle torture ai terroristi o ai presunti tali, travolge gli uomini di Bush: cosa farà Obama? La Cia si ribella, e il Presidente Usa deve correre nel quartiere generale insieme al direttore l`Italo-calabrese-Usa Penetta per pacificare gli animi. Speriamo bene.

Ma la situazione adesso si complica. L’ultimo documento emerso e diffuso alle stampe, cita il nome di Condoleeza Rice. Nel luglio del 2002, l’allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale, durante una riunione con l’allora numero uno della Cia George Tenet, diede il suo assenso verbale all’utilizzo della tecnica del waterboarding (l’annegamento simulato) sul terrorista di Al Qaeda, Abu Zubaydah. La Cia si difende, in forma decisa e implacabile. La Central Intelligence Agency, fa in modo che venga diffusa la notizia che un “anno dopo” si ebbe il segnale verde ufficiale da parte dei vertici del governo statunitense per utilizzare queste pratiche laddove fosse stato ritenuto necessario. E il via libera arrivò non solo da parte della Rice, ma anche di Dick Cheney e del ministro della Giustizia John Ashcroft. La rivelazione è confermata nei memo segreti, resi pubblici la settimana scorsa dall’amministrazione Obama, su cui sta lavorando la Commissione per Intelligence del Senato.

Su tutta la scottante vicenda, Barack Obama è parso indeciso. In un primo tempo, ha spiegato ai suoi più stretti collaboratori di non vedere di buon occhio la soluzione del “castigo”: “Ho detto basta alle torture. I nostri non le useranno più. Per me la pagina è chiusa. Andiamo avanti. Abbiamo altre priorità” avrebbe detto il Presidente durante un summit. Ma Obama adesso è preoccupato perchè deve rintuzzare le critiche dei congressisti democratici.

Ecco: l’uso di pratiche dure e crudeli di interrogatorio, considerate vere e proprie torture da chi è succeduto a George W. Bush. Per difendere quella politica, Dick Cheney è tornato a farsi sentire, dopo alcuni mesi di silenzio. L’ex vicepresidente – dopo la pubblicazione dei demo - ha concesso un’intervista nella quale ha spiegato che quella, per loro, fu una via obbligata da seguire: per prevenire nuovi attacchi e ottenere risultati per smantellare la rete del terrorismo islamico fondamentalista. Ieri il New York Times ha pubblicato un articolo in prima pagina in cui si afferma che “nessuno potrebbe mai essere in grado di appurare se i ‘brutali’ interrogatori siano serviti a tenere al sicuro questo paese da nuovi attentati terroristici”. E per dimostrarlo cita diverse fonti. E ricorda che l’Fbi si rifiutò di far partecipare i propri agenti agli interrogatori effettuati dalla Cia. Chi ha ragione? Da qui l’idea, avanzata da più parti, che sia necessaria una commissione d’inchiesta del Congresso. Ma si fa osservare che gli Usa adesso non possono vivere il pisco-dramma di “punire i torturatori dei presunti terroristi“, in una clima che ha come scenario una crisi economica-finanziaria mai vista , e ancora non superata. E si insiste: altre sono le preorità.

Chi è sotto torchio: Obama, la Cia o gli uomini di Bush? Apprendiamo da fonti bene informate, comunque, che, il neo presidente Obama, sembra essere intenzionato a rassicurare tutti, a più livelli, e che la questione è chiusa e non verrà riaperta. Per il bene degli Usa, non ci saranno nuove cacce alle streghe.

Si osserva in ambienti europei, che Obama dopo aver tirato la pietra ritira la mano. Intanto l’ America resta con il suo vaso di Pandora scoperchiato: e questo dà l`impressione di renderla molto più vulnerabile che in passato. C’ è solo da sperare che i suoi nemici non la considerino una tigre di carta, perchè commetterebbero un errore fatale.


di Ermanno Filosa - ItaliachiamaItalia - Il Corriere d`Italia - Gente d' Italia

ermannofilosa@codetel.net.do


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Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana", inoltre e'

Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)







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