Così
il G8 farà uscire il mondo
dalla crisi
di Silvio Berlusconi
07.06.09 - Tocca allItalia
- e personalmente a me per la terza
volta - la responsabilità
di presiedere il G8. Lappuntamento
cade in un momento decisivo, nel
quale si disegnano nuove regole
e nuovi assetti di governance globale
delleconomia per accrescere
la trasparenza del sistema finanziario
internazionale e rilanciare la crescita
dopo la crisi. I leader dei Paesi
delG8 portano sulle proprie spalle
una grande responsabilità.
Il mondo attraversa una fase di
rallentamento delleconomia,
che è iniziata nella finanza
e ha poi colpito leconomia
reale. Dobbiamo evitare che diventi
una crisi sociale.
Siamo chiamati a scelte cruciali
che riguardano una nuova etica delleconomia,
la crescitae il benessere, la lotta
contro la fame e la minaccia dei
cambiamenti climatici. Dal modo
in cui sapremo rispondere a queste
molteplici sfide dipenderà
il futuro delle prossime generazioni.
Come G8 siamo impegnati a fronteggiare
anche le altre emergenze, come i
focolai di conflitto regionali che
incidono sulla sicurezza globale,
come linstabilità mediorientale,
come la situazione dellAfghanistan
e del Pakistan, come lo spettro
delluso militare del nucleare.
Lesperienza dimostra che il
G8 ha saputo affrontare le situazioni
più difficili meglio di altri
organismi grazie al suo formato
agile ed efficace, ma dora
in poi, di fronte ai cambiamenti
intervenuti nelleconomia globale,
dovrà aprirsi al confronto
con le economie emergenti e con
i Paesi in via di sviluppo. Lidea-guida
dellItalia è proprio
questa: per offrire soluzioni concrete
e superare la crisi in atto ilG8
deve essere più inclusivo.
Questo significa potenziare il G8,
senza snaturarlo, in modo che possa
dare risposte globali. In concreto,
definire un sistema di principi
e di regole comuni riguardo alla
trasparenza, lintegrità
e la correttezza delle attività
economiche e finanziarie internazionali
e individuare soluzioni di sostegno
alle imprese e alle famiglie per
rilanciare i consumi.
Si devono, infine, decidere atteggiamenti
comuni verso i temi dello sviluppo
e del cambiamento climatico.
È del tutto evidente, infatti,
che non potrà esservi una
determinazione credibile della comunità
internazionale sul fronte della
sicurezza alimentare o del clima,
né alcuna decisione risolutiva,
se non concordata tra le principali
economie, e poi affrontata insieme
alle economie emergenti e a quelle
in via di sviluppo. Se questi sono
i principi che ci guidano, ne discende
che dopo il confronto iniziale,
franco e diretto, tra i leader del
G8 il primo giorno, il secondo giorno
è opportuno che la geometria
degli incontri assecondi un processo
di dialogo e progressiva apertura
verso le economie (cosiddette) emergenti
- Brasile, Cina, India, Messico
e Sud Africa - con le quali inaugurare
una più stabile e strutturata
associazione per un confronto solido
e costante nel tempo.
LItalia ha voluto associare
a questo tavolo anche lEgitto,
grande e autorevole Paese arabo
e musulmano. Questi quattordici
Paesi (G8, G5 e Egitto) costituiscono
il possibile nucleo di una nuova
governance mondiale, un punto dequilibrio
tra uneffettiva rappresentatività
e la necessaria efficacia e rapidità
nel prendere decisioni. Un ulteriore
momento di confronto include gruppi
di altri Paesi significativi a seconda
delle sfide da affrontare. In primo
luogo i Paesi africani sul tema
della lotta alla fame e alla povertà,
perché un modello di sviluppo
globale che non lasci indietro nessuno
è interesse prioritario per
tutti i Paesi del mondo, ricchi
e poveri.
E nellultima sessione di lavoro
proposta dal presidente Obama e
subito accolta dallItalia,
è la volta dei Paesi del
Mem (Major economies meeting), che
comprende i grandi emettitori di
gas serra e può quindi validamente
affrontare il tema del cambiamento
climatico in vista di un accordo
globale a Copenaghen a fine anno
per il post-2012, quando scadrà
il Protocollo di Kyoto. LItalia
è nella posizione ideale
per dare un proprio contributo.
Può, infatti, mettere a disposizione
della comunità internazionale
la propria esperienza e la propria
capacità di sviluppare e
mantenere ottimi rapporti damicizia
con tutti i Paesi e soggetti internazionali,
su tutti i fronti aperti della politica
e delleconomia mondiale.
Lavoriamo per ridare fiducia e infondere
ottimismo al fine di approfittare
dellinsegnamento della crisi
attuale per creare le condizioni
della ripresa e della rinascita.
Dobbiamo uscire dalla crisi con
una nuova regolamentazione dei mercati
finanziari, un global-legal standard
contro il ripetersi di recessioni.
Dobbiamo neutralizzare la tentazione
del protezionismo. Dobbiamo facilitare
i negoziati per laccordo globale
sul clima in ambito Onu. Dobbiamo
definire un nuovo concetto di sviluppo
fondato sulla collaborazione di
soggetti pubblici e privati e sullimpiego
di più strumenti mirati alle
popolazioni emarginate e ai Paesi
che soffrono di più della
crisi alimentare e dei cambiamenti
climatici.
Potremo ritenerci soddisfatti se
anche attraverso lappuntamento
del G8 a LAquila sotto la
presidenza italiana, avremo saputo
indicare alla comunità internazionale
un nuovo metodo di lavoro più
snello ed efficace e se saremo riusciti
ad avvicinare i governi e i governanti
ai loro cittadini, ai cittadini
del mondo. Potremo superare la fase
di declinose ritroveremo la forza
dei valori che ci hanno consentito,
dopo unperiodo ben più grave
di quello attuale, dopo un conflitto
epocale, di conseguire altissimi
livelli di democrazia e benessere.
Il mondo, grazie al lavoro di leader
lungimiranti, è emerso dalla
seconda guerra mondiale più
forte, più ricco, più
libero. Quellarea di libertà
edi benessere si è allargata
ulteriormente con il crollo dei
Muri che ci avevano consegnato per
decenni allincubo della guerra
fredda e della reciproca distruzione
nucleare, e con la più recente
emancipazione di grandi Paesi da
una miseria che sembrava gravare
in modo disperante su immensi territori
e popolazioni. Dobbiamo uscire da
questa crisi economica, dalla sfida
climatica e dai potenziali conflitti
che insidiano la sicurezza globale,
più liberi, più forti
e più prosperi. E, soprattutto,
più uniti.

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Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana",
inoltre e'
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente
Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare
di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)
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