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Haiti, La Repubblica Dominicana fra solidarietà e frontiere bloccate
15.01.2010 -
Santo Domingo - Dopo la tragedia che ha colpito Haiti, l'emergenza è ancora alta. Il forte terremoto ha devestato la capitale - Port-au-Prince - del paese più povero dell'America Latina, uno fra i paesi più poveri del mondo, lasciando solo morte e macerie.
Come in altre situazioni del genere, è difficile fare un primo bilancio in questo momento: tuttavia, si teme che le vittime siano oltre 500mila.
Ad Haiti si continua a scavare sotto le macerie, anche a mani nude. Il tempo però passa inesorabilmente, rendendo sempre meno probabile il ritrovamento di persone ancora vive.
Continuano le difficoltà legate alle comunicazioni telefoniche, così come ai collegamenti terrestri: molte le strade interrotte a causa dei crolli.
All'appello continuano a mancare circa cento italiani.
L’unità di crisi della Farnesina è al lavoro ininterrottamente da ieri. Ha attivato tutti i suoi canali per contattare i connazionali che risultano dispersi. Sarebbero diversi gli italiani che si trovavano all’interno dell’hotel Montana, al momento del crollo, seguito al violento sisma.
La popolazione haitiana è sconvolta, distrutta. Episodi di sciacallaggio, di cui pure si è parlato, sono il minimo che potesse accadere. Centinaia di migliaia di haitiani hanno perso la vita nel sisma. Altrettanti, hanno perso tutto quel poco che avevano. Non hanno davvero più niente. Cercano una via di fuga. E' anche per questo che la Repubblica Dominicana, vista la situazione di emergenza, ha deciso di intensificare il controllo alle frontiere.
La Repubblica Dominicana, lo ricordiamo, è il paese che divide l'isola Hispaniola con Haiti: ma la Repubblica Dominicana è un paese in via di sviluppo, caratterizzato dal turismo straniero e anche dagli investimenti internazionali. Haiti invece è povertà assoluta.
Il Pil di Haiti, paese più povero delle Americhe, è di sette volte inferiore a quello della Repubblica Dominicana.
Santo Domingo decide quindi di prendere delle precauzioni. La Dirección General de Migración ha trasmesso ai valichi di frontiera la raccomandazione di alzare il livello di guardia e vigilare che l’ingresso nel paese fosse consentito ai cittadini con regolare passaporto.
Diverse migliaia di haitiani, riportano i media locali, hanno da ore occupato la frontiera alla ricerca di viveri e beni di prima necessità. Altri, hanno chiesto di poter utilizzare postazioni telefoniche per cercare di entrare in contatto con i familiari residenti a Port-au-Prince, capitale di Haiti ed epicentro del sisma.
Non manca comunque la solidarietà da parte della RD. Santo Domingo sta accogliendo decine di feriti, mutilati o con fratture di varia entità, trasferiti da Port-au-Prince a Jimani nella Repubblica Dominicana, dove si trova un piccolo ospedale. Bambini, uomini e donne sono stati trasportati in pullman nella città dominicana e ricoverati all’ospedale generale Melenciano, situato alla frontiera.
Il presidente Leonel Fernandez ha ordinato ai centri ospedalieri dominicani di mettersi a completa disposizione dei superstiti del terremoto.
La comunità italiana residente a Santo Domingo, in collaborazione con il Comites di Santo Domingo, ha avviato, fin dalle prime ore successive al sisma, una raccolta di generi alimentari e medicinali, a favore della popolazione haitiana colpita da questa immane tragedia.
a cura di Ermanno
Filosa - Italia chiama Italia-
Il Corriere d`Italia
efilosa@italiachiamaitalia.com
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Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana",
inoltre e'
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente
Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare
di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)
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