Rosarno, Ma quale Calabria?
21.01.2010 - Ci sono cinque tipi di Calabria. La Calabria dei calabresi, quella della finta politica, la Calabria dei turisti, la Calabria dei calabresi presenti nel mondo; e poi la Calabria della 'ndrangheta, la potente mafia calabrese.
Sono nato in Calabria. Dopo gli studi universitari, ho preso il treno, la famosa "Freccia del Sud", e sono arrivato a Milano. Da lì, ho girato il mondo. Mi è andata bene, e all'estero ho incontrato ovunque calabresi forti e geniali, creatori di ricchezza e animati da una grande passione italica. Sempre con impetuosa nostalgia, ricordano la Calabria. Ho capito, da italiano nel mondo, di non conoscere verità assolute, ma sono propositivo di fronte alla ignoranza altrui: in ciò è il mio onore e la mia ricompensa. Forse la mia sfida.
La Calabria è un problema? Si inserisce nell'immensa e secolare "questione meridionale". La politica in Calabria si sposa con un rito antico di sapore egoistico; è un mezzo, mai un fine. La Calabria non ha espresso leader politici credibili, capaci di avviare un processo di sviluppo stabile. Vi è stato da sempre un vuoto, e così si è affermato un leader potente in Calabria: è la 'ndrangheta.
La forza della mafia calabrese è immensa. Fattura miliardi. Organizzazione per certi versi molto misteriosa e poco conosciuta nella sua articolazione interna; ricco di fantasia popolare il procedimento di affiliazione. Si dice che i rappresentanti di questa organizzazione siano molto presenti tra le maglie dello Stato. La 'ndragheta, nella sua storia spericolata e nel suo stile comportamentale, risulta paradossalmente adeguata ai gusti e ai desideri di un particolare tipo di "massa sociale" che hanno preso forma nella società postideologica e postpolitica italiana. Secondo la tipica dialettica populistica, la 'ndrangheta anticipa e insieme radicalizza i desideri di un popolo diventato pubblico (televisivo), e ha saputo con gli anni costruire la propria sottile egemonia; si è lasciata ad arte sfuggire di mano l'occasione di avviare la trasformazione della Calabria in senso liberale, sia pure di tipo conservatore. Per la mafia calabrese, la Calabria "più problema è meglio è". La "stabile instabilità", la disoccupazione giovanile, la fa crescere.
La 'ndrangheta ha capito che la cultura è la base del made in Italy che costituisce un positivo modello di sviluppo e di crescita economica per l'Italia, le regioni e per gli altri Paesi del mondo. Ed ha sviluppato e diffuso un tipo di comportamento, che impedisce l'affermazione in Calabria di tali valori culturali. Altrimenti non troveremmo una ragion d`essere nelle violenta e tristre vicenda di Rosarno.
La cultura serve a scoprire le finalità umane dello sviluppo dell'economia e quindi di una regione. Creatività, innovazione ed eccellenza sono parole che piacciono all'Italia moderna e progressista, ma non alla 'ndrangheta. Un rapporto tra cultura e impresa è la chiave anche per uno sviluppo sostenibile, e quindi importante anche per le regioni meno sviluppate, soprattutto quelle nelle quali le importanti tradizioni legate all'artigianato possono dare vita a industrie culturali suscettibili di valorizzare le identità di un popolo regionale. Ma la 'ndragheta sa come mettere in campo metodi affinchè non si affermi il rapporto tra cultura e impresa. Nella cultura del non sviluppo prospera la mafia calabrese.
Ma quale Calabria, allora? A quando l'avvio di una profonda e radicale rivoluzione culturale calabrese? E con quali leader? Fino a quando dovremo attendere perchè la Calabria esprima una intelligenza politica "alla Umberto Bossi"?
a cura di Ermanno
Filosa - Italia chiama Italia-
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