Italiani all'estero, Ermanno Filosa (PdL): Il Cgie? Con i 18 ha perso la sua utilità.
16.02.2010 - Si parla ancora tanto del Consiglio Generale degli Italiani all'estero, organo che dovrebbe essere, per definizione, l'anello di congiunzione tra la collettività italiana residente all'estero e il Parlamento italiano; ci si interroga, oggi come ieri, sulle sue funzioni, sui suoi reali obiettivi e risultati. Su agenzie di stampa, giornali e quotidiani online, rimbombano le opinioni dei diversi esponenti politici, da destra a sinistra. Ognuno ha una sua verità, legittima, e la rende pubblica, partecipando al dibattito. Talvolta, però, facciamo fatica a seguire la linea ufficiale di questo o quel partito rispetto alla questione Cgie sì, Cgie no, perchè anche all'interno degli stessi partiti ognuno esprime un suo punto di vista personale, in maniera del tutto individuale. E così, mettendomi nei panni di un comune lettore, la confusione mi assale e certi punti interrogativi non smettono di rimbalzarmi in testa: Cgie sì, Cgie no? Quale amletico dubbio!
La mia posizione sulla questione Cgie è nota da tempo: un organismo burocratico e costoso, che così com'è a poco o nulla serve ai connazionali residenti all'estero. Condivido l'interrogativo di Juan Esteban Caselli, senatore del Popolo della Libertà eletto in America Latina: con la presenza di rappresentanti degli italiani nel mondo in Parlamento, è ancora necessario il Cgie così come lo conosciamo oggi?
La risposta che mi sono dato è no: con gli eletti oltre confine, il Consiglio Generale ha perso quella "unicità" che aveva prima, come interlocutore dei connazionali lontani dallo Stivale; soprattutto, non è più il vero "anello di congiunzione" fra l'altra Italia e Roma. Ormai gli italiani nel mondo, attraverso i loro principali esponenti della comunità locale, contattano direttamente il proprio parlamentare, al quale esprimono le loro necessità e i loro desiderata. Perchè avere un intermediario, come potrebbe essere il Cgie? Perchè aggiungere un anello alla catena di comunicazione?
Il fatto che destra (Caselli, PdL) e sinistra (Razzi, Idv) siano uniti contro il Cgie, dovrebbe fare riflettere tutti.
Ovvio, chi è seduto su una poltrona del Consiglio Generale continuerà a difendere lo status quo, la sua posizione personale. Ma in epoca di tagli e ristrettezze economiche, e ricordando che le parole d'ordine del governo sono razionalizzazione, riqualificazione, ammodernamento, lottare per difendere un mostro burocatico e costoso - per giunta color rosso comunista, ma questo è solo un dettaglio e non ha nulla a che vedere con la mia opione circa il Cgie -, mi pare qualcosa di non utile, qualcosa che non va in difesa degli interessi degli italiani all'estero.
La bozza presentata al Senato la scorsa settimana parla di un nuovo Consiglio: è solo una bozza, appunto, alla quale già sono stati presentati diversi emendamenti.
Dal Senato, dove sarà votata in aula, passerà alla Camera. Vedremo. Certo è che se l'On. Guglielmo Picchi, deputato PdL eletto in Europa, promette battaglia alla Camera sul testo finale della riforma, in particolare riguardo i membri di nomina governativa, siamo sicuri che ne vedremo delle belle.
Come rappresentante degli italiani vicini al centrodestra residenti nella Repubblica Dominicana e nei Caraibi, oltre a ricordare che secondo me l'attuale Cgie non è utile alle comunità italiane nel mondo, mi sento di auspicare una posizione precisa, oserei dire ufficiale, riguardo al problema Cgie sì, Cgie no, da parte delle diverse forze politiche. Così, giusto perchè i lettori - e gli elettori - possano avere le idee chiare fino in fondo. Con la speranza che, in un modo o nell'altro, da questa questione che riguarda il Consiglio si esca prima possibile, per giocare con tutte le carte sul tavolo, con regole certe, meccanismi chiari e ruoli e funzioni alla luce del sole.
a cura di Ermanno
Filosa* - Italia chiama Italia-
Il Corriere d`Italia- Gente d'Italia
efilosa@italiachiamaitalia.com
*Coordinatore PdL Repubblica Dominicana e Caraibi, Vicepresidente del Comites di Santo Domingo