Intercettazioni, siamo tutti spiati?
18.06.2010 - L'intelligenza malavitosa, che è certamente la più prolifica e la più libera, non avendo remore morali da superare, può approfittare delle intercettazioni per inventarsi nominativi, conversazioni, dialoghi sceneggiati e appuntamenti di "lavoro" ad uso e consumo della vendetta personale o del ricatto o semplicemente per vendere per buona al migliore offerente una merce contraffatta? Chi potrà e vorrà distinguere il grano dalla gramigna?
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Berlusconi è tornato sul ddl intercettazioni con tutto l'impeto della sua fede libertaria, consapevole che l'aspirante demiurgo Fini potrebbe farlo diventare la madre di tutte le battaglie interne alla maggioranza, rappresentando plasticamente alla Camera lo scontro delle due anime, o meglio dei due corpi separati del partito di maggioranza relativa.
Premesso che in un momento di crisi economica e di scelte necessarie ma impopolari, l'eventuale sceneggiata parlamentare per questa legge darebbe un duro colpo all'immagine della nostra classe politica già ampiamente offuscata, vogliamo riflettere su un passaggio delle dichiarazioni del premier, là dove, in una iperbole retorica che vuole essere di grande effetto emotivo, il capo del governo afferma con impeto che siamo tutti spiati.
Certamente, l'onesto cittadino può sorridere di questa frase apparentemente eccessiva. Non avendo nulla da nascondere, si ritiene immune da qualsiasi ipotesi investigativa a suo danno. Sono timori che riguardano i ricchi e famosi, penserà, quelli che non pagano le tasse, o si nascondono dietro una maschera. Giustissimo, in teoria. E fanno bene i giornalisti a scoprire gli altarini, soprattutto dei presunti servitori dello Stato attenti solo ai loro vantaggi personali. Ma, a voler ben guardare oltre la trama fittissima della difesa corporativa degli editori, possiamo forse intravedere una realtà un pò diversa, che non riusciamo a capire perchè non venga considerata nelle mille trasmissioni pro o contro il ddl in questione.
Oltre ai tanti ingenui che confidano al telefono i loro affari più loschi o i loro incontri morbosi, ci sarà pure una fascia di "accuorti" che hanno capito l'antifona e tacciono quando bisogna tacere, rimandando a momenti più propizi la gestione delle loro amicizie più o meno sconsiderate? Noi crediamo di sì. E costoro, come saranno scoperti, visto che senza le intercettazioni, oggi ogni indagine muore sul nascere? E aggiungiamo: l'intelligenza malavitosa, che è certamente la più prolifica e la più libera, non avendo remore morali da superare, può approfittare delle intercettazioni per inventarsi nominativi, conversazioni, dialoghi sceneggiati e appuntamenti di "lavoro" ad uso e consumo della vendetta personale o del ricatto o semplicemente per vendere per buona al migliore offerente una merce contraffatta? Chi potrà e vorrà distinguere il grano dalla gramigna? Noi crediamo che sarà sempre più difficile farlo, e che, come nelle migliore commedia umana, alla fine della fiera, a incappare nelle maglie di una giustizia sempre più autoreferenziale e alienata, saranno più numerosi i cittadini onesti che quelli disonesti.
Ermanno Filosa * - ItaliachiamaItalia- Il Corriere dei Caraibi - Gente d`Italia
efilosa@italiachiamaitalia.com