| Gianfranco Fini? Senza il PdL, lo aspettiamo ai Caraibi
08.08.2010 - Nessun inizio, nessuna fine, ma una personalità in continua evoluzione, dove corpo elettorale, giudizio politico e visione dello spazio di manovra, possono converntirsi l`uno nell`altro: così mi appare Gianfranco Fini. Sì, nel “mixer”, nel frullatore di un divenire paradossale, dove si intravede in controluce il colpo maestrale del tutto e del contrario di tutto. Insomma, la anti-magica politica elevata alla eccellenza della credibilità, al problematico essere o non essere. Al conflitto tra personalità e forti interessi contrapposti.
Nella personalità di Gianfranco Fini, sono quindi diversi gli elementi in contrasto con l'evoluzione del processo politico e che ne danno una visione intollerante e vivace.
Il primo elemento: la velocità dell`orientamento politico e la pretesa “costante fedeltà agli ideali”...non sono costanti, ma variano con il divenire temporale.
Il secondo elemento. Mi sembra che il “il tempo politico" per il nostro Gainfranco non abbia avuto né inizio, né fine, quindi non c'è stato alcun Big Bang creativo nella sua coscienza di uomo politico, ma solo conquista di posizioni per minacciare distruzioni di disegni politici già consolidati.
Il terzo elemento. Sono convito che la sezione spirituale della personalità di Fini, è paragonabile ad una sfera a più di tre dimensioni: un'immagine inconcepibile per la fantasia umana, ma che si spiega solo tramite profonde analisi degli studiosi della psicologia sperimentale, e quindi non è alla portata di tutti. Comunque uno strepitoso esempio della “evoluzione del processo della celebrazione di se stessi”.
Il quarto, infine. La sua personalità politica vede momenti di accelerazione e decelerazione nella sua propria azione politica, contrasti e ripensamenti, tormenti e lacerazioni di prospettiva. Una perenne instabilità di orientamento che non lascia ben sperare, ma che comunque stupisce. E forse induce ad approndire la natura di quella quarta dimensione della sua sezione spirituale non facibilmente visibile a prima vista.
Fini? Senza il Pdl lo aspettiamo ai Caraibi. Un sano rito fantasioso e creativo, appagante. Ama il mare, la tranquillità affascinante delle immersioni subacque, ama il contatto con la natura che non sa certo ingannare: Fini non è un traditore, ma palesa una intrigante rettitudine con la struttura della sua complessa personalità, ricca di momenti tattici ma contraddittoria nelle prospettive strategiche. Fini non è un traditore, ma è dotato di una maschera mentale che lo induce a manifestare all`improvviso risentimenti, senza l`inganno, ma sempre con una vena di tormento e sofferenza. Fini è un miscuglio di voltafaccia innato e buone intenzioni, di contraddizioni e forti slanci, di nutriti tatticismi e delusioni sgarbate e a volte ciniche.
Il paradosso per Fini sembra una linea di partenza obbligata. Egli si immagina già come leader di centro, accanto a Casini. Ma sono due storie diverse! Si sono separate proprio sulla scelta di dare vita o meno al Popolo della libertà. Fini, al contrario di Casini, ha sempre avuto nel Dna una storia di lealtà all’idea bipolare e di rispetto verso «gli elettori di destra», quasi come un canone inviolabile e fondamentale. Si può immaginare un governo con Fini, Bersani, Casini e Rutelli? Sarebbe il massacro elettorale per la credibilità finiana. Ha dichiarato il ministro Frattini: “Un modo per uscire da questa situazione è che da parte di Fini ci sia un «ravvedimento operoso»"... Ci viene voglia di dire, è mai pensabile una retromarcia? E poi: quale dovrebbe essere il contenuto politico del “ravvedimento operoso”? Cercare risposte è stimolante.
Fini è nella tramoggia, ma non lo sa: le finestre a bocca di lupo fanno soffrire a tal punto che ci si può emozionalmente smarrire, o forse perdere il contatto con la realtà. Tragicomico in piena civilizzazione.
Ermanno Filosa * - ItaliachiamaItalia- Il Corriere dei Caraibi
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