| Gianfranco Fini, lo strappo dell' americano
18.08.2010 - Si afferma che Fini è vendicativo, non ha la duttilità del politico creativo e intelligente, né la magnanimità del vero capo. Può darsi. Intanto in questo agosto afoso assistiamo ad una politica quasi moribonda, con un Giorgio Napolitano che dimostra che non ha smesso il vestito mentale della classica “doppiezza comunista”: si è esposto nel difendere Fini, e quando Silvio Berlusconi, Capo del Governo, per mesi è stato sottoposto ad un odioso attacco personale... il nostro Giorgio ha fatto scena muta. Forse un silenzio compiacente? O che altro? E così oggi lo scenario è coperto da insinuazioni, imbrogli, dossier, fango, un gossip galoppante che ci conduce alle più svariate considerazioni. E soprattutto ci fa rimbalzare in testa una domanda: perchè Fini ha messo in cantiere lo strappo? Tenterò, in breve, di prospettare una ragione complessa, forse alta, ricca di sottointesi dietrologici. Ma vi assicuro che se ne parla con insistenza nei corridoi partitici della politica italiana, ed anche a livello internazionale.Vediamo.
Il presidente siriano Bashar Al-Assad in una recente intervista a Repubblica, ha dichiarato che in Medio Oriente sta nascendo “un’alleanza dettata da interessi comuni” che comprende “la Siria, l’Iran, la Turchia. ma anche la Russia. Sono tutti Paesi che stanno collegandosi l’un l’altro, anche fisicamente, attraverso gasdotti e oleodotti, ferrovie, reti stradali, sistemi per la conduzione dell’energia elettrica. Un unico, grande perimetro unisce cinque mari: il Mediterraneo, il mar Caspio, il mar Nero, il Golfo arabo e il mar Rosso. Stiamo parlando del centro del mondo. Da sud a nord, da est a ovest, chiunque si muova, deve percorrere questa regione”.
In questo scenario, il ruolo dell’Italia è piuttosto rilevante. Il gasdotto South-Stream, che negli Stati Uniti è percepito come una minaccia strategica, è frutto di un memorandum d’intesa tra Eni e Gazprom del 2007, seguito da quello del 2009 siglato a Sochi alla presenza del Presidente del consiglio italiano Silvio Berlsuconi e del Primo ministro russo Valdimir Putin. Come ribadito di recente dall’amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni, Eni e Gazprom “sono partner strategici, che hanno realizzato un lungo percorso di collaborazioni di successo.” Riflessione: a seconda dei punti di vista la “sicurezza di approvvigionamento energetico dell’Europa” può essere interpretata come “dipendenza energetica dell’Europa da Mosca”.
L’asse d’acciaio stretto da Berlusconi con “l’amico” Putin, sembra che innervosisca la visione strategiga Usa; con l`aggiunta che Gazprom si preparerebbe ad acquisire una quota societaria del Milan e, si vocifera, forse anche della Fininvest. E la nascita dell' Eurussia sarebbe obiettivo forte di Mosca, ma preoccupa gli Usa. Insomma, un intreccio di visioni strategiche di ampio respiro, che il premier Berlusconi ha favorito con il suo attivismo sulla scena internazionale.
La posta in gioco per gli Usa è elevatissima. Lo hanno chiarito più volte sia l’ambasciatore americano in Italia Richard Spogli che il noto politologo americano Edward Luttwak, il quale si è spinto a definire “interessante”, se vista da Washington, la caduta di Berlusconi. Ed allora hanno un “particolare nesso” le dichiarazione di Carmelo Briguglio, ora deputato di Futuro e libertà per l’Italia, membro della Commissione parlamentare per la sicurezza della Repubblica, quando afferma :“Se mai ci saranno, i 4 punti dell’agenda di governo andranno integrati da un quinto: la politica estera, che deve segnare la fine delle anomale relazioni internazionali col governo libico e degli specialissimi rapporti di Berlusconi con Putin”.
E ancora. “Berlusconi è stato usato ed ha perso l’occasione di fare lo statista. Lui doveva essere in grado di guardare al Paese senza questioni interne. Il suo grande errore politico è stato non mettere vicino a sè i liberali. Ha sbagliato la scelta delle persone, si è circondato di persone piccole e con gente piccola si ha un Paese piccolo che non sa guardare alla politica internazionale di cui c’è invece bisogno. Potrei tirare io molte cose fuori, sul loro conto, ma non lo faccio soltanto per rispetto al Presidente Berlusconi”. Barbara Contini, senatrice Futuro e libertà per l’Italia, ex amministratore civile provvisorio della provincia irachena di Dhi Qar, La Discussione, 6 agosto 2010. L’adesione di Barbara Contini a Futuro e Libertà per l’Italia è stata decisiva per la costituzione del gruppo al Senato.
In questo quadro generale, la domanda: Gianfranco Fini è telecomandato, ha probabilmente accolto un disegno costruito per tutelare interessi non italiani? Lo strappo finiano è un filo diretto con un tessuto americano? Se è così, c'è da supporre che probabilmente tutto lo scenario che si muove intorno a Fini e con Fini sia strumentale... e che il nostro Presidente della Camera sia stato sdoganato in un ambito Usa per dare valore a disegni strategici e politici che non hanno a che fare con gli interessi dell'Europa. Non sempre i sogni muoiono all`alba.
Ermanno Filosa * - ItaliachiamaItalia- Il Corriere dei Caraibi
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