150 anni: Auguri Italia!
17 marzo 2011: l’Italia compie 150 anni, bisogna festeggiare. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II di Savoia fu proclamato re d’Italia. Così, all’alba dello stesso giorno di quest’anno, ci sarà l’alzabandiera in tutto il Paese, sul Gianicolo a Roma tuonerà il cannone, il parlamento si riunirà in seduta straordinaria. La giornata si concluderà con l’esecuzione del Nabucco di Verdi in quei teatri dell’opera che non hanno ancora dovuto chiudere i battenti a causa dei tagli alla cultura. Le polemiche per i 150 anni dell’unità hanno fatto emergere una parvenza di crisi d’identità che il paese deve comunque superare.
Almeno su questa parte del programma non ci sono dubbi. Intorno a tutto il resto è scoppiata una polemica surreale. L’ex presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha detto che il paese si avvicina a questo giorno solenne “con un cuore freddo”. È vero solo in parte. I sondaggi dimostrano che quattro italiani su cinque sono contenti di celebrare la nascita del loro paese. Il “cuore freddo” di cui parla Ciampi, difensore della costituzione, non è quello dei cittadini, ma quello dei politici.
Ci sono stati mesi di accese discussioni per capire se gli italiani dovessero lavorare il 17 marzo. Le aziende erano naturalmente contrarie, i sindacati incerti, così come il governo. In ogni caso, all’ultimo momento, il governo ha emanato un decreto che stabilisce che il 17 marzo non si andrà al lavoro. Festa dunque!
Un decreto legge per la festa nazionale: come se si trattasse di uno stato di crisi. Alcune regioni governate dalla destra, come Sicilia, Calabria e Lazio, avevano già deciso autonomamente di chiudere le scuole. La Lega nord, che fa parte della coalizione di governo, ha deciso di boicottare la festa. I suoi esponenti credono che lo stato italiano sia una cosa ormai del tutto superata e sognano un paese tutto loro chiamato Padania, libero dal peso di “Roma ladrona” e del “Sud africano”. Ciascuno porta a spasso le proprie chimere.
Il partito di Umberto Bossi, che non si è tirato indietro quando si è trattato di piazzare un suo uomo al ministero dell’interno, rifiuta i simboli della Repubblica come l’inno nazionale e il tricolore. Bossi è stato condannato per oltraggio alla bandiera italiana, dopo essersi vantato di usare il tricolore “per pulirsi il culo”. La bandiera della Padania è verde, con il disegno del sole delle Alpi che ricorda una runa celtica stilizzata. Come inno hanno il Va pensiero di Giuseppe Verdi. I militanti della Lega non sembrano troppo dispiaciuti del fatto che Verdi sia stato un eroe del risorgimento. L’importante è che fosse del nord.
Le polemiche dimostrano che i partiti a volte usano a piacimento le vicende del paese, incuranti della verità storica, per fare propaganda politica. L’interpretazione degli eventi del marzo del 1861 oscilla tra il rifiuto e lo snobismo da una parte e i toni entusiastici e l’esaltazione esagerata degli eroi dall’altra. Facendo emergere una parvenza di crisi d’identità che dopo un secolo e mezzo il paese non riesce ancora a superare del tutto, e riproponendo una domanda di preoccupante attualità: cosa tiene ancora insieme l’Italia oggi? Sicuramente sono vive nelle coscienze del popolo le idee forza di Garibaldi e Mazzini, e quelle di Cavour a creare lo stato italiano. Con buona pace di Bossi e della amica Lega.
È giusto, dunque, festeggiare? Certo, scrive l'amico e stimato giornalista Aldo Cazzullo: “Ogni famiglia italiana custodisce un frammento della storia nazionale”. E per poter cercare quei frammenti di storia e ritrovare se stessa, ora l’Italia ha un giorno libero a disposizione. Speriamo tanto un giorno di pace e di riflessione.
Ermanno Filosa * - ItaliachiamaItalia - Il Corriere d' Italia
efilosa@italiachiamaitalia.com
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