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Internet, dal Web la carica della libertà
02.04.2011 - Strepitoso. Sorprendente. Il nord Africa freme, ribolle, palpita. Altro che immaginazione al potere, la carica della libertà suonata dal web ha alimentato le coscienze di milioni di giovani per dare vita alla sollevazione, un potente sommovimento in gran parte dell`area del Nord Africa. Alcuni giornali parlano di insorti, altri di ribelli, altri di oppositori. Fatto sta che sono crollati regimi, e governanti si trovano in esilio. Status quo in Libia, fino a questo momento.
Il web, internet, è stata la miccia che ha acceso la vampata del senso della libertà: ha inoculato il vero senso della democrazia nei paesi islamici, ha soffiato con l`alito della libertà su popoli giovani e senza apparente futuro. La rivoluzione è avvenuta così nelle generazioni più giovani che sono numerossime in questi paesi.
I mezzi di comunicazione di massa formano e informano. Bisogna aprire gli occhi: la stessa Tv, senza sorpresa per chi vi scrive, ormai ha gettato la maschera, il trucco è stato scoperto dalla coscienza delle masse. La Tv oggi appare falsa, con la tendenza verso discorsi elogiativi, una macchina di imbonimento perpetuo, per ingraziarsi amici potenti o per allontanare simpatie verso un personaggio governativo o dell'opposizione. E l'Io collettivo respinge la macchina TV.
L'informazione online, invece, attira, trasmette un senso di imparziale immediato confronto e verifica. È libera, coinvolgente, possiamo rapidamente verificare la qualità di una notizia, ricercare con i potenti motori di analisi commenti e contro-commenti, fare accertamenti, confronti, elaborare in forma rapida un nostro libero convicimento. Insomma, siamo protagonisti nel mare magnum del divenire informativo, non supini destinatari di parole stampate sulla carta immobile e imbalsamata. Ci sentiamo rivitalizzati, e quindi noi siamo i protagonisti dell'informazione. Abbiamo maturato, così, i valori universali legati alla libertà e alla difesa della dignità umana, e ci liberiamo: ecco cosa è accaduto a migliaia di giovani nell`Africa del nord. Maturando le masse, diventano immaturi e vecchi i regimi.
Se «in passato», dice Lewis (Professore emerito a Princeton, autore di testi fondamentali e ormai classici sulla storia dell'Islam e del medio oriente) in un'intervista apparsa qualche giorno fa sul Foglio di Giuliano Ferrara, «nel mondo islamico la parola libertà non aveva un significato politico ma era un concetto esclusivamente giuridico», nel senso che «un individuo era libero quando non era schiavo», oggi il termine «libertà» viene usato in senso proprio, cioè anche politico. Libertà, sui blog nordafricani e negli slogan che giovani e meno giovani scandiscono nelle manifestazioni di piazza, ha lo stesso significato che nei nostri libri di storia e di filosofia. Quanto poi alla democrazia, anche se finora «non ha mai trovato alcun posto in tutta la storia del mondo arabo e musulmano», secondo Lewis è una carta tutta da giocare.
Non fosse che perché «l'Islam non è contro la democrazia in quanto tale. Se si osserva la storia del medio oriente nel periodo islamico, e si esamina in particolare la sua letteratura politica, si nota che l'una e l'altra risultano contrarie a regimi autoritari e assoluti. I musulmani, fin dall'inizio della loro storia, hanno dato grande importanza a ciò che essi stessi definiscono “consultazione”. Lo stesso profeta Maometto, come attesta il Corano, diceva che, prima d'intraprendere un'azione, bisogna discuterne con tutta la gente interessata, ascoltarne il parere e cercare di raggiungere qualche tipo d'accordo». In realtà i moderni regimi autoritari che tengono in scacco la regione sono la traduzione in arabo dei totalitarismi fascisti e socialisti nati in Europa. Anche le teocrazie khomeiniste e talebane sembrano ispirarsi più al lato oscuro della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che al Corano. Non è vero, infine, dice ancora Lewis, che «l'esportazione della democrazia» voluta da Bush jr all'inizio del millennio sia stata un fallimento. Al contrario, spiega, l'esportazione della democrazia ha prodotto e «sta ancora producendo ottimi risultati», soprattutto in Iraq, dove «milioni di persone votano sapendo di rischiare la vita per questo» (mentre da noi, in Europa e negli Stati Uniti, difficilmente qualcuno si recherebbe tranquillamente alle urne se sapesse di rischiare un incontro ravvicinato con cecchini, accoltellatori e kamikaze a metà strada tra il proprio numero civico e la cabina elettorale).
Grazie ai «media moderni», al Web, che hanno globalizzato il vocabolario della modernità e che «sono stati una delle principali ragioni del rovesciamento dei dittatori della Tunisia e dell'Egitto», non c'è più l'ambiguità d'un tempo riguardo al significato di parole come «libertà» e «democrazia». Così come la libertà, secondo gli studenti di Teheran, «is funny», è divertente, allo stesso modo la democrazia è comoda. Non c'è popolo che, dopo averla collaudata, torni a preferirle il colpo alla nuca dei tiranni.
Ermanno Filosa * - ItaliachiamaItalia - Il Corriere d' Italia
efilosa@italiachiamaitalia.com
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Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è Presidente dell' Associazione di italiani
"Azzurri nel mondo - Forza Italia - della Repubblica Dominicana",
inoltre e'
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente
Tesoriere.
(Comitato degli italiani all' estero - Circoscrizione Consolare
di Santo Domingo - Haiti - Giamaica)
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efilosa@italiachiamaitalia.com
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