BRUNETTA:
L' EUROCRAZIA
CONSUMA L'EUROPA
Intervista
l europarlamentare e consigliere
economico di Palazzo Chigi, Renato
Brunetta, che parla dei mali attuali
dell Europa. Sono considerazioni
molto serie che fanno molto riflettere.
"Professor
Brunetta, ritiene che le valutazioni dell'
Eurostat circa il deficit italiano 2003/2004
siano contestabili?
Eurostat, l' ufficio statistico europeo,
fa il suo lavoro. Quello ¬zero virgola
uno», di correzione al rialzo dei
nostri conti pubblici, deriva, infatti,
dalla consultazione tecnica operata da
un comitato ad hoc che ha interpretato,
diversamente dai nostri tecnici, alcune
voci di bilancio. La consultazione per
la certificazione del bilancio italiano,
comunque, non è ancora definitiva,
Eurostat è, infatti, in attesa
di ulteriori informazioni dall' Italia
(ISTAT) al fine di verificare alcune linee
di bilancio per gli anni 2001-2004. Tuttavia
la correzione al rialzo è di entità
minima e non può preoccupare più
di tanto perchè il vero problema
che affligge l' intera Europa, e con essa
l' Italia, è piuttosto la bassa
crescita economica.
Vi è un
nesso tra le politiche seguite dal governo
Berlusconi e la recessione dell'economia
italiana? Si può dire che la politica
fiscale di Tremonti abbia responsabilità
nel deterioramento del rapporto deficit/pil?
Se,
come è ovvio, il denominatore
di una frazione diminuisce ne consegue
che il rapporto aumenta, pertanto è
la mancata crescita che influisce negativamente
sul rapporto deficit/pil. A Tremonti
non si può imputare la responsabilità
del deterioramento dei conti pubblici;
anzi, egli ha avuto il difficile compito
di tenere sotto controllo i conti in
un periodo di congiuntura difficile,
proprio quando i nostri partner europei,
vedi Francia e Germania, sforavano regolarmente
i vincoli di Maastricht. Certo tutto
è perfettibile, e l'ex ministro
dell'Economia avrebbe dovuto fin da
subito agire di più sulla spesa
e attivare magari qualche una tantum
in meno.
E'
forse stato un errore aver dato la precedenza
alla riforma dell'IRE invece che a quella
dell' IRAP?
Un
errore? È stata una scelta democratica,
una precisa risposta alle richieste
dei cittadini, da troppo tempo vessati
da un prelievo fiscale sui redditi personali
a dir poco soffocante per il potere
d'acquisto. Certo anche l'IRAP è
un ostacolo per la competitività
delle nostre imprese, le uniche in Europa
costrette ad un esborso, giudicato dalle
stesse istituzioni europee illegittimo.
Il governo sta lavorando anche su questo
con un primo taglio modulato in ragione
della dimensione delle imprese, privilegiando
quelle medio-piccole, e con un occhio
particolare per quelle operanti nel
Sud del Paese. Alleggerire la pressione
fiscale tagliando la spesa inefficiente
è una scelta imprescindibile
per uno Stato che vuole essere moderno
e funzionale.
Il
presidente Berlusconi ha affermato che
il tasso di cambio tra lira ed euro
era troppo sbilanciato a favore dell'Euro,
e che la lira avrebbe dovuto essere
maggiormente valutata. E' così
a suo avviso?
Quando
la lira italiana è entrata nell'euro
scontava ancora l'instabilità
monetaria derivante dalle frequenti
svalutazioni competitive e questa instabilità
preoccupava soprattutto i Paesi come
la Germania che approdavano nell'euro
con una valuta forte e stabile. Se,
quindi, da un lato sarebbe stato preferibile
aderire alla moneta unica con una parità
del tasso di cambio inferiore, dall'altro
non dobbiamo dimenticare i molteplici
vantaggi derivanti da una valuta forte
nei mercati, sebbene sopravvalutata.
L'entrata nell'euro, se pur in maniera
turbolenta sul fronte dei prezzi, ha
disinflazionato l'economia italiana,
ha garantito stabilità di lungo
periodo alle nostre imprese e ha portato
notevoli benefici alla finanza pubblica
con i suoi bassi tassi di interesse
sul nostro pesante debito pubblico.
L'Economist
ha criticato le nomine fatte dal governo
Berlusconi all'Eni e all'Enel. Lei ritiene
che tali critiche abbiano fondamento
e che le scelte fatte non fossero funzionali
ai compiti economici dei due enti?
L'Economist
è un settimanale con il vezzo
immancabilmente critico al quale bisognerebbe
rispondere con i fatti e non con le
parole. Quindi rilanciamo la privatizzazione
di questi due enti e poi che sia il
consiglio di amministrazione a decidere
chi nominare e chi no. Comunque non
l'Economist.
Risulta
chiaro che ci troviamo di fronte ad
una crisi strutturale dell'economia
italiana: può la politica del
governo dare contributi specifici alla
soluzione di questa crisi indotta dalle
regole del commercio internazionale
e da quelle della Comunità europea?
In
questa fase di trasformazione delle
nostre economie, settate ancora troppo
spesso a livello nazionale o poco più,
l'unica strada percorribile è
quella del libero mercato. Pertanto,
bisogna proseguire, con rinnovato vigore,
nel sentiero già tracciato delle
privatizzazioni e liberalizzazioni,
soprattutto per quanto riguarda i servizi
delle municipalizzate, vale a dire la
fornitura di energia elettrica o i trasporti,
contribuire, in sostanza, alla messa
in opera della trasformazione del Paese.
La competitività delle nostre
aziende leader, le quali possono vantare
marchi con riconosciuta capacità
di penetrazione nei mercati di tutto
il mondo, sarà sufficiente, poi,
a fare da traino allo sviluppo delle
più numerose piccole e medie
imprese nei rispettivi distretti. Più
mercato con più concorrenza,
quindi, ma con la necessaria e dovuta
tutela garantita sia da parte delle
organizzazioni internazionali come l'OMC
e l'Unione Europea, ma anche da parte
delle nostre istituzioni non solo a
difesa della contraffazione dei marchi,
ma semplificando gli eccessi di regolazione.
Tutti
chiedono al governo, dalla Corte dei
Conti all'OCSE, una nuova manovra fiscale
in vista del DPEF 2006. Il ministro
dell'Economia la esclude. Chi ha ragione?
Non
c'è bisogno di nessuna manovra
correttiva. Il vero problema è
la mancata crescita economica che accomuna
tutti i Paesi europei. Il vero malato
non è l'Italia: è l'Europa.
Un'Europa incapace di competere con
il mercato globale, priva degli strumenti
necessari per dare un deciso impulso
alle politiche industriali e commerciali,
incapace di dotarsi di un libero mercato
dei servizi, che stenta nei processi
- l'ambiziosa agenda di Lisbona è
un esempio; priva, insomma, di una strategia
di rilancio economico. Eppure una strategia
era stata individuata proprio durante
il semestre di Presidenza italiano con
l'innovativa politica degli -action
plan» europei."
Dr.
Ermanno Filosa
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Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica
Dominicana"
ed attualmente riveste la carica di
Presidente
emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE
DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)
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