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Ermanno Filosa

 
 
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Domenico Pisano: L’Italia che ho trovato

PESCANTINA (Verona), 12.03.07 – Domenico Pisano, già portavoce da Los Angeles di “Azzurri nel Mondo” USA, ci invia un articolo “con alcune impressioni ricavate rientrando in Italia dopo quasi quarant' anni di estero” .

So che in questo delicato momento politico, vi sarebbero argomenti più pressanti, dettati dagli eventi che si stanno succedendo abbastanza frequenti, da quando il governo di centro sinistra in carica vive in crisi ed in fibrillazione prima e dopo la stessa.

Ma, egualmente, vorrei soffermarmi su questo nostro magnifico Paese, che, lasciato trentacinque anni fa, mi vede ora rientrato da pochissimi mesi: sono attonito, sconcertato e spesso depresso a constatare come l’ Italia sia cosi mal ridotta, sopratutto dal punto di vista politico, amministrativo e burocratico.

Sembra che l’ era del computer e della comunicazione facile, l’ internazionalizzazione e la facilità degli scambi internazionali che hanno ristretto questo nostro mondo in un unica grossissima comunità integrata ed intercomunicante al minuto secondo (con l’ eccezione, purtroppo di quel sud formato da lontani, sconosciuti o tristemente famosi Paesi dove fame e morte si confondono quotidianamente), sembra, dicevo, che quest’ era di progresso tecnologico convulso e dinamicissimo, abbia toccato l’ Italia solo per l’ esistenza fisica delle macchine e dei sistemi ormai presenti dappertutto, dei telefonini, di internet, delle comunicazioni veloci, ma che invece il Paese sia rimasto nella cultura, nell’ attitudine della gente, o di parte di essa, a cominciare da quella interprete dell’ apparato pubblico, ad una concezione poco più che medioevale.

Si, sto certamente esagerando, ma, avendo il termine di paragone sia del Paese più progredito e democratico al mondo (gli Stati Uniti) e quello anche di un altro fra i più poveri, antidemocratici e retrogradi che esistano sulla faccia della terra (il Nicaragua), la nostra realtà appare quanto meno stridente, e non al passo con i tempi.

Queste mie righe non hanno certo la presunzione di sviscerare i mali della società italiana, od i difetti del nostro sistema politico, o, peggio, il travaglio della continua trasformazione di un Paese che, dopo la seconda guerra mondiale, si e’ scoperto una vocazione industriale che certamente prima non aveva, e che i tempi moderni, oltre alla nostra povertà naturale, ci hanno imposto per stare al passo con i tempi e non essere relegati ad un ruolo sempre subalterno e dipendente dalle fortune altrui.

Vorrei però essenzialmente soffermarmi sulle enormi difficoltà che la nostra società civile continua ad incontrare per stare al passo con i tempi che corrono cosi veloci ed inesorabili: ad iniziare dai governi che ci guidano ed al sistema che regola la nostra vita quotidiana.

Sembrava che recenti trasformazioni ci avessero finalmente regalato, attraverso il consolidamento in due gruppi alternativi, una scelta di guida del Paese che non fosse continuamente soggetta, come nel passato (dal 1947 ai nostri giorni), alle continue evoluzioni e trasformazioni dettate da questo o quel partitino o da questo o quell’ esponente che, pervaso da isterismi od elucubrazioni di pensiero più o meno contorte e dettate da una qualche ambizione e mania di protagonismo, gettano sistematicamente la guida del Paese in perenni cambi di direzione, isolandoci dal resto del mondo e creandoci intorno quell’ atmosfera di inaffidabilità che i Paesi civili di questo mondo nutrono nei nostri confronti.

Invece no, ancora oggi abbiamo i Casini, i Follini, i Mastella, i movimenti extra-parlamentari ed altri ancora, che, eletti sulla base di loro programmi e fedeltà ad una predeterminata alleanza, ad un certo punto, si auto escludono, si ergono a giudici di moralità politica, si vogliono distinguere per una sorta di autoconsiderazione ed autoincensazione, che non ha altra causa, al di la di qualche interesse particolare, una dose industriale di gelosia nei confronti di qualcun altro che è già stato lanciato sulla scena politica dal voto degli elettori e che riscuote quella popolarità che loro non hanno, vivendo, forse, nella nostalgia di un passato che è certamente irripetibile e che, in ogni caso, si avvaleva di uomini di ben altra statura.

Ho assistito in questi primi mesi e continuo ad assistere, per esempio, a dibattiti politici in Parlamento ed a rubriche televisive di apparente grande prestigio (per la qualità dei partecipanti), dove i temi di discussione sono estremamente interessanti, ma i dibattiti, al di là di una certa inurbanità di sistema dove l’ uno parla sempre sopra l’ altro, interrompendosi sempre a vicenda, sono spesso inconcludenti, pervasi da personalismi e da spirito polemico assolutamente controproducente.

Voglio dire, in sostanza, che la nostra maturità politica mi sembra assai precaria, soprattutto (purtroppo) per un diffuso senso di maleducazione civile che fraintende continuamente la democrazia, interpretandola con grande confusione, pensando evidentemente che basti esprimere un fiume di parole, che sovente sono “bla, bla” oppure discorsi fin a se stessi che sembrano avere il solo scopo di porsi in evidenza rispetto agli altri interlocutori.

Effetti ancora più negativi sortiscono poi da quei dibattiti i cui conduttori sono in pratica solo degli agitatori che invitano i loro ospiti al solo scopo di fare scempio dialettico, impedendo in effetti discussioni veramente serie e democratiche, e questo al solo scopo di obbedire alla loro enorme presunzione ed alla loro partigianeria politica.

Certamente, non si può pensare che dei latini come noi diventino anglosassoni nel modo di comportarsi e di intendere la democrazia, ma, dopo sessanta anni di vita democratica, è cosi difficile pretendere che chi dibatte di problemi vitali per il Paese in Parlamento e fuori, sia un po’ più educato e rispettoso delle idee altrui, e si renda conto che chiarezza e rispetto nelle discussioni facilitano la comprensione di chi ascolta, che, oggi, stando cosi le cose, spesso non riesce a capire nulla o quasi?


Il dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo, è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica Dominicana"

ed attualmente riveste la carica di
Presidente emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)