Prove
di civiltà: la legge sulle mutilazioni
genitali femminili
Sono
passati meno di dieci anni - era il 1997 -
da quando il Ministro per la solidarietà
sociale del governo Prodi, Livia Turco,
spiegava che le mutilazioni genitali femminili
sono «un atto d' amore». Perciò
a chi chiedeva provvedimenti severi contro
questa terribile pratica, poiché già
allora si temeva per l' integrità fisica
e morale di almeno 5.000 piccole straniere
e si sapeva che numerosi interventi di mutilazione
venivano impunemente eseguiti nel nostro Paese,
il Ministro rispondeva di essere contraria
all' adozione di misure repressive, a meno
che l' esigenza fosse espressa dalle stesse
comunità di stranieri residenti in
Italia. Spiegava anche di non voler scatenare
forme di spionaggio tra immigrati e di preferire
azioni di mediazione culturale volte a convincere,
non a imporre.
Invece,
per fortuna, lo scorso 22 dicembre il Senato
italiano ha approvato in via definitiva il
Disegno di legge n. 414-D relativo alle disposizioni
concernenti la prevenzione e il divieto delle
pratiche di mutilazione genitale femminile
(clitoridectomia, escissione, infibulazione
e qualsiasi altra operazione che provochi
effetti dello stesso genere). La nuova normativa,
composta da nove articoli, detta «le
misure necessarie per prevenire, contrastare
e reprimere le pratiche di mutilazione genitale
femminile quali violazioni dei diritti fondamentali
all' integrità della persona e alla
salute delle donne e delle bambine»
in «attuazione degli articoli 2, 3 e
32 della Costituzione e di quanto sancito
dalla Dichiarazione e dal Programma di azione
adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella
quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite
sulle donne».
A
tal fine la legge predispone campagne di informazione
rivolte agli immigrati, a partire dal momento
della concessione del visto presso i consolati
italiani, dirette «a diffondere la conoscenza
dei diritti fondamentali della persona»
e «del divieto vigente in Italia delle
pratiche di mutilazione genitale femminile».
Inoltre la legge prevede iniziative di sensibilizzazione
per «sviluppare l' integrazione socio-culturale
nel rispetto dei diritti fondamentali della
persona», corsi di informazione per
donne mutilate in stato di gravidanza, programmi
di aggiornamento e formazione per insegnanti,
personale medico e altre figure professionali
e di monitoraggio presso le strutture sanitarie
e i servizi sociali. La legge prevede altresì
che entro tre mesi dalla sua entrata in vigore
sia istituito presso il Ministero dell' interno
un numero verde destinato a ricevere segnalazioni
di casi di mutilazioni e a fornire informazioni
su organizzazioni di volontariato e strutture
sanitarie alle quali rivolgersi per aiuto.
(
ricerca a cura di Ermanno Filosa)
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Il
dott. Ermanno Filosa, vive in Santo Domingo,
è il Presidente dell' Associazione
"Azzurri nel Mondo - FORZA ITALIA della Repubblica
Dominicana"
ed attualmente riveste la carica di
Presidente
emerito del COM.IT.ES., con funzioni di Vice-Presidente Tesoriere.
(COMITATO DEGLI ITALIANI ALL' ESTERO - CIRCOSCRIZIONE CONSOLARE
DI SANTO DOMINGO - HAITI - GIAMAICA)
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